La classifica di cui riportiamo scuole con il punteggio migliore e peggiore per ciascuna delle province lombarde è stata stilata dalla Fondazione Giovanni Agnelli e pubblicata sul Corriere della Sera. La classifica si riferisce a dati esaminati prima della riforma Gelmini, di cui mantiene anche le varie denominazioni delle diverse tipologie di istituti superiori. Il ranking finale (che è riportato a fianco di ogni scuola) riflette i risultati dei diplomati e quindi ex-studenti di licei e istituti nel primo anno di università. A contribuire al punteggio sono i soli studenti iscritti in università italiane. I criteri sono: profitto (media dei voti), velocità (numero di crediti conseguiti rispetto all’obiettivo annuale). I risultati sono ponderati per tenere conto delle differenze fra varie facoltà e tra i vari atenei. Le differenze fra le varie province lombarde sono molto consistenti, così come il rendimento degli istituti parificati è molto inferiore alle omologhe scuole superiori pubbliche. Se la prima classificata è una scuola parificata, solo 11 istituti sono compresi fra i primi cento della classifica.
Liceo scientifico, linguistico, magistrale, tecnico e scientifico
Bergamo (BG)
429
Sant’Angela Melici (parificata)
Liceo scientifico e istituto tecnico commerciale per geometri
Bergamo (BG)
426
L. Da Vinci (parificata)
Liceo scientifico e linguistico e istituto tecnico
Bergamo (BG)
417
Brescia
Posizione
Dedalo (parificata)
Liceo comunicazione, artistico e tecnico
Brescia (BS)
448
D’Annunzio Galvani (parificata)
Istituto tecnico aeronautico e industriale
Flero (BS)
440
Euroscuola (parificata)
Liceo scientifico e isituto tecnico
Brescia (BS)
423
Como
Posizione
G. Pascoli (parificata)
Istituto tecnico commerciale e turistico
Como (CO)
439
D. Alighieri (parificata)
Istituto tecnico per attività sociali
Como (CO)
421
Michelangelo Boccioni (parificata)
Liceo artistico e istituto d’arte
Como (CO)
404
Cremona
Posizione
W. Shakespeare (parificata)
Liceo linguistico
Crema (CR)
376
Beata Vergine (parificata)
Liceo linguistico
Cremona (CR)
338
B. Munari
Liceo artistico
Crema (CR)
278
Lecco
Posizione
Collegio A. Volta (parificata)
Liceo scientifico
Lecco (LC)
356
G. Bovara
Istituto tecnico per geometri
Lecco (LC)
350
Maria Ausiliatrice (parificata)
Liceo scienze sociali e istituto tecnico
Lecco (LC)
290
Lodi
Posizione
R. Pandini
Istituto superiore
Sant’Angelo Lodigiano (LO)
428
A. Tosi
Istituto tecnico agrario
Codogno (LO)
393
A. Volta
Istituto tecnico industriale
Lodi (LO)
320
Mantova
Posizione
San Giovanni Bosco
Istituto superiore
Viadana (MN)
389
C. Ferrini (parificata)
Liceo classico, linguistico e scientifico e istituto tecnico
Mantova (MN)
349
A. Mantegna
Istituto tecnico per attività sociali
Mantova (MN)
307
Monza e Brianza
Posizione
Paci (parificata)
Istituto tecnico commerciale per geometri
Seregno (MB)
446
Monza
Istituto superiore
Monza (MB)
424
Collegio Guastalla
Liceo scientifico e istituto tecnico
Monza (MB)
409
Pavia
Posizione
B. Pascal (parificata)
Istituto tecnico
Voghera (PV)
452
Acme Leonardo Da Vinci (parificata)
Liceo linguistico, artistico e istituto tecnico
Pavia (PV)
436
L. Da Vinci (parificata)
Liceo linguistico e istituto tecnico
Vigevano (PV)
416
Sondrio
Posizione
Pio XII (parificata)
Liceo scientifico
Sondrio (SO)
236
P. Saraceno
Istituto tecnico commerciale per geometri
Morbegno (SO)
170
Balilla Pinchetti
Istituto superiore
Tirano (SO)
122
Varese
Posizione
Siai Marchetti (parificata)
Istituto tecnico industriale
Busto Arsizio (VA)
453
(ultima scuola della classifica)
K. Wojtyla (parificata)
Istituto tecnico commerciale e per geometri
Cassano Magnago (VA)
447
Chiara-Ferrarin (parificata)
Liceo linguistico e istituto tecnico
Gallarate (VA)
444
Invalsi, com’è difficile sapere se hai una buona scuola di Alessandro Montesi
Li ha citati anche Monti nel suo primo discorso al Senato: uno strumento per «identificare i fabbisogni» in relazione alla «valorizzazione del capitale umano». Ma cosa sono e come funzionano i test Invalsi? Sopratutto, perché i dati scuola per scuola non sono pubblici, ma solo le medie regionali? Riguardano quasi tre milioni di studenti e sono indispensabili per capire a che punto è la scuola italiana, ma le ombre non mancano. A cominciare dalla trasparenza, visto che solo poche scuole pubblicano i risultati. Leggi l’analisi e guarda la classifica delle scuole che hanno pubblicato i risultati.
Molti genitori e studenti, sin dall’inizio della “carriera scolastica”, si trovano ad affrontare una difficile ma decisiva decisione per il loro futuro e la loro formazione: la scelta della scuola o meglio, della scuola migliore o anche della scelta più adatta. Una questione che fino a poco tempo fa si risolveva su valutazioni della reputazione soggettiva della scuola ma che dal 2008 – grazie all’istituto Invalsi (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e Formazione) – poggia su fondamenta statistiche grazie ad un sistema di rilevazione dell’apprendimento con test standardizzati.
L’Invalsi, attivo dal 2007 e coordinato dal Miur (Ministero istruzione università e ricerca), offre una soluzione possibile. Infatti, attraverso un sistema di valutazione degli apprendimenti, da un lato c’è la possibilità di una scelta consapevole da parte di ragazzi e genitori mentre dall’altro si propone un forma standardizzata e oggettiva di confronto e valutazione delle scuole. Il progetto Invalsi si allinea con le politiche attuate della Comunità europea: per 18 dei 25 paesi Ocse, la valutazione tramite test (caratteristica del sistema scolastico anglosassone), è una pratica già comune già da anni.
Il progetto Invalsi è inserito all’interno di un progetto più ampio: il progetto “Scuola in chiaro”, promosso dal Ministero, che grazie all’Invalsi, si propone di dare maggiore trasparenza agli istituti scolastici italiani, più informazioni per le famiglie e ragazzi che stanno per scegliere la scuola e una semplificazione del lavoro delle segreterie scolastiche. L’obiettivo è rendere trasparente il merito, sia degli studenti sia dell’istituto scolastica, come precisato anche dal presidente del Consiglio Mario Monti durante il suo discorso di insediamento al Senato, che aveva citato il test Invalsi come strumento per «identificare i fabbisogni» in relazione alla «valorizzazione del capitale umano».
Il test si svolge a vari livelli del sistema scolastico. II e V anno delle primarie (le vecchie elementari), I secondaria primo grado (le medie), II secondaria secondo grado (le superiori). Il campione dei test 2011 è stato di 3mila 851 scuole su un totale di 166mila 199. Introdotto con la legge n.176 del 25 ottobre 2007, il test è suddiviso in due parti: prova di italiano e di matematica. Le prove sono uguali per tutto le scuole italiane. Per le superiori, i test sono indifferenziati per tutti gli indirizzi scolastici, dai licei alle scuole professionali. I criteri delle prove sono espliciti: contenuti, le tipologie di domande, i processi cognitivi indagati e i compiti richiesti agli studenti.
Le prove Invalsi hanno due obiettivi: misurare i livelli di apprendimento degli studenti italiani e la qualità degli insegnamento nelle scuole campione, facendo riferimento ai dati su base regionale. Obiettivo delle prove di italiano e matematica è quello di assicurare che al termine dei dieci anni di istruzione obbligatoria gli studenti abbiano raggiunto un livello di equivalenza omogeneo d’apprendimento.
Vantaggi e benefici di questo tipo di test sono molteplici. Valutare studenti, scuole, dirigenti scolastici e uniformarsi ad indagini internazionali di tipo valutativo. Per Pietro Cipollone, ex presidente Invalsi, «la logica era quella di informare gli operatori della singola scuola, non quella di costruire ranking e graduatorie. Il concetto fondamentale è che non hanno indicazione di quale sia il livello di preparazione dei propri allievi e quali siano i punti di criticità» come scriveva in un articolo pubblicato su lavoce.info.
Non mancano problemi da considerare e analizzare. Uno dei più rilevanti riguarda la diffusione dei dati. I risultati dei test, elaborati dall’Istituto Invalsi vengono poi trasmessi alle scuole, che non sono obbligate a renderli pubblici. I dati forniti dal sito Invalsi sono aggregati a livello regionale e non sono disponibili i dati sulle singole scuole. Linkiesta ha provato a costruire una graduatoria nazionale utilizzando i risultati che ha trovato sui siti internet delle varie scuole. Su questo problema il sottosegretario al ministro dell’istruzione Elena Ugolini, intervistata da Linkiesta precisa che: «I dati vengono pubblicati a livello regionale perché solo a questo livello abbiamo un campione rappresentativo della scuole in cui però esiste un controllo esterno che garantisce che il protocollo sia rispettato».
Quanto all’obiettivo dell’Invalsi, Ugolini dice che «è quello di dare a tutte le singole scuole un punto di riferimento esterno e verificato, perché altrimenti le scuole si confronterebbero con una realtà di dati distorti. le scuole attraverso i risultati delle prove, possano individuare i propri punti di forza e debolezza». Manca però la trasparenza sui dati delle prove delle singole scuole valutate: «Si vuole evitare è la costruzione di classifiche tra le scuole perché è difficile valutare un istituto analizzando solo due aree tematiche, infatti è necessario capire i ragazzi considerando non sottovalutando i loro percorsi di studi, altrimenti sarebbe una classificazione molto ingiusta». Secondo Andrea Ichino, docente di Economia presso l’Università di Bologna «la trasparenza totale è la cosa migliore, quindi i test Invalsi dovrebbero essere pubblicati a livello di classe, perché i genitori sono sempre alla ricerca di informazioni su insegnanti, classi e sezioni. Non mi pare che sia una buona cosa tenere segrete queste informazioni».
Una seconda questione riguarda la presenza di un corpo ispettivo esterno alla scuola. Questo problema è stato affrontato dal sociologo e docente universitario Luca Ricolfi. Per Ricolfi, l’intrusione di docenti “compiacenti” nei confronti degli allievi ha una forte ripercussione sulle genuinità e la comparabilità dei dati. Il sottosegretario Ugolini su questo delicato aspetto riconosce che «è un problema sopratutto economico. Sarebbe un costo davvero oneroso garantire la presenza di un ispettore durante ogni prova a livello nazionale». Al contrario Ichino sottolinea che «di soluzioni, al problema economico, ne abbiamo tante. Una volta nei seggi elettorali erano presenti forze dell’ordine ed esercito. Si potrebbero usare i primi, già presenti su tutto il territorio nazionale, per presenziare durante le prove, con costi bassi. I modi per evitare gli abusi ci sono, basta individuarli».
Di solito uno dei sistemi per garantire che il merito venga premiato, è quello di proporre uno schema di incentivi. All’interno del sistema Invalsi non è previsto nessuno schema di incentivi, questo perché l’obiettivo della valutazione è quello di creare un punto di riferimento (o benchmark) esterno per paragonare e migliorare il lavoro che fanno le scuole. Secondo Elena Ugolini: «Così com’è importante elogiare le scuole migliori, allo stesso modo è vitale aiutare le scuole in difficoltà. Attraverso la valutazione è possibile intervenire proprio sui punti di criticità delle singole scuole, altrimenti si rischia che la scuola italiana diventi una notte dove tutte le vacche sono nere e dove tutte sembra uguale mentre tutto è differente». Su questo punto invece il prof. Ichino ha una posizione diversa. «In Italia in questo momento abbiamo bisogno di misurare e penso che questo sia quello che sta facendo l’istituto Invalsi, però una misurazione deve essere basata sul valore aggiunto e non sulla performance assoluta. Occorre distinguere tra il problema della misurazione e da che cosa si fa con questa misurazione. Un incentivo monetario in certe occasioni può essere utile però occorre sperimentare».
Anche le critiche agli Invalsi sono diverse: da quelle riguardanti l’efficacia comparativa, alla valutazione di un cultura strettamente superficiale e nozionistica o la modifica da parte dei docenti dei programmi in vista della preparazione dei test. E ancora, l’accusa di standardizzare l’insegnamento uniformando così le scelte didattiche alle richieste dei test senza tener conto delle caratteristiche del territorio e delle singole classi.
I risultati disponibili, ottenuti dalle classi italiane nell’ultima prova svolta nell’anno 2010-2011, hanno interessato un campione di 2 milioni e 800mila studenti. I risultati? Generalmente soddisfacenti, ma con grandi differenze territoriali. Come emerge anche dalla tabella, nelle regioni del settentrionali si registrano risultati più che soddisfacenti rispetti a quelli raggiunti nel Sud. È importante notare il notevole e incoraggiante miglioramento di alcune regioni del Mezzogiorno, come la Puglia e in parte l’Abruzzo. Tra le scuole superiori è da registrare una differenza nei risultati fra i diversi indirizzi di studio.
Nella prova di italiano gli studenti trovano più facili le domande relative ai testi narrativi rispetto a quelle dei test espositivi e argomentativi, dove viene anche richiesta l’interpretazione di grafici. In matematica, per le prove del primo ciclo d’istruzione c’è stato un notevole miglioramento nelle domande a risposte aperte che richiedono argomentazioni, che non è avvenuto per la scuola secondaria superiore. Questo potrebbe essere un dato importante perché contraddirebbe la convinzione secondo cui le domande a risposta chiusa penalizzerebbero maggiormente gli studenti, perché meno usate nella scuola italiana. Insomma il confronto è indispensabile per un migliorare, e questo è possibile solo attraverso la misurazione e la costruzione di un benchmark. Non mancano problemi e criticità legate a questo sistema di valutazione, ma bisogna riconoscere che si tratta di un confronto indispensabile per poter capire dove si è arrivati e come.