Sette motivi per cui Berlusconi potrebbe ringraziare la crisi

Sette motivi per cui Berlusconi potrebbe ringraziare la crisi

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non lo ammetterà mai pubblicamente. Chissà, forse non se n’è nemmeno accorto. Eppure la crisi economica che ha travolto l’economia italiana sembra che stia rafforzando, giorno dopo giorno, il suo governo. Un paradosso? Forse. Eppure gli elementi per far sorridere il presidente del Consiglio non mancano. 

Anzitutto il Cavaliere non deve più preoccuparsi dei suoi avversari. Dalla scorsa settimana il fronte delle opposizioni si è rotto. Uno strappo che non sarà facile ricucire. Da una parte il Partito democratico che continua a chiedere le dimissioni del premier. Dall’altra l’Udc di Pier Ferdinando Casini. L’ex presidente della Camera l’ha ribadito più volte: per uscire dalla crisi lui è disposto a dialogare con il Governo. E se alcune delle sue proposte venissero accolte, anche ad appoggiare le scelte dell’Esecutivo. Archiviata «la litania delle dimissioni di Berlusconi», Casini ha persino bocciato ogni possibile ipotesi di Governo tecnico. Unica, vera, preoccupazione del Cavaliere.

E poi c’è Futuro e Libertà. Gli uomini di Gianfranco Fini sono stati per mesi i più accaniti avversari di Berlusconi, pur uscendo fortemente ridimensionati dallo scontro diretto. Improvvisamente hanno cambiato idea anche loro. Due giorni fa il vicepresidente Italo Bocchino ha rilasciato al Corriere della Sera una sorprendente intervista. «Considerato che la nazione vive ore drammatiche – ha spiegato – non ci sembra il caso di litigare con il Cavaliere». E se non è una novità questa.

Intanto, almeno ufficialmente, subiscono un rallentamento le ipotesi di una sostituzione a Palazzo Chigi. Il progetto di un Esecutivo tecnico non ha più la forza di qualche giorno fa. Prima di tutto perché aumentano le personalità politiche – non ultimo l’ex premier Romano Prodi – convinte della necessità di «non cambiare pilota durante la tempesta». E poi anche perché proprio ieri sera Mario Monti, principale candidato alla guida di un eventuale governo, è stato costretto a venire allo scoperto. Ha ringraziato, ma non è disponibile. «Spero proprio che non ci sia bisogno di una chiamata», ha ammesso. Certo, non ci sfugge che sono dichiarazioni che vanno rilasciate per amor di forma. Però sono lì. 

Nelle stesse ore in cui viene meno il principale avversario politico, Berlusconi incassa un importante riconoscimento internazionale. Ieri sera il presidente degli Stati Uniti Barack Obama (che vive un periodo persino più difficile) lo ha chiamato in Sardegna. Una telefonata in cui il leader americano – mettendo da parte la storica freddezza nei confronti del premier – si sarebbe congratulato per l’operato del governo italiano. Un sostegno inatteso. Reso ancora più evidente da un comunicato della Casa Bianca (che esprime apprezzamento per le misure decise «per affrontare le sfide economiche immediate e migliorare la competitività»).

Ci sono, poi, altri due elementi dalla parte del Cavaliere. Il primo glielo suggerisce oggi il redivivo portavoce del Pdl Daniele Capezzone. «Dalla grave crisi mondiale – spiega – l’Italia può trarre un’occasione più unica che rara di mettere mano a profonde riforme». Insomma, Berlusconi potrebbe attuare una serie di misure realmente liberali al riparo dai veti di parti sociali e opposizioni. Risultati da poter sbandierare appena passata la tempesta. Magari in campagna elettorale.

Il commissariamento della Bce offre al Cavaliere un altro assist. Il presidente del Consiglio era preoccupatissimo della reazione dei suoi elettori di fronte alla manovra lacrime e sangue approvata lo scorso luglio. Adesso Jean Claude Trichet lo ha tolto dall’imbarazzo. Non solo le misure saranno anticipate di un anno. Ma gli italiani non potranno più accusare il Governo di esserne responsabile. A chiedere un’accelerazione alla manovra – con una lettera piuttosto esplicita – è stata proprio la Banca centrale europea.

Ma c’è un’ultima grande opportunità che la crisi di queste settimane offre al Cavaliere. Forse la principale. Se l’Italia uscirà, più o meno indenne, dalla tempesta, il Governo potrà godere di illimitati crediti. Berlusconi potrebbe presentarsi come l’eroe che ha tenuto il Paese al riparo dagli speculatori. In uno scenario del genere non sorprenderebbe che il presidente del Consiglio decidesse di ricandidarsi alle elezioni del 2013. Prendendo in contropiede avversari e alleati.