Finanziamento illecito, perquisizioni a casa Sarkozy

Finanziamento illecito, perquisizioni a casa Sarkozy

Le vacanze post-sconfitta a Marrakech sono finite. Nicolas Sarkozy sabato scorso è tornato a Parigi. Ora deve decidere cosa vuole fare della sua vita. L’ex presidente non è depresso, assicura un amico al Journal du Dimanche, semmai annoiato. Il fedelissimo ex ministro degli Interni Brice Hortefeux, intervistato da France 3 conferma: “Non prova né amarezza né acredine e si augura il successo della Francia”. Già non è poco.

A fine gennaio, in un chiacchieratissimo off the record nella Guyana francese, Sarkozy aveva evocato per la prima volta la fine della sua carriera politica con metafore crudissime. “L’ago va levato poco a poco” aveva spiegato, mimando davanti a giornalisti esterrefatti il gesto del politico-dipendente che si leva la siringa dal braccio. E poi? “Tutto è organizzato affinché possiamo dimenticare che dobbiamo morire (…) La distrazione o la morte, a questo sono confrontato”. Concluse con una promessa: “Se perdo, non mi vedrete mai più”.

Uno sfogo costruito a tavolino, scrissero allora i notisti di palazzo più scafati. Gli intimi, però, raccontano che il presidente durante gli ultimi mesi parlava spesso e con preoccupazione di Valery Giscard d’Estaing. L’unico presidente della Quinta Repubblica bocciato dagli elettori soffrì di depressione dopo la sconfitta del 1981, prima di riprendere una vita politica ormai mediocre e avviare una carriera letteraria che solo il rispetto dovuto a un vecchio capo gallico ha portato fino all’immortalità dell’Accadémie Française.

Nicolas Sarkozy non vuole fare la stessa fine. Prima di domenica – quando la Francia voterà per il primo turno delle elezioni legislative – Sarkozy dovrebbe prendere possesso dei suoi nuovi uffici nell’ottavo arrondissement (dove si trova anche l’Eliseo), un intero piano di un palazzo a rue de Miromesnil 77, che servirà a sé stesso e a una mezza dozzina di collaboratori. Agli oltre 10mila euro al mese d’affitto penserà lo Stato, che si farà carico anche della sua protezione e della macchina di rappresentanza, come vuole la tradizione repubblicana. Non è chiaro, però – neanche a lui, secondo gli amici – come l’ex presidente intenda impiegare la sua notevole energia.

“Giscard e Chirac non hanno mai lavorato, io ne ho bisogno” ha spiegato Sarkozy pochi giorni dopo la sconfitta all’ex sindaco di Le Havre Antoine Rufenacht, perpetuando così l’immagine da “non professionista della politica” (un po’ forzata, vista la sua biografia) coltivata durante la sua irresistibile ascesa. In teoria Nicolas Sarkozy dovrebbe quindi tornare a fare l’avvocato, anche se i più maligni (o pessimisti) pensano che se avrà a che fare con il diritto, sarà soprattutto nella veste di imputato. L’immunità penale legata alla carica presidenziale scade il 15 di giugno, e sono diverse “les affaires” – dal dossier Bettencourt, al Karachigate fino ai presunti finanziamenti gheddafiani alla campagna elettorale del 2007 – che potrebbero interessare la magistratura.

E la politica? Qualcosa si muove, ma con grande discrezione. I sarkozisti si sono ritrovati mercoledì davanti al ristorante parigino “L’Antre Amis” per fondare il club degli “Amici di Nicolas Sarkozy”. L’associazione, sottolinea Brice Hortefeux che ne ha assunto la presidenza, “non va considerata un’iniziativa politica (…) è ispirata dall’affetto e dalla riconoscenza” e sulla carta serve a tenere in vita opere e valori del sarkozismo, promuovendo il bilancio della sua presidenza.

Lo stesso Sarkozy “starà lontano a lungo e volontariamente da ogni preoccupazione politica” assicura Hortefeux. Il co-fondatore Claude Guéant, per anni braccio destro del presidente all’Eliseo con l’incarico di Segretario Generale, conferma che “per le prossimi settimane, se non mesi, Nicolas Sarkozy non interverrà nel dibattito politico”. Messa così, però, sembra più una questione di tempi che una irrevocabile scelta di vita. Anche perché non convince l’idea che Sarkozy a 57 anni voglia confrontarsi solo con la Storia (e con la morte).

Sarkozy (presumibilmente) non aprirà bocca durante la campagna per le legislative (primo turno domenica 10 giugno, eventuali ballottaggio la settimana dopo), né designerà un candidato prediletto per la sua successione. Ma le elezioni rischiano di risolversi per la destra repubblicana in una disfatta storica, favorita dalla stessa “guerre des chefs” iniziata anzitempo nel partito tra il Segretario Jean-François Copé e l’ex primo ministro François Fillon. Una guerra intestina che Sarkozy secondo il Journal du Dimanche segue più con divertimento che con preoccupazione. “Non appena mi allontano, scoppia il bordello” avrebbe detto a un ex ministro. Nel linguaggio sarkozista, somiglia a “dopo di me, il diluvio”.

Oggi sono i fedeli come Guéant o Christian Estrosi a invocare – tutti a titolo personale – il ritorno di colui che rimane “l’unico capace di raccoglierci tutti (…) l’unico leader morale, perché un leader naturale non s’inventa”. E non è detto che sia facile trovarne un altro. Per ora “il comandante è nel suo armadio” ha sentenziato all’indomani della disfatta presidenziale il grande intellettuale Jean d’Ormesson, citando la frase che André Malraux usò per la traversata nel deserto di Charles De Gaulle. Ma da quell’armadio, se serve, Nicolas Sarkozy “può uscire quando vuole” sussurrano i suoi amici.  

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