Berlusconi torna al Governo, ma solo per un libro

Berlusconi torna al Governo, ma solo per un libro

Dimenticate le facce tristi dei professori, per un giorno il Parlamento torna al suo antico splendore. Una parentesi breve – quarantacinque minuti al massimo – ma significativa. L’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi partecipa alla presentazione dell’autobiografia del Responsabile Antonio Razzi e a Montecitorio sembra di essere tornati indietro di sei mesi. Scherzi, battute, risate da cinepanettone. Archiviata l’austerità dell’esecutivo tecnico, il 14 dicembre 2010 torna clamorosamente di attualità. Il Cavaliere ricorda il sacrificio dei deputati che un anno fa lasciarono i propri partiti per evitare la caduta del governo. Sottolinea la volontà tradita degli elettori, la necessità di un esecutivo consacrato dalle urne. Insomma, un repertorio che i più pensavano appartenere definitivamente al passato.

L’incontro si svolge nella sala del Mappamondo di Montecitorio. Sala strapiena. Segno che il Cavaliere avrà anche lasciato Palazzo Chigi, ma l’attenzione di addetti ai lavori, deputati e semplici curiosi è ancora tutta per lui. Mezz’ora prima dell’inizio non si trova più un posto in piedi. Il Pd Roberto Zaccaria e il leghista Pierguido Vanalli si affacciano increduli dalla vicina commissione Affari costituzionali. «Tanta gente qui non l’ho mai vista» ammette a bocca aperta il deputato padano. Pochi istanti dopo entra l’ex premier. E fragoroso scatta l’applauso. 

Si parla de «Le mia mani pulite». La recente fatica letteraria di Antonio Razzi. I relatori elogiano i tanti che nel dicembre 2010 corsero in aiuto del governo Berlusconi «per impedire il tentativo di ribaltone». A un anno di distanza il progetto è fallito e il governo Berlusconi è caduto, ma nessuno sembra ricordarlo. «Razzi ha avuto il coraggio di rompere – dice il capogruppo di Popolo e Territorio Silvano Moffa – la sua scelta merita onore». I Responsabili presenti si guardano soddisfatti. Ci sono l’ex finiana Maria Grazia Siliquini e l’ex leghista Maurizio Grassano. C’è anche Mimmo Scilipoti, che arrivato in ritardo è costretto ad assistere alla presentazione in piedi, in fondo alla sala. 

Vittorio Sgarbi, autore della prefazione, regala al pubblico qualche momento di spasso. «Non bevo alcol – racconta a un certo punto – La cocaina? Se la incontro si eccita lei». Si torna a ridere sulla presunta «santità di Silvio». Poi il sindaco di Salemi si prende un bel rischio. «I lunghi capelli di Razzi fanno parte del suo rapporto con Berlusconi, che ne vorrebbe una parte» spiega divertito. Il Cavaliere continua a sorridere, ma lo sguardo si irrigidisce. Anche Sgarbi elogia Razzi. Un uomo «deluso, frustrato». Costretto a lasciare l’Idv perché non riusciva a esprimere le sue idee. E che in Berlusconi «ha trovato una persona in grado di ascoltarlo». 

Quando l’ex premier prende la parola è chiaro che qualcosa non va. Il Cavaliere parla come se il suo governo fosse ancora in carica. Critica gli attacchi mediatici a Razzi – «in rete ci sono 1.900.000 file contro di lui» – ed elogia il sacrificio dei Responsabili, che ha consentito all’Italia di avere un anno in più di governo. Torna a parlare della volontà degli elettori, dell’esecutivo fondato sulla volontà delle urne. Sembra di essere tornati indietro nel tempo. Razzi «è un uomo con le palle» ammette ridendo il Cav. «Un cavallo di razza che non ha paura di niente e di nessuno». Al suo fianco, capelli lunghi e baffi bianchi, il deputato di Popolo e territorio gongola. Il Cavaliere continua: «Di gente coraggiosa ce ne sarebbe sempre bisogno. E gli Scilipoti e i Razzi sono un esempio che ci conforta». Non può mancare una critica alla stampa di sinistra, che un anno fa ha ironizzato sul nome dei Responsabili (scelto, pare, proprio da lui). Il libro di Razzi? «Ne ho letto una parte, l’ho trovato affascinante» ammette Berlusconi. 

Una sola, brevissima, riflessione sulla situazione politica. Quasi che qualcuno gli avesse espressamente vietato di parlare della stretta attualità. Berlusconi sottolinea «il senso di responsabilità ed eleganza con cui abbiamo deciso di farci da parte, per far spazio a un governo tecnico che continuiamo a sostenere con responsabilità». I giornalisti presenti, felici, annotano l’unica frase che potranno pubblicare. Alla fine solito bagno di folla. Urla e spintoni sotto al podio per potersi avvicinare al Cavaliere. Stasera si gioca il campionato di calcio. Qualcuno ne approfitta per chiedere ad alta voce: «Presidente, stasera vinciamo?». Lui si limita a replicare un annoiato «speriamo». Una donna bionda si fa largo sgomitando e arriva a pochi centimetri dall’ex premier. «Sono la nipote di Razzi – urla – Purtroppo vivo in Romagna in mezzo ai comunisti». Stavolta il Cav. non risponde. Sorride e se ne va.  

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