Barbera: «Il voto di fiducia non è una bestemmia democratica»

Barbera: «Il voto di fiducia non è una bestemmia democratica»

La Presse

«Mario Monti sta delegittimando il Parlamento, ma chi lo dice?». Il costituzionalista Augusto Barbera, già parlamentare di lungo corso con il Pci e il Pds, difende il governo tecnico. «Il voto di fiducia non è mica una bestemmia democratica. Anzi, sotto forma di voto bloccato in altri paesi è una procedura normale» ricorda il direttore della rivista “Quaderni costituzionali”. Eppure a Montecitorio c’è chi si lamenta per il ruolo marginale lasciato ai partiti. «Ma le leggi di iniziativa parlamentare – continua Barbera – sono sempre state poche. Dal 1948 ad oggi rappresentano il 10 per cento di tutta la produzione legislativa».

Professore, in tre mesi di governo già nove voti di fiducia. Per la Costituzione è tutto normale?
Quello dell’esecutivo è un atteggiamento forse inusuale. Ma sicuramente non scorretto. Non dimentichiamo che questo governo è nato sotto la spinta dell’emergenza e si poggia su una maggioranza anomala. Però ha la necessità di produrre tutti quei provvedimenti con cui ci siamo impegnati in Europa.

Nessun abuso, quindi.
Mi limito a sottolineare che in altri paesi – penso a Francia, Germania, Inghilterra – il ricorso a strumenti simili alla nostra fiducia parlamentare è del tutto normale. Semmai siamo noi che negli anni ci siamo abituati a un regime assemblearista.

Sarà d’accordo l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. In molti hanno accusato anche il suo governo di voler delegittimare il ruolo del Parlamento. Troppi voti di fiducia anche allora.
Io non l’ho mai accusato. E pensi che appartengo alla sinistra (Barbera è stato deputato Pci-Pds dalla VII all’XI legislatura, ndr). Ripeto: non ritengo il ricorso alla fiducia una bestemmia democratica.

Neppure se il governo ricorre alla fiducia tre volte per lo stesso decreto? È successo con il Milleproroghe approvato ieri a Montecitorio. Per qualcuno è una scorrettezza.
Le rivelo una cosa: io odio i miei colleghi costituzionalisti che spiegano cosa è corretto e cosa non lo è. Nello specifico stiamo parlando del Milleproroghe. Questo assurdo decreto che non dovrebbe neppure esistere. È un collettore di micro interessi. È chiaro che per salvare il provvedimento di fronte all’emergere di tutti gli emendamenti dei singoli parlamentari il governo è costretto a chiedere la fiducia.

Intanto Napolitano lamenta la presenza di troppi emendamenti fuori tema.
Il Capo dello Stato ha affrontato una prassi che in Parlamento esiste da tempo. Ogni decreto deve essere approvato in sessanta giorni. Trenta giorni per Camera. E spesso i partiti approfittano della scadenza per condizionare il governo e inserire i propri emendamenti. Non mi sembra il massimo della dialettica parlamentare.

Alla Camera qualcuno ha dato un’altra lettura dell’avvertimento di Napolitano. I prossimi decreti del governo saranno inemendabili.
Questo non è affatto vero. I provvedimenti possono essere emendati, ma non si possono aggiungere oggetti estranei. Peraltro questo controllo già spetta ai presidenti delle due Camere. Nella lettera del presidente della Repubblica non c’è alcun favore a questo esecutivo. Ricordo che lo stesso monito era arrivato più volte in passato, anche con il governo Berlusconi.

Di fiducia in fiducia, negli ultimi anni le leggi di iniziativa parlamentare sono sempre di meno. In questa legislatura sono meno di cinquanta.
Ma questa non è una novità. Dal 1948 ad oggi – con percentuali pressoché simili in ogni legislatura – il 90 per cento della produzione legislativa è stato di iniziativa governativa.

Poco spazio ai partiti, ma anche alle parti sociali. Dal governo ripetono spesso che sulle grandi riforme si va avanti anche senza accordo con i sindacati. Non si rischia una deriva autoritaria?
Provo a capovolgere la questione. La Costituzione italiana prevede che a decidere siano il Parlamento e il governo. Intendiamoci, da un punto di vista politico è importante il tentativo di coinvolgere le parti sociali, ma la Costituzione non prevede alcuna concertazione.

Insomma, il mondo della politica si deve rassegnare a questo governo tecnico.
Questa volta i partiti hanno dimostrato un grandissimo senso di responsabilità. Per sostenere il governo il Pd ha rinunciato a vincere le elezioni e il Popolo della libertà ha rinunciato a usare la maggioranza che aveva ancora al Senato. E grazie al cielo l’impegno di Pd, Pdl, del governo e del presidente della Repubblica sta portano l’Italia lontano dal baratro.