La delazione anonima (anche in rete) è nemica della democrazia

La delazione anonima (anche in rete) è nemica della democrazia

Sul web rischi la ghirba, se racconti che una denuncia anonima ti fa orrore. Qui dentro l’anonimo è sacro, potente, scorrazza senza limiti e confini, si permette licenze poetiche altrove impensabili, non ha contrappesi, decide senza appello sui sentimenti altrui coprendo peraltro le sue vergogne. Sul web l’Anonimo dunque è.

Nessuno stupore, quindi, nel constatare il successo planetario di uno scritto senza paternità apparso su Facebook, che mette in luce magagne, privilegi, favori dei nostri amati politici. L’autore, celandosi sotto il nickname Spider Truman, si dice ex dipendente della Camera dove avrebbe lavorato da precario per 15 anni per poi essere licenziato. Alcune delle cose raccontate hanno un senso compiuto, altre invece il sapore di autentiche bubbole. Insomma, un delatore benedetto dalla Rete, ma poi ripreso da tutti i mezzi di comunicazione anche più tradizionali. Per cui, ormai, un delatore benedetto dal Paese.

Certi commentatori hanno cercato di spiegare un’angolazione precisa del fenomeno, che poi sarebbe l’adesione immediata e forcaiola al progetto di annientamento della Casta. C’è tutto un mondo, là fuori, che non aspetta altro che essere destato da un torpore secolare, in cui la nostra politica ci ha sostanzialmente cristallizzato. E’ del tutto logico che ogni forma di “riscatto” dal basso, anche la più disordinata e populista, anche la più viscerale e di conseguenza anche la più anonima, possa far esplodere quella rabbia incredibile che covava da troppo tempo sotto la cenere.

C’è sicuramente del buono nelle intenzioni genuine di così tante persone, per carità, resta da capire quale grado di autonomia intellettuale siano in grado di esprimere nel momento in cui è sin troppo facile sparare sul bisonte ferito. In una parola: noi italiani siamo ancora in grado di distinguere la pericolosa deriva a cui può portare una denuncia anonima, o ci facciamo semplicemente sospingere – senza la minima capacità critica – nel baratro del qualunquismo? Dove pensiamo di approdare, per noi e per la nostra politica, se il primo tipo che la spara grossa sul web contro i politici, si trasforma immediatamente in un Guru peraltro senza nome e cognome?

Il delatore, sotto qualunque cielo, manca di un tratto fondamentale: la purezza dell’azione. E’ una figura che anche in anni lontani ha assunto la forma compiuta del plotone di esecuzione, raramente è mosso da nobili intenti, più spesso da interesse privato. Delegare la democrazia a forme surrettizie di delazione è un pericolo che le persone più avvedute sicuramente avvertono. Che si facciano missionarie e allertino i più ingenui.

Agli italiani manca decisamente la misura, che poi identifica lo stile di un popolo. Da molto tempo, per delegittimare il fenomeno, larghi strati della società accusano Beppe Grillo di una pericolosissima deriva qualunquista, dicono che quel comico travestito da capo-popolo non costruisce nulla, ma che anzi ha come unico obiettivo di abbattere tutto ciò che non gli piace. Senza distinzioni, senza sfumature. E per questo molti, moltissimi lo seguono. In fondo, racconta nè più né meno ciò che ha scritto Spider Truman. Di Grillo dicono che sia un Torquemada senza arte né parte, al quale si attribuiscono anche malizie d’ogni tipo, dall’interesse privato, ai miliardi chissà dove.

Sarà anche tutto vero
, ma Beppe Grillo – perdiana – è un uomo che ci mette la sua bella faccia, con il suo nome e cognome, padrone delle sue azioni, delle sue parole, i cui rappresentanti nelle liste possono essere votati, e anche loro anagraficamente riconoscibili. In questo modo, il gioco del consenso o del dissenso è aperto e trasparente, si può scegliere con chi stare e dove stare.

Gli arruffa-popolo che invece agiscono nell’ombra intervengono in quella zona oscura del nostro animo, probabilmente la meno votata ai virtuosismi etici, in cui titillare l’oscena voglia di buco della serratura a cui non sappiamo resistere. Importa poco che le cose raccontate siano vere o solo verosimili, siamo così fragili e disposti a una battaglia purchessia, che immediatamente offriamo la nostra adesione, urlando, maledicendo, mandando a morte i maledetti politici.

Dove ci porterà questa fragilità, di quali sentimenti sarà foriera, in che modo si confronterà con quella parola grave e profonda che è democrazia?
 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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