Il big bang di Renzi manda in crisi il Pd

Il big bang di Renzi manda in crisi il Pd

FIRENZE – Il segretario Pier Luigi Bersani non si presenta e critica l’evento.Una parte della segreteria nazionale Pd attacca apertamente l’iniziativa. I futuri alleati di coalizione scaricano il protagonista dell’appuntamento, bollandolo come uno «di destra». Forse il Big Bang organizzato da Matteo Renzi non ha ancora rottamato la vecchia politica – per riuscirci il sindaco di Firenze deve almeno sciogliere le riserve sulla sua candidatura alle primarie – ma certo una bella scossa al Partito democratico l’ha data.

Nessuna spaccatura, per carità. Davanti ai microfoni Matteo Renzi si affretta a dire il contrario. Il ruolo dello scissionista non gli si addice. Sì alle primarie, ma il sindaco rottamatore ci tiene a precisare che non sarà lui a contendere la leadership a Bersani, Vendola e Di Pietro. Piuttosto «si candideranno le idee, non io». Poi specifica: «Per ora». L’unità del partito non è in discussione. Al Big Bang nascerà una nuova corrente? «Nemmeno uno spiffero» rispondeva Renzi qualche giorno fa. Sarà. Eppure nel partito qualcuno alza la voce. E se il sindaco continua a dire che l’obiettivo dell’iniziativa è solo quello di portare nuove idee, senza nessun elemento di polemica, i colonnelli di Bersani iniziano a preoccuparsi.

Dire che il Partito democratico non guarda con benevolenza l’incontro di Firenze è poco. Nelle stesse ore in cui Renzi dà il via al suo Big Bang, il segretario ha organizzato a Napoli il Forum con i giovani del Sud. «Un modo come un altro per provare a oscurarci» osserva qualcuno alla Leopolda. Dalla Campania il segretario rilascia dichiarazioni al veleno: «Questa distinzione tra giovani e adulti è una stupidaggine di proporzioni cosmiche. Bisogna mettersi a disposizione, non si può pensare che un giovane per andare avanti deve scalciare, insultare, creare dissonanza».

Durante la giornata le critiche all’iniziativa fiorentina si susseguono con una frequenza preoccupante. Alla vigilia dell’appuntamento il responsabile economia del Pd Stefano Fassina aveva bocciato Renzi: «Uno che vende come nuove ricette fallite». Mentre l’incontro alla Leopolda prosegue, arrivano gli attacchi di altri esponenti della segreteria del partito. Dal responsabile organizzazione Nico Stumpo («Inaccettabile che Renzi dica che il Pd non ha un programma di governo») a quello degli Enti locali Davide Zoggia («Entri almeno nel sito del Pd per leggere il programma»). Il vice presidente della Vigilanza Rai Giorgio Merlo è più diretto. «Alla Leopolda stanno cercando di indebolire politicamente Bersani per liquidare il Pd». Renzi fa discutere, divide, ma riesce anche a unire. Gli altri, beninteso. Nel pomeriggio il leader di Sel Nichi Vendola lo scarica senza appelli. Rinsaldando l’asse con i vertici democrat: «Renzi sei il vecchio» confida a Radio 24. Prima di definire il rottamatore «una persona con una cultura politica essenzialmente di destra».

Il sindaco di Firenze non è una vittima. Nonostante le dichiarazioni di facciata lui non fa nulla per andare a genio ai vertici del partito. Passi la lunga polemica con Bersani – «non dovrebbe avere paura di chi ha tante idee» – colpisce un dato: gli unici dirigenti del Pd invitati alla kermesse della Leopolda sono Arturo Parisi e Sergio Chiamparino. Non proprio due sostenitori acritici della dirigenza del Nazareno. Il primo ha sostenuto – rischiando lo scontro con Bersani – la raccolta di firme per il referendum anti-Porcellum. Il secondo è stato atteso per anni come leader alternativo all’interno del partito. «Il sindaco li ha voluti qui perché li considera un punto di riferimento» spiega uno degli uomini che ha organizzato il Big Bang. Dallo staff di Parisi confermano: «Renzi ha insistito molto per avere qui il professore». Due figure centrali nel progetto renziano. Con un’esperienza tale da poter rappresentare una cerniera tra il movimento generazionale della Leopolda e il partito. «Con Chiamparino il sindaco si sente da anni» raccontano a Firenze. A favore della convergenza tra i due ci sarebbe un aspetto caratteriale. «Sono entrambi straordinariamente concreti. Ma mentre Renzi è anche molto ambizioso l’ex sindaco di Torino non deve soddisfare alcuna aspirazione personale». 

Non è un caso forse che sul palco di Firenze Chiamparino sia il più applaudito. L’ex sindaco di Torino riprende uno dei temi più vicini a Renzi, quello delle primarie. «Una scelta irrinunciabile per il Pd». Poi spiega «se nessun programma mi convincesse potrei anch’io decidere di aggiungermi». Parisi sprona Renzi. Lo invita a scendere in campo, a candidarsi alle primarie. «Non basta alzare la mano bisogna sentire le proposte e confrontarle con gli altri». Un intervento che serve da stimolo al sindaco rottamatore, assicurano gli uomini del promotore del referendum anti-Porcellum. «Se non eravamo interessati a questo progetto a Firenze non saremmo nemmeno venuti».

Una parte non irrilevante del partito guarda con simpatia al progetto del Big Bang. È il caso del capogruppo Dario Franceschini che interviene nel dibattito con un intervento virtuale. «Dalla Leopolda – scrive su twitter il capogruppo Pd alla Camera – arrivano energie e idee che arricchiscono il Pd. Si può non condividerle, ma come si fa ad averne paura anziché dire grazie?». Renzi legge ad alta voce. La platea applaude. E poi c’è la piccola pattuglia dei deputati democrat che sul primo cittadino di Firenze ci hanno messo direttamente la firma. Autori di una lettera aperta a favore del Big Bang Leopoldiano. Parlamentari convinti dall’entusiasmo di Renzi. E, mormora qualche maligno, certi di un suo successo carrieristico nei prossimi anni. Non sono nomi di seconda fascia. Tutt’altro. Ci sono gli “ecologisti” Ermete Realacci e Roberto Della Seta. il segretario d’Aula del Pd Roberto Giachetti, responsabile dei recenti incidenti parlamentari della maggioranza berlusconiana. E ancora Pietro Ichino e Luigi Bobba.