Per Bersani a Palermo non c’è stata alcuna sconfitta del Pd

Per Bersani a Palermo non c’è stata alcuna sconfitta del Pd

A Palermo è stato sconfitto l’ennesimo candidato sostenuto da Pierluigi Bersani. «Ma le primarie sono un grande risorsa. Le abbiamo inventate noi e adesso anche il Pdl ci copia». Il problema inizia a ripresentarsi con una frequenza sconcertante. Specie nelle grandi città: era già successo a Milano, Napoli, Cagliari, Genova. «Sì, ma abbiamo vinto a Pistoia, Piacenza e Parma». Come se non bastasse, adesso il Partito democratico rischia di spaccarsi sul tema delle alleanze. Una parte della dirigenza continua a voler dialogare con Nichi Vendola, un’altra guarda decisa al centro. «Ma no, la foto di Vasto con Palermo non c’entra nulla».

Nel capoluogo siciliano Rita Borsellino è stata superata per pochi voti dall’ex Idv Fabrizio Ferrandelli. Apertamente schierato con la prima, il segretario Pd non l’ha presa bene. Piuttosto che affrontare l’ennesimo passo falso in vista delle amministrative e prendere atto dello scontro interno al partito che si è inevitabilmente aperto, stavolta Pier Luigi Bersani prova a ignorare il problema. 

L’umore del leader Pd in realtà è nero. Il primo a farne le spese è il direttore del Mattino Virman Cusenza che modera la presentazione del libro «Il sindaco pescatore» – in memoria del primo cittadino di Pollica Angelo Vassallo – nella sala conferenze dell’Autorità per la privacy. Sono le 17.30 quando chiede conto a Bersani della débacle siciliana. Il segretario risponde visibilmente infastidito. A sentire lui quella di Palermo non può essere considerata una sconfitta: «Vedo che ci vuole un po’ di tempo, ma prima o poi lo capirete».

Per carità, Bersani non ha tutti i torti. Chi cerca di dare un valore politico nazionale ai risultati delle primarie di coalizione probabilmente sbaglia. Anzi, è chiaro che nel Pd c’è chi cerca di strumentalizzare la vicenda. Ma dal segretario ci si aspetterebbe un minimo di ammissione di colpa. Dopotutto gli scivoloni iniziano ad essere frequenti: Cagliari, Milano, Genova, Napoli. Ora Palermo. Nessuno chiede le dimissioni. Basterebbe riconoscere che forse il partito non ha sempre il polso della situazione sul territorio. Un’ammissione onesta. E senza conseguenze.

Invece niente. Davanti ai microfoni il segretario sfodera la solita giustificazione. «Abbiamo fatto le primarie in 23 capoluoghi. E in 18 ha vinto il candidato del Pd. Sono primarie di coalizione, non si può vincere sempre. Ma ci siamo imposti a Pistoia, Piacenza, Parma…». Città bellissime, nessuno lo mette in dubbio. Ma è chiaro che una sconfitta a Milano non ha lo stesso significato di una vittoria a Lecce o Pistoia. Stavolta, poi, ad aver perso è la candidata su cui si era speso in prima persona proprio Bersani: Rita Borsellino. «L’ho invitata a partecipare – spiega oggi il segretario – perché offrisse un tributo importante alle primarie».  Era un endorsement, si è trasformato in un suggerimento.

Il segretario continua: «Le primarie sono un meccanismo che favorisce il rapporto con i cittadini». Meglio, «che arricchisce la politica». «Ma non risolvono i problemi. Non possono diventare una resa dei conti. Se in Sicilia ci sono problemi politici non sono le primarie che li risolvono». Insomma, Bersani ammette che ci sono problemi, ma li derubrica a questioni locali. Per evitare altri risultati imbarazzanti basta una piccola correzione allo statuto del Pd. Magari limitando la presenza di più candidati del Pd «a situazioni eccezionali». Tanto chi può lamentarsi? «Le primarie le abbiamo inventate noi», ammette con orgoglio Bersani. «Anzi, le consiglio a tutti».

Intanto il partito democratico rischia di spaccarsi in due. L’ala veltroniana – e non solo quella – ha letto il voto palermitano come l’inizio di una nuova fase politica. Se il popolo di centrosinistra ha bocciato la candidata sostenuta da Bersani, Sel e Idv, significa che è arrivato il momento di guardare al centro. All’Udc di Pier Ferdinando Casini. La pensa così anche il vicesegretario democrat Enrico Letta, che nel pomeriggio spiega: «I nostri elettori e militanti a Palermo ci hanno chiesto altro, un accordo di altro genere che guardi al centro. È cambiato tutto, dopo Monti nulla è come prima. Il futuro e le alleanze si costruiscono sulle cose da fare». Anche su questo tema Bersani preferisce non prendere posizione: «Con le primarie – chiarisce in serata appena uscito dall’incontro – non so davvero cosa c’entri la foto di Vasto».