Le parti sociali deluse da Berlusconi: «Non ha detto nulla, incontro inutile»

Le parti sociali deluse da Berlusconi: «Non ha detto nulla, incontro inutile»

Ancora una settimana. Giovedì prossimo – in concomitanza con il sessantaquattresimo compleanno del ministro dell’Economia Giulio Tremonti – il Consiglio dei ministri approverà il decreto con le misure anti-crisi richieste dalla Banca centrale europea. Ad anticipare le mosse dell’Esecutivo è il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che nel pomeriggio ha incontrato a Palazzo Chigi i rappresentanti delle parti sociali. Resta il mistero sulla natura dell’intervento che il Governo si appresta ad approvare. Patrimoniale, pensioni, liberalizzazioni. Durante il vertice Berlusconi non scende nei dettagli. Tanto che alla fine del faccia a faccia la leader della Cgil Susanna Camusso commenta delusa: «Un incontro non all’altezza dei problemi che abbiamo e della trasparenza che sarebbe necessaria. Ci aspettavamo che il Governo ci dicesse cosa intende fare».

All’incontro si presentano il sottosegretario Gianni Letta e il titolare di via XX settembre Giulio Tremonti. E poi i ministri Maurizio Sacconi, Paolo Romani, Roberto Calderoli, Saverio Romano, Mariastella Gelmini, Altero Matteoli e Raffaele Fitto. Al tavolo siede anche l’ultima nominata, la titolare delle Politiche europee Annamaria Bernini. Alla fine c’è anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Fino a ieri sera il premier non aveva ancora deciso se partecipare. Ma subito dopo pranzo ha lasciato la Sardegna con un volo di Stato. Un pomeriggio fitto di impegni. Dopo il vertice sull’emergenza economica, in serata è in programma un vertice con il ministro delle Riforme Umberto Bossi (che secondo fonti vicine alla Lega confermerà al Cavaliere la sua contrarietà a qualsiasi intervento sulle pensioni).

Quando alle 17 prende il via l’incontro a Palazzo Chigi, piazza Colonna è deserta. A poche centinaia di metri alcuni rappresentanti dell’Unione sindacale di base protestano contro il vertice. «Non ci facciamo rappresentare dai banchieri e dai padroni» si legge in un volantino. E ancora: «Tante parti in commedia e un solo copione per farci pagare le crisi». Per evitare problemi le forze dell’ordine hanno blindato la piazza. Ai turisti e ai pochi romani che ancora non sono andati in ferie viene vietato l’accesso nell’area davanti alla sede del Governo.

In apertura dei lavori il premier ostenta disponibilità. «Le ultime novità ci impongono di riflettere insieme» dice ai rappresentanti delle parti sociali prendendo la parola. Il discorso è serio, formale. «Posso garantire – racconta uno dei presenti – che oggi il Cavaliere non ci ha regalato nessuno show. Né battute, né barzellette. La crisi in Borsa lo ha molto preoccupato». «Confermo gli impegni assunti la scorsa settimana – continua il premier – faremo tutto presto e bene». Silvio Berlusconi annuncia al tavolo che il governo anticiperà al 2013 il pareggio di bilancio. Il decreto con le misure anti crisi sarà approvato in tempi brevi. Il Consiglio dei ministri si riunirà il 18 agosto, «forse anche prima». Di fatto, come spiega anche il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, «è necessario ristrutturare la manovra». Queste le modifiche presentate dal ministro: il rapporto deficit/Pil deve raggiungere il 3,8% per il 2011. L’1,5-1,7% per il 2012. Per arrivare al pareggio nel 2013. Confermato, poi, l’inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio. Tema su cui il titolare di via XX settembre riferirà domani alle commissioni Affari costituzionali e Bilancio di Camera e Senato.

«Non posso nascondere che da parte nostra c’è grande sconcerto – rivela al telefono uno dei rappresentanti delle parti sociali appena finito l’incontro – il Governo non ci ha anticipato nulla. Nessun particolare: ci hanno detto che stanno ancora lavorando alle proposte». Della lettera inviata al premier dalla Banca centrale europea nemmeno l’ombra. «Assolutamente no – continua il racconto – Per carità, anche durante il vertice quella lettera l’hanno citata tutti. Ma per ora nessuno ne conosce i contenuti, se non per sentito dire». E così alla fine del tavolo le parti sociali si confrontano, deluse. E si mettono d’accordo: «Nei prossimi giorni ci autoconvocheremo per conto nostro. Un nuovo incontro per discutere della crisi economica, ma senza il Governo».

Nel pomeriggio i titoli bancari crollano a Piazza Affari. Ad affrontare l’argomento è il sottosegretario Gianni Letta. Il braccio destro del Cavaliere presenta le ultime notizie che arrivano dalla Borsa. Poi incalza: «Negli ultimi cinque giorni tutto è precipitato. Servono scelte rapide e coerenti». Sempre Letta annuncia che nelle prossime settimane il Governo organizzerà alcuni tavoli di confronto tematici. Quello sul mercato del lavoro vedrà l’Esecutivo rappresentato dai ministri Sacconi e Brunetta. Matteoli e Romani presiederanno il vertice sulle infrastrutture. Previsto anche un terzo tavolo su liberalizzazioni e privatizzazioni.

Dopo l’intervento dei rappresentanti del governo prendono la parola i sindacati. Tra le necessità più urgenti, spiega il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, ci sono la riforma fiscale e le liberalizzazioni. Il segretario della Cgil Susanna Camusso propone una tassazione significativa sui grandi patrimoni e una più incisiva lotta all’evasione fiscale. Luigi Angeletti (Uil) insiste sulla riduzione dei costi della politica. Fuori discussione, per i leader sindacali, ogni ipotesi di intervento sulle pensioni. «Non si possono continuare a chiedere sacrifici sempre alle stesse persone», spiega il segretario generale dell’Ugl Giovanni Centrella.

Il leader di Confindustria Emma Marcegaglia esclude qualsiasi ipotesi di patrimoniale. Per la portavoce degli industriali il Governo deve lavorare su crescita, liberalizzazioni e privatizzazioni. «Oltre alle misure – spiega – vogliamo vedere anche tagli alla spesa pubblica e un rafforzamento della lotta contro l’evasione fiscale».