Monti decide sulle Olimpiadi, alla politica non resta che litigare

Monti decide sulle Olimpiadi, alla politica non resta che litigare

Il governo dice no al progetto olimpico di Roma 2020. E per la prima volta dalla nascita del nuovo esecutivo, la maggioranza politica che lo sostiene in Parlamento traballa. La decisione di Palazzo Chigi è arrivata nel pomeriggio, al termine di un lungo Consiglio dei ministri. Il premier Mario Monti non firmerà la lettera per offrire le garanzie richieste al comitato olimpico internazionale. Le motivazioni sono prettamente economiche. Monti ha chiarito che Roma 2020 «potrebbe mettere a rischio i denari dei contribuenti, proprio mentre siamo sottoposti nei prossimi venti anni a un’operazione di rientro dal debito condivisa dal precedente governo in sede europea». Insomma, il governo «non può correre rischi». Specie dopo aver chiesto ai cittadini «sacrifici importanti». 

Scontata l’amarezza dei rappresentanti politici che avevano partecipato al progetto. Dal sindaco di Roma Gianni Alemanno al deputato Pdl Mario Pescante, presidente del comitato organizzatore. Ma è tutto il mondo politico ad essere preso in contropiede dalla scelta di Palazzo Chigi. A pagarne le conseguenze rischia di essere proprio Mario Monti. Stavolta la maggioranza che sostiene il governo tecnico si spacca. Da una parte il Pdl, che arriva a ipotizzare una rottura del legame con l’esecutivo. Dall’altra Pd e Terzo polo che giustificano la scelta del premier (ammettendo di aver condiviso da subito gli stessi dubbi). Eppure dopo un’iniziale freddezza, negli ultimi giorni i principali partiti si erano esposti in maniera unitaria. A favore dei Giochi. E se all’ultimo era saltata la possibilità di presentare un’unica mozione – sembra per il ripensamento della pidiellina Barbara Saltamartini – alla Camera erano state comunque presentati quattro documenti pro Olimpiadi. A firma Pd, Pdl, Terzo polo e Popolo e Territorio.

Le reazioni più dure arrivano dal Popolo della libertà. Più o meno sorpresi dalla notizia – da questa mattina a Montecitorio si era diffusa con insistenza la voce di una probabile bocciatura olimpica – alcuni esponenti di primo piano del partito iniziano a mettere in dubbio la propria lealtà al governo. La diplomazia degli ultimi tre mesi scompare. E se il capogruppo Fabrizio Cicchitto ammette che «la rinuncia a sostenere la candidatura di Roma è un grave errore», il suo vice Maurizio Bianconi va oltre, accusando il governo di ostilità nei confronti del centrodestra. La lista dei pidiellini infuriati è lunga. C’è chi chiede un’informativa urgente in Parlamento, chi assicura che non voterà più la fiducia all’esecutivo. L’ex ministro Altero Matteoli quasi minaccia il governo: «Il Pdl, partito fondamentale per il governo, non può accettare il no di Monti alla candidatura di Roma alle Olimpiadi».

La più amareggiata sembra essere Manuela Di Centa, parlamentare berlusconiana ed ex campionessa olimpica di sci. «Sono delusissima» racconta appena uscita dall’Aula, dove si sta votando il decreto Svuota carceri. A bocciare il progetto olimpico è stato il governo, ma forse anche il mondo politico ha qualche responsabilità. Le mozioni a sostegno di Roma 2020 sono state presentate in Parlamento con colpevole ritardo. «Forse è vero – ammette la parlamentare – ma nello sport l’importante è tagliare il traguardo. Ci eravamo mossi tutti insieme e questo è già un bel risultato». Inutile negare, poi, che a Montecitorio il progetto olimpico aveva lasciato indifferente più di qualcuno. «Certo, c’è stato chi non ha supportato a dovere i Giochi – ammette la parlamentare – forse perché pensava che a ricevere i vantaggi sarebbe stata solo la città di Roma. Ma si sbagliavano. L’Italia è una sola. Io ho sempre gareggiato per un unico Paese, che si estende dalla Sicilia al Trentino. E queste sarebbero state le Olimpiadi di tutto il Paese».

Se il Pdl attacca Monti, il Pd plaude la scelta del governo. «Hanno preso una decisione meditata – si affetta a dire il segretario Pierluigi Bersani – che rispettiamo. L’importante adesso è che questa scelta venga letta come un segno di responsabilità, non di sfiducia in se stessi». Paola Concia e Giovanni Lolli, i due responsabili democrat del dossier olimpico, sono d’accordo. «Se Monti ha detto no al progetto di Alemanno – racconta il parlamentare abruzzese, tra i promotori della legge sugli stadi di proprietà – posso capirlo. Il sindaco ha gestito malissimo la corsa ai Giochi». «Questo è un progetto che non poteva funzionare – rincara Paola Concia – noi l’abbiamo sempre detto. Un’impresa faraonica in un momento in cui il Paese aveva bisogno di sobrietà e trasparenza». E la mozione Pd a sostegno di Roma 2020? «La nostra mozione – continua la deputata – chiedeva proprio di cambiare percorso. Evidentemente Monti è arrivato alle nostre stesse conclusioni, non è stato convinto dal progetto».

Manuela Di Centa non vuole crederci. «Certo, quando si vince salgono tutti sul carro dei vincitori. In queste occasioni invece…». Poi assicura: «Stasera prenderò la parola in Aula per commentare la scelta di Mario Monti. Dirò che stavolta il governo ci ha tolto l’ossigeno della speranza. Ma parlerò con il cuore di una campionessa olimpica, non da deputata. Perché la politica non può permettersi di strumentalizzare lo sport».

Se il governo rischia di perdere l’appoggio di una parte del Pdl, da oggi Monti può contare sulla simpatia dei leghisti, da sempre contrari alle Olimpiadi di Roma. «Finalmente una decisione giusta» scherza qualche parlamentare padano a Montecitorio. «È stata una questione di realismo – spiega il deputato Marco Desiderati appena fuori dalla buvette – Il governo si è accorto che il progetto non era sostenibile». Poi ci pensa un attimo e sorride: «Bisogna ammettere che questo è un esecutivo che non si fa condizionare troppo dai partiti». 

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