Perché Snam Rete Gas non può finire a Terna?

Perché Snam Rete Gas non può finire a Terna?

“Rete Terna alle banche, il no di Bortoni”. Titola così, stamane, un sussurro pubblicato a pagina 41 del Corriere della Sera. E riporta come Guido Bortoni, capo dell’autorità per l’energia elettrica e il gas, si opporrebbe fermamente all’ipotesi che Terna – controllata dalla cassa Depositi e Presititi – utilizzi la rete dell’elettricità che controlla come garanzia per ottenere credito dal sistema bancario. Che farebbe, poi di quei soldi? Li investirebbe per crescere. Ad esempio, potrebbe usarli per acquistare la rete del gas detenuta di Snam, oggi controllata da Eni con la maggioranza assoluta, creando così una società unica delle rete. Come è noto, lo scorporo di Snam Rete Gas dall’Eni è uno dei grandi obiettivi di liberalizzazione che noi su Linkiesta sosteniamo da tempo e che il governo Monti ha assunto come impregno nel decreto “Salva Italia”. Ora, il predecessore di Bortoni Alessandro Ortis era stato sempre fortemente inviso ai vertici Eni perchè sullo scorporo ha martellato per anni. Oggi è arrivata la politica a tracciare la linea dello scorporo e tocca a tutti adeguarsi. Non si dichiara contrario perfino Paolo Scaroni. Bortoni si è sempre detto “laico”, e ha sempre sostenuto che certe scelte le fa la politica. 
Per questo colpisce un po’ leggere che – seppur sulla base di complesse specifiche tecniche che il “sussurro” non aiuta a chiarire – Bortoni si opporrebbe drasticamente a una via – ragionevole, perfezionabile, ma insomma concreta – per arrivare al risultato finale. E cioè, lasciare che la rete del gas (un monopolio) sia in mano a un soggetto terzo che si finanzia sul mercato mentre Eni – come tutti i suoi competitor – si confronta sui servizi e le tariffe. Ad armi pari.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter