Shopping a Milano? Cosa non si fa per vendere durante la crisi

Shopping a Milano? Cosa non si fa per vendere durante la crisi

In principio furono le guide del Touring. Erano loro a dettare le rotte del turismo urbano, a decidere quale statua valeva un’occhiata veloce e quali facciate richiedevano almeno una pagina della nostra attenzione. Poi sono arrivate le signore con il berretto a visiera e l’ombrellino, quelle high tech con il microfono, e infine gli autobus scoperti che da Londra in poi hanno spopolato. Il minimo comune denominatore resta l’itinerario artistico, con eventuale deviazione di enogastronomia. Con una variante, che a Milano si inaugura da questo autunno.

Si chiamano Mirt (Milano Retail Tour), e sono dei percorsi urbani nella Milano dei negozi, della ristorazione e dei luoghi di aggregazione più innovativi. Si tratta di pacchetti acquistabili online, pensati inizialmente per i professionisti del retail e poi estesi a chiunque voglia dare un’occhiata in giro. L’idea iniziale, infatti, nasce un anno fa da un’agenzia di consulenza marketing, Creattiva, che ha utilizzato questa formula come un nuovo tipo di formazione aziendale. Per i grandi brand impegnati nel settore della vendita al dettaglio, venivano organizzati dei tour nelle strade milanesi, alla ricerca delle ultime tendenze. I nuovi itinerari organizzati per novembre, invece, sono aperti a tutti: piccole e medie imprese, uomini e donne di belle speranze che vogliono aprire un proprio esercizio, e turisti più in aria di shopping che di chiese.

Il viaggio nella Milano del retailing si fa a gruppi ridotti, su una navetta che sfida impunemente il traffico del mattino. Le tappe sono disseminate in tutta la città, dalle vie più chic del quadrilatero alle ex zone industriali. Agli “etnografi per un giorno” si spalanca un mondo più o meno sconosciuto, che mischia designer, commessi, artisti e anche qualche personal trainer. C’è il negozio dove non hai nemmeno bisogno di provarti i capi, perché un totem virtuale lo farà per te, e quello dove la gente chiede: “Scusi, ma quindi fate anche il caffé?”. Non sono matti, sono solo indecisi tra la parete con appesi i vestiti e quella col bancone del bar. E poi c’è la palestra elitaria con ambientazione d’altri tempi, o la boutique che viaggia a metà strada fra negozio e museo.

Al termine del giro ci si ritrova con tanti spunti in più e forse qualche euro meno in tasca, ma del resto, fa parte del gioco. 

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