Assalti alle scuole dei giovani di destra. Roma torna agli anni 70?

Assalti alle scuole dei giovani di destra. Roma torna agli anni 70?

Una protesta «per scuotere le coscienze», «per svegliare gli altri studenti». Una contestazione «dura», certo. Ma senza violenza. Anzi, un’esperienza quasi dannunziana. «Fiumana». I dirigenti di CasaPound Italia scomodano addirittura il poeta abruzzese per descrivere il blitz di lunedì scorso, quando alcuni esponenti dell’organizzazione giovanile hanno manifestato irrompendo nel liceo Giulio Cesare.

Intanto Roma si interroga. Negli ultimi due giorni si sono registrati già cinque casi. Cinque “assalti squadristi” alle scuole capitoline, lanciano l’allarme i giornali cittadini. Lunedì è toccato ai giovani del Blocco Studentesco, protagonisti dell’irruzione nel noto istituto di Corso Trieste (oltre a una tentata azione nel liceo classico Goffredo Mameli, nel cuore dei Parioli). Volti coperti dai cappucci, bandiere, volantini e fumogeni, una ventina di giovani hanno occupato i corridoi del liceo, scandendo slogan contro il ministro Profumo e la privatizzazione della scuola pubblica. Il giorno dopo, altre manifestazioni. Stavolta ad opera di un’altra organizzazione giovanile di estrema destra, Lotta Studentesca. Vicina al movimento Forza Nuova. Presidi e volantinaggi all’ingresso dell’istituto Leon Battista Alberti, all’Eur, dello scientifico Manfredi Azzarita, Parioli, e all’Itis Galileo Galilei, all’Esquilino.

La città è tornata agli anni Settanta? Oggi sono in molti a porsi la domanda. Parla di «intollerabili episodi di violenza» il presidente della Provincia, il Pd Nicola Zingaretti. Mentre il presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici chiede una dura risposta da parte delle istituzioni: «Sappiamo nomi e cognomi, vanno identificati e denunciati d’ufficio. È necessario chiudere le loro sedi».

Loro, “gli squadristi”, quasi si stupiscono. «La nostra è una protesta che ha fatto parecchio scalpore – spiega il vicepresidente di CasaPound Italia Simone di Stefano – ma sono state raccontate molte inesattezze». Nessuna violenza, nessun’arma, nessuno slogan fascista. Il movimento difende i suoi ragazzi, «dirompenti, che hanno voglia di agire». Opposti a una gioventù «bella, buona, dorata e dorotea. Pronta per partecipare a qualche reality show». La sede del blitz del Blocco Studentesco non è stata scelta a caso. Un liceo signorile in un quartiere della benestante borghesia romana. «Il clamore è anche dato dal fatto che è successo al Giulio Cesare, che è un liceo famoso, forse se l’azione fosse avvenuta in un liceo a Tor Bella Monaca non ne stavamo a parlare».

Per dare la propria “versione dei fatti”, i dirigenti di CasaPound convocano una conferenza stampa. All’ultimo piano del palazzone a metà strada tra la stazione Termini e piazza Esquilino che il movimento ha occupato una decina di anni fa, viene trasmesso il video integrale dell’assalto. «Così potete vedere che non c’erano né mazze, né bastoni». Siamo nel cuore della Chinatown romana. L’effetto è un po’ paradossale. «Scudo e spada dell’Italia» recita lo slogan sulla maglietta di uno degli attivisti. A fianco del portone d’ingresso una serie impressionante di mercerie e ristoranti orientali. 

Di Stefano spiega il motivi dell’azione di lunedì. Il Blocco studentesco manifesta contro la privatizzazione della scuola, i tagli all’istruzione. I dirigenti rivendicano l’iniziativa. Il maxistriscione con il volto di un Mario Monti vampiro srotolato dal tetto del rettorato di Tor Vergata e, in un’altra occasione, dall’altare della Patria, non ha avuto risalto. «C’è da interrogarsi sul fatto che una corsa in un corridoio con un fumogeno in mano, sia pure all’interno di una scuola, faccia più notizia di duemila studenti medi in piazza, come quelli portati dal blocco studentesco nella prima manifestazione di quest’anno». spiega CasaPound. Quasi una trovata pubblicitaria. «Se di squadrismo si tratta, è squadrismo mediatico».

Prende la parola Rolando Mancini, il coordinatore nazionale del Blocco. È il più giovane di tutti. «Qualcuno dice che siamo tornati negli anni Settanta? È inammissibile – spiega – Stiamo solo sperimentando nuove forme di protesta». Jeans e maglietta parla, un po’ nervoso, al microfono. Chi entra a CasaPound sperando di trovare energumeni beceri e ignoranti rimane deluso. Ad accogliere i giornalisti all’ingresso della sede, in via Napoleone III, è Francesco Polacchi, ex responsabile del Blocco. Stringe la mano e si presenta a tutti. All’ingresso dell’edificio, sulle pareti, sono dipinti i nomi dei principali riferimenti culturali dell’organizzazione. Ci sono Mussolini, Ettore Muti, Codreanu (leader della Guardia di Ferro, il movimento fascista rumeno), certo. Ma anche Corto Maltese René Guénon, Omero. Hic manebimus optime. Davanti al pianerottolo, il motto dannunziano svetta sotto una grande aquila. Al sesto e ultimo piano dell’edificio c’è la sala conferenze. Tra i fotografi e i giornalisti, anche diversi militanti. Si salutano stringendosi l’avambraccio, come i legionari romani. Sui muri decine di manifesti ricordano quasi un decennio di iniziative. Mussolini e il fascismo regnano sovrani. Ma non c’è solo nostalgismo. Negli incontri organizzati dal movimento si parla di Iran, Kerouac, la strage di Ustica. Su un grande volantino campeggia la faccia di un capo indiano. Tempo fa era stato persino organizzato un incontro – che fece molto discutere – sul comandante Che Guevara. 

Rolando Mancini continua. Il blitz di lunedì? «Un’azione abbastanza dura, ma senza danni. I ragazzi hanno solo voluto urlare la loro voglia di cambiare a degli studenti che sono sordi». Il risultato, racconta, sarebbe persino positivo. «Molti studenti del liceo ci hanno contattato, abbiamo iniziato un dialogo con loro». La preside del Giulio Cesare probabilmente non la pensa così. Ieri con una lettera aperta ha denunciato pubblicamente l’accaduto. «Si tratta con tutta evidenza – le sue parole sull’irruzione – di un fatto inaudito, che, sfruttando la dimensione pubblica della scuola – luogo per sua natura aperto, e per ragioni di sicurezza e incolumità di tutti non chiudibile -, ha introdotto nella calma di una ordinaria giornata di lezione un fattore di violenza simbolica e fisica, per fortuna risoltosi senza danni alle persone e alle cose». La dirigente non parla di fascismo. Un termine entrato, a dire il vero tra qualche polemica, nella replica firmata dai docenti del liceo. Qui si legge che l’aggressione violenta sarebbe stata «attivata con metodi di chiaro stampo fascista». 

Roma torna a fare i conti – probabilmente mai del tutto saldati – con l’estremismo politico? In realtà, come ammettono tranquillamente i dirigenti di CasaPound, il movimento è nelle scuole capitoline, e non solo quelle, da anni. Nata nel 2006, l’organizzazione giovanile Blocco studentesco è ormai una realtà nei licei romani. Oggi fa scalpore, ma è difficile che finora nessuno se ne sia accorto. Già pochi mesi dopo la nascita del movimento, i giovani di CasaPound erano riusciti a ottenere il 10 per cento dei voti alla consulta provinciale degli studenti di Roma. Percentuali cresciute fino a sfiorare il 30 per cento. Oggi su quasi 400 membri della consulta provinciale, circa un’ottantina sono del Blocco. I rappresentati di istituto riconducibili a CasaPound sono ormai ovunque. Certo, la rappresentanza aumenta nei quartieri storicamente più vicini all’ambiente. Roma Nord, Parioli, Flaminio, Prati (al Convitto nazionale uno degli esponenti del Blocco è il figlio del sindaco Alemanno). Ma anche l’Eur, il centro storico, tante periferie. Ormai dappertutto. «Non solo i licei – prosegue Mancini – Con 1.107 preferenze, è un esponente del Blocco Studentesco anche il primo candidato eletto al Senato Accademico dell’Università di Tor Vergata». 

I giovani militanti «saranno almeno 300 solo su Roma» racconta Francesco Polacchi. «A questi va aggiunta un larghissima fascia di simpatizzanti». Difficile avere numeri più precisi. «Ma nell’ultima manifestazione, a settembre, abbiamo portato in piazza oltre 2mila persone. E il corteo era stato organizzato solo tre giorni prima». Le scuole romane si scoprono sempre più nere. Non c’è solo il blocco studentesco. In giro per gli istituti della città non è difficile incontrare anche rappresentati di Lotta studentesca, l’organizzazione giovanile legata a Forza Nuova. I due movimenti ci tengono a distinguersi e a marcare la distanza. Non è un caso, forse, se le incursioni dei giovani di Lotta studentesca siano avvenute proprio il giorno dopo l’incursione al Giulio Cesare. 

Intanto il Partito democratico di Roma lancia l’allarme. «Nei fatti gravissimi che sono accaduti in questi ultimi due giorni nei licei romani, non vedo nulla della manifestazione di protesta contro i tagli alla scuola». Ha spiegato il segretario cittadino del partito, Marco Miccoli in una conferenza stampa convocata oggi nel circolo Pd di Piazza Verbano, assieme ad alcuni esponenti dell’Anpi e della Federazione della sinistra. «Sono aggressioni neofasciste organizzate in tutta Roma da CasaPound e Blocco Studentesco. Sono manifestazioni illegali perché i ragazzi che sono entrati nelle scuole hanno bloccato le lezioni, spaventando un po’ tutti dai professori agli studenti. Queste sono azioni che vanno represse. Noi vogliamo chiedere al sindaco di Roma Gianni Alemanno e al ministro Cancellieri se non sia necessario incrementare i controlli in questo senso perché non possiamo assistere all’imbarbarimento dello scontro politico».

Accuse che CasaPound respinge al mittente. L’attacco del Pd sarebbe strumentale. Un tentativo per distogliere l’attenzione dalle discutibili scelte politiche del partito – dalla modifica dell’articolo 18 alla riforma delle pensioni – in vista delle comunali romane. Di questo, almeno, è convinto il vicepresidente del movimento Di Stefano. Il motivo? Mentre il Blocco Studentesco acquista popolarità nei licei, CasaPound è pronta al grande salto. «Dopo dieci anni, siamo pronti a trasformare una realtà di lotta in un soggetto politico». I “fascisti del terzo millennio” si presenteranno a Roma e nel Lazio con proprie liste. «Contro tutti». Ancora mistero sui nomi dei candidati al Campidoglio e alla presidenza della Regione. Saranno presentati «solo quando verranno rese note le date del voto». Simone Di Stefano è convinto del risultato. «Tantissimi scontenti del centrodestra si stanno avvicinando alla nostra realtà». I manifesti sono stati già preparati. E da qualche tempo hanno iniziato a tappezzare i muri della città. «Puoi votarli. Oppure no», «Puoi essere complice, Oppure no», «Centrodestra. Centrosinistra. Oppure no». Su tutti, una raccomandazione finale agli elettori: «La prossima volta, nel segreto dell’urna, falli piangere». 

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