Cile, la protesta degli indignados si tinge di sangue

Cile, la protesta degli indignados si tinge di sangue

Un giovane viene arrestato giovedì durante lo sciopero generale a Santiago (Afp)

In Cile sono stati due giorni di sciopero generale, migliaia di persone in piazza, di scontri e c’è stato anche un morto, un ragazzo di 16 anni. È un inverno caldo, quello cileno. Dopo un anno e mezzo di governo di centro destra guidato da Sebastián Piñera, il Cile si ritrova in una situazione dove studenti e operai chiedono più stato sociale, più istruzione pubblica e una nuova Costituzione. Un’ondata di proteste di un’intensità diversa rispetto al passato, più tranquillo, governato dal centro sinistra.

E giovedì c’è stata la seconda parte dello sciopero generale iniziato mercoledì, che secondo l’Associated Press ha fatto registrare oltre 450 arresti e oltre 40 feriti fra forze dell’ordine e manifestanti, durante il quale si sono verificati anche saccheggi, incendi e un tentativo di assalto ad una caserma della polizia. Lo sciopero è stato indetto dalla principale organizzazione sindacale del paese, che conta circa 780 mila iscritti, in un Paese di circa 16 milioni di persone, quindi circa il 5% dei cittadini. Camila Vallejo, la presidente della Federazione degli studenti universitari e uno dei volti più noti della lotta dei giovani contro il governo, aveva dato appuntamento via Twitter, per giovedì alle dieci per quattro cortei diversi, a Santiago. Questo al termine della giornata di mercoledi, quando il primo giorno di sciopero generale si era chiuso con organizzazioni sindacali e associazioni che lo avevano valutato come un successo. Viceversa il governo Piñera aveva risposto che a scendere in piazza era stata una minoranza, sminuendo l’importanza della protesta.

Quello che è innegabile è il fatto che in Cile è iniziata la stagione dello scontento. I primi a scendere in piazza sono stati gli studenti, la cui protesta è iniziata mesi fa, con l’occupazione di istituti e manifestazioni imponenti in piazza, mossa dalla domanda di un’istruzione più equa. Come abbiamo scritto, a dare il via alle proteste è stata la natura stessa del sistema universitario cileno, quasi esclusivamente privato e dal costo molto alto. Una laurea può arrivare a costare fra i trenta e i quarantamila euro, pagati con dei prestiti su cui gli interessi sono in larga parte del 7 per cento. Tutto questo in un economia che ha fatto segnare una crescita del Pil di oltre il 5% nel 2010, anno in cui il Cile è entrato a far parte dell’Ocse, primo paese sudamericano, e nonostante il terribile terremoto di magnitudo 8,8 della scala Richter che ha colpito a un centinaio di chilometri da Conception.

Delle proteste esplose con Piñera, il sociologo cileno Eugenio Tironi, intervistato dall’Economist ha detto: «La Concertación (la coalizione di centrosinistra che ha preceduto Piñera) teneva tutte queste energie incanalate, ma questo governo, senza volerlo, ha permesso che venissero fuori». Un’altra differenza, continua Tironi, è che il governo attuale è molto meno capace di relazionarsi con una larga parte della popolazione, che li percepisce come lontani.

Sempre secondo l’Economist, il trasporto pubblico, l’importante industria mineraria e le banche erano più o meno normalmente in funzione durante la giornata di ieri. Un possibile segno che la protesta potrebbe aver perso spinta, anche perché il governo cileno ha fatto delle proposte per venire incontro alle domande di cambiamento. Mercoledì erano stati usati idranti e gas lacrimogeni nelle vicinanze dell’università, che si trova nei pressi del palazzo della Moneda, la sede del governo. Nella giornata di giovedì invece i cortei nella capitale Santiago sono stati quattro, e hanno portato in piazza decine di migliaia di persone. Manifestazioni simili si sono verificate anche nelle altre città del paese, come Iquique, Arica, Coquimbo, Los Angeles, Concepción, Valparaíso, e Puerto Montt.

Ad ogni modo, Felipe Larrain, ministro dell’Economia ha detto che non saranno necessari fondi aggiuntivi per finanziare la riforma del sistema scolastico. Non solo, ha aggiunto che «l’obiettivo di crescita del paese è del 5% per il 2011 e oltre questa soglia per il 2012». I primi sei mesi dell’anno sono stati, per il Cile, un semestre di forte crescita dal punto di vista economico: il Pil ha fatto segnare un +8,4% rispetto all’anno precedente. Una spinta economica molto forte, specialmente in un momento di rallentamento dell’economia mondiale, accompagnata da grandi proteste.

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Le foto dello sciopero generale

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