Asse Lega-Governo? Il Sud sparisce dal fondo per la crescita

Asse Lega-Governo? Il Sud sparisce dal fondo per la crescita

Il Mezzogiorno d’Italia viene cancellato dalle priorità strategiche del nuovo Fondo per la crescita sostenibile. Il ministro Corrado Passera aveva introdotto la norma nel decreto Sviluppo, in questi giorni al vaglio di Montecitorio. Un progetto nato per «favorire la crescita e la creazione di nuova occupazione di qualità, in un quadro di sviluppo di nuova imprenditorialità» come si legge nella nota governativa che accompagna il provvedimento. Un fondo per sostenere l’apparato produttivo del Paese e accrescere il patrimonio tecnologico attraverso tre linee strategiche individuate dal ministro dello Sviluppo economico. Tra queste: «Il rafforzamento della struttura produttiva, in particolare del Mezzogiorno, il riutilizzo di impianti produttivi e il rilancio di aree che versano in situazioni di crisi».

Una specifica che non è piaciuta alla Lega Nord. Ieri durante la votazione degli emendamenti nelle commissioni Attività produttive e Finanze della Camera è stata accolta, con il parere positivo del governo, una richiesta del Carroccio. Tesa a cancellare dal secondo comma dell’articolo 23 il riferimento al Sud Italia. Insomma, nel Fondo per la crescita sostenibile del decreto Sviluppo il Sud non è più una priorità.

Qualcuno prova a smontare il caso. «È una modifica formale, non cambia la sostanza del provvedimento» spiegano alcuni parlamentari presenti. Eppure i deputati leghisti festeggiano «il cambiamento culturale» che ha accompagnato la modifica del decreto. Un emendamento reso necessario – questa la linea del Carroccio – «Perché il Sud non ha le risorse e le capacità per sfruttare quei fondi». Anche se il rappresentante del governo che ha dato parere favorevole all’emendamento, il sottosegretario alle Infrastrutture Guido Improta, preferisce evitare qualsiasi riferimento alla cultura. Sottolineando semmai «l’efficacia dello strumento».

A Montecitorio montano le polemiche. «Il Mezzogiorno fuori dalle priorità del nuovo Fondo per l’innovazione tecnologica rappresenta l’assoluta cecità dei nostri governanti e della Lega Nord che continuano ad avere una visione miope e antistorica delle politiche di sviluppo nazionale» ha commentato il delegato dell’Anci per il Mezzogiorno, il sindaco di Potenza Vito Santarsiero. Ricordando i già pochi investimenti in ricerca e innovazione destinati al Sud Italia. Oggi – le cifre dell’Anci – interessano il Meridione solo il 21 per cento degli investimenti in questo settore. «Su cento persone che vi operano – continua Santarsiero – solo 19 sono impegnate nel Sud». D’accordo il vicepresidente della commissione Bilancio della Camera, l’Udc Roberto Occhiuto. «Con quell’emendamento si distolgono fondi del Sud a vantaggio di altre parti del Paese. In pratica è come se si rubasse ai poveri».

Il relatore del decreto, il Pdl Raffaele Vignali, prova a tranquillizzare i colleghi. «Nessun cambiamento culturale – la specifica nei confronti della Lega – Un unico Fondo per gli incentivi non significa penalizzare il Sud. Piuttosto si avrà la libertà di muoversi in base ai bisogni, senza dare priorità a un’area». Il deputato leghista Maurizio Fugatti, firmatario dell’emendamento, difende la scelta del Carroccio: «Favorire alcune regioni a danno di altre non fa altro che provocare profonde spaccature in un Paese già lacerato dalla crisi economica. Smettere di considerare il Sud una priorità è una rivoluzione culturale che servirà ad aiutare le imprese del Nord ad uscire dalla recessione da cui sono state travolte». Sarà. Intanto il riferimento al Mezzogiorno sparisce dal testo. E questo nonostante il decreto prevedesse espressamente tra le finalità del nuovo Fondo per la crescita sostenibile «un progressivo riequilibrio socio-economico, di genere e fra le diverse aree territoriali del Paese».