Dobbiamo salvare il Paese o la lobby delle armi?

Dobbiamo salvare il Paese o la lobby delle armi?

Ancora polemiche sul decreto di rifinanziamento delle missioni all’estero. Stavolta a far discutere non è la riduzione dei nostri contingenti ma un emendamento presentato in Senato dalla Lega Nord. Niente a che vedere con i nostri militari (almeno così denuncia l’opposizione). Piuttosto un tentativo di modificare la legge del 1975 sull’uso delle armi, delle munizioni e degli esplosivi in Italia. L’obiettivo? Rivedere la classificazione delle “armi da guerra” e abrogare il catalogo delle armi comuni da sparo. «Una follia – per il senatore del Pd Felice Casson – soprattutto adesso che abbiamo ancora negli occhi le immagini della tragedia di Oslo». Molto più semplicemente «un favore alla lobby padana delle fabbriche di armi», secondo il giudizio del capogruppo Udc a Palazzo Madama Gianpiero D’Alia.

Quando l’aula del Senato è chiamata a votare sull’emendamento leghista i toni del dibattito si alzano. L’opposizione prova a chiedere l’inammissibilità del documento. Alla fine il presidente Renato Schifani è costretto a sospendere la seduta. Alla riapertura dei lavori – sono da poco passate le 20.30 – i senatori padani accettano di trasformare l’emendamento in un ordine del giorno. «Tenevamo molto a questa norma – ammette il capogruppo del Carroccio Federico Bricolo – perché semplifica la vita di tanti piccoli imprenditori. Ma non vogliamo fare forzature, la ripresenteremo in altri provvedimenti». 

Salta così, almeno per ora, la modifica alla legge 110 del 1975. In particolare, l’emendamento della Lega si proponeva di modificare il primo articolo della norma: quello che si occupa di classificare “armi da guerra, armi tipo guerra e munizioni da guerra”. Casson spiega che si tratta di «un accorgimento che avrebbe diminuito le fattispecie penali e abbassato i livelli di controllo sulla criminalità organizzata e il terrorismo». Non solo. Se approvata, la proposta della Lega avrebbe abrogato il catalogo nazionale delle armi comuni da sparo (quelle, cioè, di cui «è ammessa la produzione e l’importazione»). Con quali conseguenze? «Una liberalizzazione incontrollata del settore», denuncia ancora il Pd Casson.

Finito l’esame degli emendamenti, domani il Senato procederà al voto finale sul decreto di rifinanziamento delle missioni internazionali. Pochi dubbi sull’approvazione del documento. Si prospetta un voto bipartisan. Oggi la maggioranza ha accolto alcuni emendamenti del Pd, in particolare sono stati stanziati 16,5 milioni di euro per sostenere la cooperazione in Afghanistan. Otto milioni arriveranno subito. Gli altri saranno inseriti nella prossima legge Finanziaria.  

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