Ora ai partiti non conviene più cambiare il Porcellum

Ora ai partiti non conviene più cambiare il Porcellum

Il secondo turno delle amministrative allontana un’intesa sulla nuova legge elettorale. All’indomani dei ballottaggi, l’accordo sulla riforma del Porcellum diventa più difficile.

Le trattative sul prossimo sistema di voto si erano arenate dopo le recenti elezioni in Grecia. Terrorizzati all’idea di un Parlamento ingovernabile, i principali partiti avevano deciso di accantonare il progetto proporzionale. In poche parole, di archiviare l’unica bozza di riforma su cui era stato inizialmente trovato un accordo, seppure di massima. E così, bloccati i lavori in vista delle amministrative, il confronto di Pd, Pdl e Terzo polo sulla legge elettorale sembrava essere stato definitivamente superato.

Per superare la fase di stallo nella trattativa, recentemente il Pd ha rispolverato il vecchio progetto del doppio turno. Un’ipotesi sempre caldeggiata dai dirigenti democrat e, per la prima volta, presa seriamente in considerazione anche dal centrista Casini. Tra i meno convinti, solo gli esponenti Pdl. Preoccupati dalla poca predisposizione dei propri elettori a tornare alle urne a poca distanza dal primo voto. Insomma, spaventati all’idea di doversi confrontare con partiti dagli elettorati più “fedeli”.

A sciogliere gli ultimi dubbi sul doppio turno ci ha pensato il voto di oggi. Un’elezione che rischia di passare alla storia per l’alto tasso di astensionismo. A Genova e Palermo, le due principali città interessate dalle amministrative, il numero dei votanti non ha raggiunto neppure il 40 per cento. Degli oltre 4,5 milioni di italiani chiamati al ballottaggio, si sono recati nei seggi solo la metà. Il 51,4 per cento (al primo turno erano stati il 64,5 per cento). Difficile, davanti a questi dati, far cambiare idea agli esponenti del Pdl già poco convinti dall’ipotesi doppio turno.

Non solo. Tra i partiti che si confrontano sulla nuova legge elettorale, da oggi c’è una preoccupazione in più. Il Movimento 5 Stelle. Sembrava un fantasma, una provocazione destinata a sgonfiarsi in poco tempo. E invece il movimento di Beppe Grillo è stato ampiamente – e sorprendentemente – premiato dagli elettori (seppure in un voto amministrativo). In Parlamento i timori si sono trasformati in certezze: alle prossime Politiche i grillini rischiano di conquistare percentuali importanti. Basta pensare che non più tardi di un mese fa il Movimento 5 Stelle era accreditato attorno al 3 per cento, mentre oggi supera il 12 per cento (dati Emg).

Come arginare il fenomeno Grillo? La risposta, ancora una volta, è la più semplice. Confermando l’attuale sistema elettorale. Il Porcellum premia le coalizioni. La prima conseguenza evidente è la sottostima dei partiti che corrono da soli. Come quello di Grillo. Senza contare le rilevanti soglie di sbarramento. Per essere eletti al Senato, i partiti che si candidano senza essersi coalizzati devono raggiungere l’otto per cento. Se anche Grillo riuscisse a superare l’asticella, difficilmente potrebbe impensierire la maggioranza scelta dalle urne. E questo, a scanso di clamorose affermazioni, anche in presenza dell’attuale premio di maggioranza su base regionale. 

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