Un groppone di oltre 10mila dipendenti che grava sulle casse della Regione. Un numero in costante crescita dal 2002 ad oggi, “che rappresenta il 46% del totale nazionale”. A quale regione ci riferiamo? E sopratutto a quali dipendenti ci riferiamo? La Regione, manco a dirlo, è ancor una volta la Sicilia, che, quanto a record negativi, batte tutte le altre regioni dello stivale. I dipendenti sono quelli della “formazione professionale”. E il dato sopra riportato è stato estrapolato dalla relazione di trentadue pagine della commissione d’inchiesta sul settore.
“La commissione speciale di indagine e di studio sulla formazione professionale”, istituita con decreto dal Presidente dell’Assemblea regionale nel maggio scorso, mette in evidenza luci ed ombre di un settore “malato di gigantismo”, che cozza con i propositi di riforma più volte evocati.
Secondo la relazione firmata dal Presidente della Commissione Filippo Panarello, la spesa continua a crescere esponenzialmente. “La spesa destinata all’intero comparto” si attesta intorno alla cifra di 400 milioni, di cui 168 vanno ad alimentare il PROF (piano di offerta formativa) “senza considerare le risorse comunitarie destinate negli anni a finanziarie progetti di formazione”. Il numero degli addetti con contratto a tempo indeterminato nel 2008 raggiunge “la ragguardevole cifra di 7227 operatori”.
Ai quali vanno sommati gli operatori degli sportelli funzionali (1385), e gli operatori dell’Obbligo formativo. E, scrive la Commissione d’inchiesta,” senza trascurare le assunzioni a tempo indeterminato operate negli anni successivi, ancorché non autorizzate dall’Amministrazione, ed i rapporti di lavoro a tempo determinato o a progetto”. Tant’è che secondo i commissari, “la scelta del personale ed il relativo impiego sono stati, formalmente, totale appannaggio degli enti di formazione, i quali hanno spesso applicato criteri non oggettivi, anche per la mancanza di regole chiare e vincolanti”.
Il meccanismo si è inceppato con una norma varata dalla Regione alla vigila del natale del 2002, quando governatore della Sicilia era Totò Cuffaro. Quella norma prevedeva “l’applicazione nel settore della formazione del sistema del Fondo sociale europeo e la salvaguardia del personale”. Ma “ciò fu interpretato come un allargamento della platea dei soggetti operanti nel settore, e diede luogo ad un ampliamento del personale, tanto più che non vi erano vincoli all’assunzione”.
Di lì a poco “buona parte del personale della formazione venne selezionato per essere trasferito, con qualifiche varie, presso gli Sportelli multifunzionali, che nacquero come strumento di monitoraggio e di politiche attive del lavoro”. Inizialmente tutto ciò determinò “una riduzione del personale di formazione”. In un secondo step “le norme all’epoca vigenti furono utilizzate per procedere a nuove assunzioni, con il risultato che, non solo si procedette a sostituire il personale che era stato destinato agli Sportelli, ma dopo breve tempo il numero complessivo degli addetti alla formazione risultò superiore a quello precedente all’introduzione degli stessi Sportelli”.
Altra questione delicata: i criteri di accreditamento degli enti. “Il sistema di accreditamento, si legge nella relazione, è ancora oggi aperto a tutti, in quanto a tutti possono essere rilasciati “accreditamenti provvisori” che permettono la partecipazione ai bandi e l’erogazione dei finanziamenti regionali senza un minimo di verifica ispettiva, causando un accrescimento esponenziale del numero di enti provvisoriamente accreditati”.
Poi si passa al reclutamento del personale “che, formalmente in capo agli enti è fondato su regole e filtri facilmente aggirabili, ha consentito continui incursioni di settori della burocrazia e della politica sia a livello regionale sia a livello periferico”. Sostiene questa tesi anche il Presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello:”Il sistema della formazione è un oggetto sconosciuto al mondo delle aziende. E’ piuttosto un grande ammortizzatore sociale e una macchina per le clientele politiche. Sono stati davvero pochissimi i giovani che hanno frequentato questi corsi e che sono stati assunti dalle imprese”.
In sostanza, racconto a Linkiesta un conoscitore della formazione professionale nell’isola, non c’è mai stato un raccordo tra l’effettive richieste di lavoro e i corsi professionali. Ad esempio, quando in Sicilia furono istituite le riserve naturali, dove era richiesto personale competente nel settore ambientali, non furono fatti dei corsi professionali mirati alle assunzioni nei parchi e nelle riserve naturali”. Ad oggi, stando ad un rapporto dello staff dell’assessore regionale alla Formazione Mario Centorrino, solo nove corsisti su 100 trovano lavoro “coerente” con i corsi seguiti.