I No Tav salvano l’unità del Pd, ma all’orizzonte c’è Hollande

I No Tav salvano l’unità del Pd, ma all’orizzonte c’è Hollande

I No Tav salvano il Partito democratico. Quando venerdì prossimo la Fiom scenderà in piazza a Roma, non ci sarà nessun esponente del Pd. Lo ha deciso questa mattina la segreteria del partito di Pierluigi Bersani. Una decisione motivata dalla presenza al corteo dei militanti contro l’Alta Velocità. Gli esponenti democrat che avevano deciso di partecipare – il responsabile economico Stefano Fassina, quello della Cultura Matteo Orfini, l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano – fanno marcia indietro. «La Fiom – ha spiegato Orfini – ha cambiato la natura della manifestazione. Inserendo temi che non c’entrano nulla» con il mondo del lavoro.

A largo del Nazareno possono tirare un sospiro di sollievo. Un altro scontro all’interno del partito – a soli cinque giorni dalle primarie palermitane – avrebbe messo a dura prova la tenuta del Pd. Sulla partecipazione di alcuni dirigenti al corteo dei metalmeccanici si era già rischiato il muro contro muro nei giorni scorsi. Da una parte i veltroniani – e tutti i filo-Monti del movimento – che ritenevano la manifestazione incompatibile con il sostegno che il Pd garantisce all’esecutivo in Parlamento. Dall’altra Orfini, Fassina, Damiano e tutta l’area più vicina alle rivendicazioni sindacali della Fiom.

Oggi i No Tav tolgono il partito dall’imbarazzo. Ognuno resta sulle sue posizioni, ma si evita lo scontro. Una pace armata, mentre il Pd continua a cercare la sua identità. Certo, il problema politico resta. «Anche perché Fassina – racconta qualcuno – forse non ci sarà venerdì, ma alle manifestazioni della Fiom ci va da tempo». Eppure la mancata partecipazione al corteo di venerdì non sembra il frutto di una trattativa interna. I No Tav non sono un pretesto per evitare polemiche: stavolta il Pd si è imbattuto in un inatteso colpo di fortuna. Lo conferma l’ex ministro Damiano. «Lo dico da qualche settimana – racconta mentre passeggia nei corridoi della Camera con il collega Antonio Boccuzzi, ex operaio Thyssen – Se alla manifestazione di venerdì partecipa anche l’area antagonista io non ci vado. E dopo gli episodi di cui si sono resi protagonisti i No Tav negli ultimi giorni sono sempre più convinto della mia idea».

Al corteo dei metalmeccanici la politica non sarà assente. Scenderà in piazza con la Fiom l’Italia dei Valori, come confermato questa mattina da Antonio Di Pietro. E con lui i partiti della sinistra. Forse manifesterà anche qualche singolo esponente democrat. Ma non i dirigenti Pd che nei giorni scorsi avevano assicurato la propria presenza. In cambio, Orfini e gli altri sono riusciti a ottenere un piccolo riconoscimento: hanno fatto inserire nel verbale della segreteria di questa mattina una presa di posizione “conciliante” con il sindacato. Confermando che la piattaforma della manifestazione Fiom non è contro il governo. Anzi, per quanto riguarda i temi del lavoro, è vicina alle rivendicazioni del Pd.

Dopo le polemiche che hanno seguito le primarie di Palermo – e hanno aperto il dibattito sul tema delle alleanze – il Pd evita un altro fronte di scontro. Almeno per una decina di giorni. La discussione che avrebbe diviso il partito in occasione del corteo Fiom si riproporrà con ogni probabilità il 17 marzo. Quando il segretario Bersani volerà a Parigi per firmare un documento programmatico con i leader progressisti François Hollande (socialisti francesi) e Sigmar Gabriel (socialdemocratici tedeschi). Una foto di Vasto in formato europeo, che ha già iniziato a impensierire buona parte del partito. 

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