Per salvare Calderoli, il Pdl si schiera con la Lega Nord

Per salvare Calderoli, il Pdl si schiera con la Lega Nord

Alleanze «morte e sepolte», accuse a distanza, provocazioni. Ma per un giorno Pdl e Lega Nord saranno di nuovo alleati. Succederà mercoledì prossimo, a Palazzo Madama. Quando il Senato sarà chiamato a votare l’autorizzazione a procedere in giudizio nei confronti dell’ex ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. La vicenda risale a un anno fa e vede il senatore padano indagato per l’utilizzo improprio di un volo di Stato. Contrariamente a quanto era trapelato nelle ultime ore, anche stavolta i berlusconiani sembrano voler garantire il proprio appoggio alla Lega.

Era già accaduto un mese fa, quando il Pdl aveva fatto quadrato attorno al senatore leghista nella giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato. Bocciando la richiesta di autorizzazione e la proposta del relatore Pd Francesco Sanna di procedere a un ulteriore approfondimento. «Davanti alla giunta – racconta oggi il senatore democrat – Calderoli aveva spiegato che durante il governo Berlusconi per ottenere un volo di Stato non era necessaria alcuna particolare spiegazione. Bastava compilare un modulo prestampato, una procedura fin troppo semplice. Mi era sembrato corretto chiamare in giunta anche Gianni Letta. Il sottosegretario che si occupava della gestione dei voli di Stato. Ascoltato anche lui, avremmo potuto offrire al Parlamento un’informativa completa sulla vicenda».

Invece niente. Il primo febbraio scorso la giunta ha bocciato la richiesta di Sanna. «Improvvisamente – spiega ancora il senatore Pd – la maggioranza si è ricompattata e ha preferito riconoscere l’esistenza del reato (la truffa nei confronti di funzionari della Presidenza del Consiglio, ndr) specificando però che Calderoli aveva agito nell’interesse dello Stato. Perché vede, nel caso di reati ministeriali, quando il Parlamento nega l’autorizzazione a procedere, il suo giudizio è insindacabile. Non può intervenire nemmeno la Corte Costituzionale».

Nell’Aula di Palazzo Madama domani si aprirà e si concluderà la discussione generale. Il voto – per negare l’autorizzazione è richiesta la maggioranza assoluta – è previsto per mercoledì. Parlando con qualche senatore berlusconiano l’impressione è che anche stavolta il Pdl si schiererà compatto a difesa dell’ex ministro. Ordini dall’alto, ammette qualcuno. «Silvio Berlusconi – rivela un pidiellino – continua a voler tenere aperto un canale con la Lega. Pensa al futuro». Già, perché anche se la Lega assicura di non voler stringere alleanze alle prossime amministrative, in via dell’Umiltà c’è ancora chi spera di riuscire a strappare qualche accordo con il Carroccio. Specie nelle città più grandi, da Monza a Genova. Per non correre rischi, negli ultimi giorni è tutto un fiorire di appelli alla distensione. Va in questa direzione il voto al Senato di mercoledì. Ma non solo quello. Nel fine settimana Umberto Bossi ha commentato la sentenza Mills accusando Berlusconi di essere stato «salvato per ragioni politiche»? Oggi il coordinatore Pdl Ignazio La Russa prova a giustificarlo: «Bossi voleva dire: è politica l’accusa, quindi anche la sentenza». E poi, ricorda ancora La Russa, il Senatùr «su questa vicenda si è sempre schierato con Berlusconi».

Il paradosso è che pochi giorni fa è stato lo stesso Calderoli ad ammonire il Cavaliere. Avvertendo l’ex alleato che l’intesa tra Pdl e Lega era da considerarsi «morta e sepolta». Stavolta la posizione dei pidiellini fa quasi tenerezza. «Calderoli può dire quello che gli pare – racconta un senatore berlusconiano di vecchia data – Forse lui ha la lingua un po’ troppo lunga, ma noi abbiamo il dovere di dimostrargli che l’alleanza non è affatto morta». Insomma, in attesa di trovare un accordo con il Terzo polo di Casini, meglio tenere aperte tutte le porte. «In vista delle prossime elezioni – continua il parlamentare del Popolo della libertà – dobbiamo cercare di tenere in piedi anche il dialogo con la Lega».

Qualcuno preferisce dare un’altra spiegazione. «Nel Pdl voteremo contro l’autorizzazione a procedere – dice un senatore berlusconiano – perché siamo un partito ultra garantista. Lo abbiamo dimostrato anche con Tedesco (Il senatore Pd Alberto, ndr)». «In materia di diritto – spiega un altro – le alleanze non c’entrano. Se ci fossero stati gli estremi per procedere, avremmo votato in quel senso anche in giunta». Di questo avviso anche i pochi esponenti dell’Udc in Senato. Sulla vicenda Calderoli il partito ha lasciato libertà di coscienza, come succede spesso in questi casi. Ma uno di loro ammette che molto probabilmente voteranno tutti a favore dell’ex ministro.  

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