La fronda vuole creare il Tea Party del Pdl: «No a nuove tasse»

La fronda vuole creare il Tea Party del Pdl: «No a nuove tasse»

«Tremonti? Deludente a dir poco. Se pensano che voteremo il decreto solo perché lo ha proposto il governo Berlusconi non hanno capito niente». Il deputato Pdl Giorgio Stracquadanio è chiaramente infastidito dalla relazione che questa mattina il ministro dell’Economia ha tenuto in Parlamento. Le misure anti crisi allo studio dell’Esecutivo? «A me – continua il parlamentare berlusconiano – mi sembra che si sia parlato solo di nuove tasse per raggiungere il pareggio di bilancio». Roba da governo di centrosinistra.

Alla fine a firmare un comunicato contro Tremonti sono quattro parlamentari del Pdl. Oltre a Stracquadanio ci sono il senatore Lucio Malan, il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto e la deputata Isabella Bertolini. Tutti ex Forza Italia. Pochi minuti dopo la pubblicazione della lettera aperta i giornali online già parlano di una “fronda interna al Pdl”. Un fronte che rischia di crescere: i protagonisti raccontano di aver ricevuto numerosi attestati di stima da amici e colleghi. Nella maggioranza tanti condividono le critiche al ministro, ma non sono ancora pronti a metterci la faccia. «È vero – conferma Malan – si sono complimentati in molti. I nomi non li posso fare, ma garantisco che la nostra posizione ha una discreta condivisione all’interno del partito».

Sia chiaro. I quattro non voltano le spalle al Cavaliere. Non ancora, almeno. «Il decreto dobbiamo ancora vederlo, prima di decidere come votare lo leggeremo attentamente». Guai a parlare di infedeltà al Pdl. «Noi siamo quelli che vogliono tenere la barra del partito ferma su alcuni principi. Non possiamo perdere tempo a trovare un nome che renda digeribile una nuova tassa. Noi le nuove tasse non dobbiamo proprio introdurle». «In un certo senso – spiega Stracquadanio – vogliamo essere il Tea Party del Popolo della libertà». Un paragone che sottoscrive anche Malan: «Molto calzante».

A sentire loro la crisi economica potrebbe essere la grande occasione per riformare il Paese. Una situazione che il Governo dovrebbe sfruttare, senza troppi tentennamenti. «La strategia di Tremonti è quella di evitare ogni provvedimento che possa creare malcontento nei sindacati. Ma noi siamo una maggioranza di centrodestra. Non possiamo mica farci dettare l’agenda da Susanna Camusso (leader della Cgil, ndr). Per queste cose bastava tenerci Romano Prodi». Per Malan il rischio è quello di «approntare misure che non sono nel nostro programma. E che, soprattutto, non possono essere efficaci per superare l’emergenza».

«La crisi può essere l’occasione per approvare la riforma della spesa previdenziale, della spesa sanitaria, del costo esorbitante della pubblica amministrazione – scrivono i quattro parlamentari – Oppure può essere il vicolo cieco in cui classi dirigenti irresponsabili condannano i loro Paesi al declino e all’impoverimento diffuso».

Il discorso di Tremonti? Troppo fumoso, inconcludente. Secondo quanto raccontano dalla “fronda interna”, il titolare di via XX settembre avrebbe dovuto annunciare subito alcuni interventi. «Ad esempio poteva dire che avrebbe innalzato l’età pensionabile. Ma non fra un anno, immediatamente», spiega Stracquadanio. «E poi c’è il tema della liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Il ministro non può tenersi sul vago. Deve dire subito cosa intende fare». E il capitolo del lavoro? «Il governo di centrodestra dovrebbe immediatamente equiparare i contratti di lavoro pubblici e privati. Oggi i dipendenti pubblici godono di numerosi vantaggi: sono più pagati, hanno meno rischi e un orario di lavoro ridotto. Non vogliamo licenziarli? Almeno cerchiamo di ottenere da loro di più».

Restando in tema di politiche da centrodestra c’è il filone delle privatizzazioni delle grandi aziende pubbliche. «Un argomento fondamentale – spiega Stracquadanio – e Tremonti oggi non ne ha nemmeno accennato. Tra pochi giorni il Consiglio dei ministri discuterà il decreto anti crisi. Quello delle privatizzazioni dei grandi gruppi è un tema che assolutamente non si può non avere in agenda». E sull’ipotesi di aumentare l’aliquota sulle rendite finanziarie? I malpancisti del Pdl hanno le idee chiare: «Non mi pare proprio una genialata, specie in un periodo in cui le borse crollano».