Con Cl e la Moratti, il Pdl di Milano scopre le correnti

Con Cl e la Moratti, il Pdl di Milano scopre le correnti

La lunga resa dei conti che si è aperta nel Pdl, dopo la disfatta delle amministrative, parte da Milano. Non si tratta solo di mera cronaca locale. Qui c’è il fortino economico e di potere del premier Berlusconi, da qui si sono avvertiti i primi segnali che qualche crepa, nel partito, si era aperta. A dir la verità, le correnti interne hanno iniziato a ribollire ben prima della vittoria del centro-sinistra. Una guerra si era aperta questo inverno quando il premier aveva deciso di sostituire, nell’incarico di coordinatore lombardo del partito, Guido Podestà, presidente della Provincia. A lui è stato preferito Mario Mantovani, sottosegretario alle Infrastrutture dal 2008 e già sindaco di Arconate (piccolo comune in provincia di Milano). Di lui il Cavaliere si fida, e non è poco per uomo afflitto dalla “sindrome da bunker”: attaccato a livello locale e nazionale, sono pochi gli uomini cui affida la rinascita del partito (Alfano a Roma è uno della ristretta rosa, insieme al Ministro Gelmini).

Il fuoco incrociato tra Provincia e partito, (Podestà e Mantovani) è esploso a colpi di dichiarazioni sui giornali, ma – soprattutto – di nomine o i ritocchi alle nomine in Lombardia. Ieri se ne è avuto un chiaro segnale nell’accanimento per mettere le mani sul bottino spolpato delle cariche a Palazzo Marino. Giulio Gallera – capogruppo nella precedente giunta con la Moratti, fedelissimo di Mantovani e gradito anche a Formigoni – l’ha spuntata, per il momento: a lui è andata la poltrona di capogruppo “ad interim”, nel consiglio comunale. Carlo Masseroli, invece, ciellino e padre del piano di governo del territorio (nella nomina dei probabili capogruppo), si è accontentato della carica di portavoce. Ma gli equilibri sono assai precari e potrebbero mutare da un momento all’altro.

Ieri, ad esempio, sembrava averla avuta vinta Masseroli stesso. A suo sostegno c’erano sette firme di consiglieri pidiellini su 11. Contrari erano rimasti solo gli uomini del clan La Russa: Marco Osnato, Giulio Gallera, Riccardo de Corato e Armando Vagliati, primo dei non eletti, dopo la rinuncia del capolista Silvio Berlusconi. Poi, a ritirare una delle firme favorevoli, pare sia stato – in zona Cesarini – Luigi Pagliuca, eletto in consiglio e uomo molto vicino a Paolo Berlusconi. Su di lui una telefonata del fratello del premier avrebbe portato un po’ di calma in acque fin troppo turbinose. Per il momento, dunque, il primo round dentro la guerra che si è aperta nel pdl, dopo la sconfitta elettorale, lo ha vinto Mario Mantovani, portando avanti il suo uomo Gallera.

È quindi rimasto fuori Riccardo De Corato, semplice consigliere e nella rosa dei nomi appetibili per la poltrona di capogruppo ma già “licenziato” dal Cavaliere durante la campagna elettorale della Moratti. Come riferiscono alcuni uomini che hanno partecipato alle riunioni post-elettorali, nel quartier generale di viale Monza, subito dopo la sconfitta, il partito non è riuscito a maturare una vera analisi collettiva sulle motivazioni della disfatta. Si è solo proceduto a recitare un canovaccio già conosciuto, in casi simili a questi: scaricare le colpe sugli altri, individualmente. 

Nella partita, inoltre, un ruolo pesante lo gioca anche la Regione. Ieri, a presidiare il cortile di palazzo Marino, durante il primo consiglio, c’era un unico assessore regionale, Stefano Maullu, assessore al Turismo nell’ultimo mandato (18mila preferenze) e già assessore alla Protezione civile nello scorso. Ma le sue sorti, ora, sono appese a un filo. Caduta la protezione del suo padrino – il senatore Romano Comincioli, di cui si sono celebrati i funerali la scorsa settimana – pare che la sua testa sia stata chiesta per riequilibrare la bilancia dei riposizionamenti. Non particolarmente amato dal governatore Formigoni, e sostenuto invece da Podestà – la cui poltrona scricchiola sempre più – potrebbe essere ridimensionato a semplice consigliere regionale, secondo gli auspici di Mantovani. Sui giornali era intervenuto in maniera critica, durante un convegno sul pdl organizzato da Affari Italiani, poco prima del primo consiglio: «Il capogruppo del Pdl a Palazzo Marino? Abbiamo assistito a intrusioni dall’esterno. Chi non ha rappresentanza dentro Palazzo Marino, non deve metterci becco. Un uomo solo al comando va bene quando si vince tutto, non ora».

Ancora più incerta, infine, la sorte del sindaco uscente Letizia Moratti. Nonostante il partito non la ami, ha deciso di rimane in consiglio, come opposizione. Si è però costituita in un gruppo autonomo, con la fedelissima Mariolina Moioli, suo ex assessore alla Famiglia. Ieri è intervenuta in consiglio, rispondendo alle critiche di Pisapia sui bilanci in rosso del comune: eredità della sua amministrazione. Oggi è impegnata nella campagna acquisti per il suo gruppo: tenta di strappare qualche consigliere al Pdl e portarlo con sé. 

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