La Camera elimina gli sprechi. Ma è una finta

La Camera elimina gli sprechi. Ma è una finta

In un sussulto di moralità i deputati iniziano a sforbiciare gli sprechi e i privilegi del Palazzo. Nel tardo pomeriggio l’Aula di Montecitorio approva il bilancio della Camera. Poco prima, forse preoccupati dal clima di anti-politica imperante nel Paese, decine di eletti si affrettano a presentare proposte e suggerimenti per ottimizzare le spese. Dalla cancellazione dei viaggi, a quella dei benefit per gli ex presidenti, fino al taglio della carta, degli stipendi, dei vitalizi. Qualcuno propone persino l’istituzione di un codice etico per i parlamentari. Alla fine vengono presentati quasi sessanta ordini del giorno.

Un inno all’austerità mai visto prima. Per un attimo sembra quasi di essere in un Parlamento del Nord Europa. Giusto un attimo. Presto si scopre che i buoni propositi di tanti deputati rischiano di non essere mai applicati. Lo chiarisce a inizio seduta il presidente di Montecitorio Gianfranco Fini. Gli ordini del giorno depositati – molti sono stati accolti dall’Ufficio di Presidenza – saranno considerati «inviti a valutare». Nessun impegno formale per l’Ufficio di Presidenza e il Collegio dei questori. Nessun vincolo. Piuttosto semplici suggerimenti, come era già successo lo scorso anno.

L’impegno dei parlamentari resta ammirevole. Nei circa 60 documenti presentati c’è di tutto. Il Pdl Amedeo Boccetta chiede lo scioglimento della Fondazione della Camera dei deputati (e il questore Albonetti si impegna a realizzare il progetto entro la fine della legislatura). L’Udc Renzo Lusetti propone di incentivare i contratti di stage gratuiti a Montecitorio per risparmiare sulle spese del personale. E ancora, il berlusconiano Manlio Contento suggerisce di tagliare gli oltre 22 milioni di euro riservati al personale non dipendente della Camera. Ma anche di rivedere le spese del Palazzo per il comparto “computer”. Oggi si spendono circa 4 milioni di euro l’anno per la manutenzione, 3 milioni per l’assistenza e 5 milioni per la «gestione operativa dei centri informatici».

I Radicali, da soli, presentano quasi la metà degli ordini del giorno. Chiedono di indire un bando di gara per i servizi bancari all’interno del Palazzo (il Banco di Napoli ha iniziato la sua attività a Montecitorio nel lontano 1926). Suggeriscono il taglio delle spese per i presidi sanitari e la pubblicazione dell’anagrafe tributaria di tutti i parlamentari (oggi solo il 41 per cento dei deputati ha firmato la liberatoria per pubblicare sul sito internet della Camera i propri dati).

C’è chi suggerisce di rendere pubblici i nomi e i contratti dei portaborse, chi propone di togliere a questori e vicepresidenti la possibilità di abitare in appartamenti di proprietà della Camera. Qualcuno ipotizza l’obbligo di presentare disegni di legge ed emendamenti in forma elettronica, per risparmiare sulla carta. Qualcun altro chiede di rivedere, ovviamente al ribasso, i livelli retributivi del personale di Montecitorio. La finiana Chiara Moroni ha il sogno di realizzare un asilo nido per i figli dei deputati e dei dipendenti della Camera. Ovviamente tutto a pagamento, senza spendere un euro dei contribuenti. Per la Pd Sandra Zampa è l’ora di tagliare ogni beneficio per i deputati «che abbiano ricoperto, in qualsiasi legislatura, l’incarico di presidente e Vicepresidente della Camera». Le elezioni si avvicinano. Paola Binetti propone addirittura di istituire un codice etico e deontologico per i membri della Camera.

Il questore Gabriele Albonetti accoglie gran parte dei documenti. Impegnandosi a realizzare le richieste. Alcune proposte, invece, vengono bocciate prima ancora di cominciare. Dichiarate inammissibili dal presidente Fini. Si tratta degli ordini del giorno che prevedono il taglio dei vitalizi, ad esempio. Stessa sorte per i tentativi di ridurre la diaria (la somma destinata mensilmente ai deputati per provvedere alle spese di vitto e alloggio a Roma). Proposta irricevibile, perché l’assegno è già previsto dalla legge. E non può essere modificato con un odg.

In un caso è la stessa Aula della Camera a rifiutare il taglio. Succede verso la fine della seduta, quando i parlamentari bocciano il documento del dipietrista Antonio Borghesi. L’esponente dell’Idv propone di eliminare «ogni agevolazione per i deputati cessati dal mandato parlamentare, con particolare rifermento a quelle concernenti gli spostamenti aerei, autostradali, ferroviari, marittimi ed ogni altro spostamento nazionale e internazionale». Stavolta la Camera ci ripensa. Votano a favore solo Italia dei Valori (con l’eccezione di Gabriele Cimadoro), Lega e Radicali.

Alla fine si vota il progetto di bilancio per il 2012. Il documento viene approvato a grande maggioranza (397 sì, 25 contrari e 3 astenuti). I tagli questa volta sono concreti. Il bilancio di competenza per il 2012 è previsto a 1 miliardo e 87 milioni, scenderà dell’1,85 per cento rispetto al 2011. Dal prossimo anno i fondi che il Tesoro trasferirà alla Camera si ridurranno di quasi 50 milioni di euro. Fino al 2015 la dotazione sarà ferma a 943 milioni di euro. Un record. Era dai primi anni ’60 che le spese di funzionamento aumentavano ogni anno.  

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