Decreto Sviluppo, dal lavoro all’Iva ecco cosa cambia

Decreto Sviluppo, dal lavoro all’Iva ecco cosa cambia

«Un pacchetto ricco di misure, alcune attese da diversi anni. Un provvedimento che non racchiude un singolo silver bullet, ma decine di piccoli, medi e grandi interventi per rimettere in moto il Paese a costo zero». Stefano Firpo, 38 anni, responsabile della segreteria tecnica del ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera e socio de Linkiesta, racconta il decreto Sviluppo. Dal credito di imposta sulle assunzioni di personale “altamente qualificato” alle nuove norme sul diritto fallimentare. Nel provvedimento, approvato dal Parlamento pochi giorni fa, «ci sono riforme strutturali e iniziative per spingere congiunturalmente l’economia» racconta Firpo. «Il pacchetto costa 250 milioni di euro. Ma comporta un investimento rilevante, soprattutto nel breve periodo».

Stefano Firpo punta molto sul contributo sotto forma di credito di imposta, che premierà le aziende che effettueranno assunzioni di profili «altamente qualificati». Un beneficio pari al 35 per cento del costo aziendale sostenuto per l’assunzione, con un limite di 200mila euro l’anno, per le imprese che metteranno sotto contratto – a tempo indeterminato – nuovo personale in possesso di laurea magistrale a carattere tecnico o scientifico oppure di un dottorato di ricerca. Una misura dal duplice effetto. «In questo modo – spiega Firpo – si riuscirà anche ad arginare la fuga dei cervelli dall’Italia. Da questa misura ci aspettiamo almeno 4-5mila nuove assunzioni».

Rilevanti le novità in tema di diritto fallimentare. L’obiettivo è quello di spingere per tempo l’impresa in difficoltà a denunciare la situazione di crisi. Il decreto Sviluppo introduce anche in Italia la facoltà di accedere immediatamente alle protezioni previste dalla legge fallimentare. Basterà depositare la sola domanda di concordato preventivo, senza essere costretti a produrre tutta la documentazione che fino a oggi era richiesta. «Il decreto – spiega Firpo – porta in Italia il Chapter 11 (l’analogo istituto nella legge fallimentare statunitense, ndr). Basterà fare una semplice domanda per accedere alle protezioni. E in più, se il tribunale autorizza, sarà possibile ottenere credito aggiuntivo dalle banche in regime di esenzione, ad esempio, dal reato di bancarotta. Questo rappresenta un incentivo anche per le banche a intervenire per sostenere piani di risoluzione delle crisi aziendali».

Sono due le misure sull’edilizia su cui mette l’accento il collaboratore di Passera. La prima riguarda le detrazioni per i lavori di ristrutturazione immobiliare. Da qui al prossimo 30 giugno il decreto aumenta al 50 per cento la soglia di detrazione Irpef per lavori di ristrutturazione edilizia fino a 96mila euro. Prorogando alla stessa data la detrazione al 55 per cento per gli interventi di riqualificazione energetica. «È una forte spinta alle ristrutturazioni che combinata con gli incentivi sull’efficientamento energetico permette di arrivare a una spesa massima di 200mila euro, fortemente sostenuta dallo Stato». A questa misura si accompagna la disciplina dello sportello unico per l’edilizia. Il decreto provvede che lo sportello sia l’unico punto di riferimento per tutte le questioni amministrative inerenti interventi edilizi e relativi titoli abilitativi. «Una riforma attesa da quasi 15 anni – racconta Firpo – che semplifica e rende trasparente un ganglio delicato, dove troppo spesso il palleggio di responsabilità ha creato aree grigie».

Tra le principali misure ci sono i nuovi strumenti di finanziamento per le piccole e medie imprese. Un’alternativa al canale bancario, che consiste nell’emissione di cambiali finanziarie e obbligazioni. A condizione che l’emissione sia assistita da uno sponsor e che l’ultimo bilancio dell’emittente sia assoggettato a revisione contabile da parte di un revisore legale o di una società di revisione legale. «In questo modo – spiega Firpo – vengono messe sullo stesso piano società quotate e non quotate. In un momento in cui le banche hanno grande difficoltà a fare credito, questa misura permetterà alle imprese di avere risorse. È una novità importante ed è operativa da subito. Personalmente spero che diverse aziende non quotate inizino a sfruttare da subito questo strumento».

Diverso il discorso per il Piano Nazionale per le Città. Una cabina di regia per coordinare gli interventi dei diversi organi istituzionali in tema di riqualificazione di aree urbane degradate. «Questa misura riprogramma le risorse – spiega Firpo – Sfruttando ad esempio fondi un po’ fermi, come quelli per l’housing sociale, per creare insieme ai Comuni progetti immediatamente attuabili». Alcuni piani sono pronti per essere avviati. «Sui potenziali 2 miliardi di euro previsti, ci sono già progetti pronti per un miliardo». In tutto il Paese. «C’è un po’ di tutto – continua Firpo – Nord e Sud. Mi viene in mente Genova, con la riqualificazione dell’area portuale, ma anche Napoli, Caserta, Roma».

Interesserà «la stragrande maggioranza delle imprese italiane» il nuovo regime di Iva per cassa. La possibilità di versare l’Iva sulle cessioni di beni e prestazioni di servizi solo al momento dell’incasso dei corrispettivi. Potranno beneficiare della misura i soggetti con volumi di affari non superiori ai due milioni di euro (oggi il limite è fissato a 200mila euro). «Un provvedimento che interessa circa il 95 per cento delle aziende. È una misura che elimina i vincoli finanziari alla crescita delle imprese».

L’introduzione di un’autorizzazione governativa per l’importazione di benzine prodotte in Paesi al di fuori dell’Unione europea, invece, «è un sistema per spingere la produzione italiana di biocarburanti. Una corsia preferenziale. Un meccanismo per aiutare la produzione italiana ed europea. Anzi, più che un aiuto lo definirei un sostegno».

«Infine mi piace ricordare il contratto di rete – continua Firpo – una delle misure contenute nel decreto meno raccontate». Nello specifico il decreto opera per favorire l’aggregazione di imprese. «Abbiamo dato soggettività giuridica al contratto di rete» spiega. Ma il decreto prevede anche una semplificazione burocratica, prevedendo che il contratto possa essere stipulato anche come atto “firmato digitalmente”. «In questo modo abbiamo favorito la costruzione di reti forti. Che abbiano una partita Iva e un bilancio».

Tante novità anche nel metodo. «Per certi versi questo è stato un provvedimento inedito» racconta Fripo. Anzitutto per il clima di collaborazione che si è instaurato all’interno del governo. Ogni ministero ha fornito il proprio supporto. Abbiamo lavorato con i tecnici della Giustizia per le norme sul diritto fallimentare, con il Miur per le misure sulla Ricerca. Tanti interventi sono stati studiati con i ministeri di Agricoltura e Turismo. Moltissimi con quello dell’Ambiente». Non solo. «Per la prima volta siamo riusciti a coinvolgere anche alcune realtà solitamente escluse da queste dinamiche». Firpo racconta i suggerimenti e le idee giunti al ministero direttamente da professionisti ed esperti del settore. «Hanno partecipato una serie di professionalità: avvocati, commercialisti, studi professionali, operatori economici. Il decreto ha sintetizzato un bell’impegno da parte di una classe dirigente giovane che ha voglia di partecipare. L’Italia produce grandi cervelli, non coinvolgerli è un peccato». 

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