E a Roma il congresso del Pdl scompare

E a Roma il congresso del Pdl scompare

Il congresso romano del Pdl è scomparso. Cancellato in silenzio, non se n’è accorto quasi nessuno. Eliminata anche l’ultima data disponibile prima delle vacanze estive, ormai è chiaro che non sarà mai celebrato. Doveva essere l’appuntamento più significativo della nuova stagione politica del Popolo della libertà di Angelino Alfano. Ma è stato archiviato. Come le ambizioni del giovane segretario.

Ci sono stati scandali e polemiche, ma i congressi pidiellini si sono tenuti un po’ ovunque. Erano una delle grandi scommesse di Alfano, la rappresentazione stessa del “suo” Pdl. Un movimento vero, alla faccia di chi lo dipingeva come un partito di plastica. Tra accuse di tesseramenti gonfiati, scontri tra dirigenti locali e minacce di scissioni l’operazione è andata avanti per oltre sei mesi. In tutto il Paese. Tranne che a Roma, e di conseguenza nel resto del Lazio. Qui non ci sono stati né i congressi, né le polemiche (anche se le 250mila tessere raccolte in tutta la Regione hanno sorpreso persino gli addetti ai lavori). Il nulla. Nella Città Eterna il congresso è rimasto un’ipotesi. Era stato programmato a febbraio. Poi spostato ad aprile. Riprogrammato a maggio e infine luglio. Quando alcune settimane fa a Via dell’Umiltà hanno cancellato l’ultimo appuntamento non hanno spiegato neppure il perché. Guardandosi bene dal fissare un’altra data.

«Il congresso romano è stato rinviato, mi sembra evidente. Ma non so neanche io se è stata trovata una nuova data» racconta al telefono il responsabile nazionale delle adesioni del Popolo della libertà, il deputato Gregorio Fontana. «Il motivo della sospensione? Onestamente non lo conosco neppure io» dice il senatore Stefano De Lillo, volto noto del Pdl capitolino. Il motivo ufficiale in realtà esiste. Sarebbe legato a curiose questioni organizzative. «Non c’è stato il tempo di spedire le convocazioni, che devono partire quindici giorni prima del congresso» chiarisce un dirigente romano. Il deputato romano Mario Baccini ammette in parte le difficoltà: «In tutta la Capitale ci sono più di centomila iscritti. Noi avevamo chiesto di farli votare tutti. Si è creata un’oggettiva difficoltà logistica».

Il vero problema è un altro. A Roma non è stato trovato un accordo. Si voleva celebrare un congresso unitario, ma non è stato possibile mettere insieme tutte le correnti che animano il Pdl capitolino. All’attuale coordinatore cittadino Gianni Sammarco si è opposto il presidente di Sviluppo Lazio Massimiliano Maselli. Primo firmatario dell’unica mozione finora presentata. Un documento – Il coraggio di cambiare – che aveva raccolto l’adesione di un gruppo di dirigenti. Mario Baccini, Stefano De Lillo, ma anche i consiglieri capitolini guidati dall’assessore Antonello Aurigemma e organizzati sotto la sigla “Laboratorio Roma”.

«Anche per questo il congresso è stato cancellato» spiega Baccini. «Eppure la presentazione di una mozione unitaria non è una condizione necessaria. In molte province sono state presentate più mozioni e più candidati alla segreteria». La questione non ruota attorno al nuovo coordinatore cittadino. Piuttosto a un dibattito e a un rinnovamento della classe dirigente assente da tempo. «Il nostro non era un puntiglio, ma un problema di programmi – continua Baccini – Volevamo discutere la questione dei rapporti tra il partito e la Regione, tra il partito e la giunta cittadina. Ma anche i grandi temi della città: dalla questione Acea al problema dei rifiuti. Insomma, il partito a Roma aveva bisogno di un serio confronto interno». «E poi – spiega De Lillo – siamo convinti che la democrazia debba esistere ovunque. Soprattutto all’interno del partito». Tra i più delusi lo stesso candidato segretario Maselli. Che lo scorso marzo in una conversazione con Linkiesta già si lamentava: «Due anni fa abbiamo fatto una figuraccia quando non siamo riusciti a presentare le liste alle elezioni regionali. Ora questi dirigenti corrono il rischio di essere recidivi nel ledere l’immagine del Pdl».

Per ora è tutto rimandato a settembre. «A quanto ne so io – racconta il senatore Domenico Gramazio, altro personaggio di spicco del Pdl romano – Ci sarà una riunione alla fine dell’estate». Eppure è difficile immaginare un congresso in autunno. «Io ci spero ancora» dice De Lillo. È uno dei pochi. Quando il Parlamento tornerà a riunirsi dopo la pausa estiva il clima politico sarà rovente. La campagna elettorale per il dopo-Monti sarà già iniziata. Senza pensare che a quell’epoca il Popolo della libertà rischia di non esistere più. La nuova discesa in campo di Silvio Berlusconi potrebbe aver già rivoluzionato il vecchio partito. «Non hanno voluto fare il congresso? – conclude Baccini – Nessun problema. Vuol dire che ci conteremo alle prossime elezioni». 

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