
«Un po’ mi dispiace che uno come Bersani abbia avuto paura del voto dei diciassettenni. Li abbiamo sempre fatti votare. Stavolta no, e non si capisce perché». Il sindaco di Firenze Matteo Renzi torna a criticare il regolamento delle primarie. Nessun attacco frontale. Ormai la campagna elettorale del candidato rottamatore sembra essersi appiattita all’insegna di un democristiano fair-play. «Se perdiamo le primarie – precisa subito dopo Renzi – la colpa sarà nostra, non delle regole». Nessuna accusa diretta, insomma. Non più. Eppure il mancato voto dei più giovani, ai renziani rode ancora parecchio. Lo considerano uno dei maggiori ostacoli per la vittoria elettorale.
Difficile altrimenti. Quando all’inizio di ottobre sono state individuate le regole della competizione, una delle note più stonate è stata proprio questa. Alle primarie del 2007 (segretario Walter Veltroni) e del 2009 (segretario Pier Luigi Bersani) hanno votato anche i sedicenni. Perché oggi, per la prima volta, no? Un cambio in corsa che secondo molti osservatori finirà per penalizzare Renzi. Non è un mistero: i più giovani si riconoscono nel candidato che sfida l’establishment di partito. Oltre che nella più generale politica della “rottamazione”.
E invece stavolta la partecipazione alle primarie sarà aperta a tutte le elettrici e gli elettori in possesso dei requisiti previsti dalla legge. Vale a dire con diciotto anni o più. Una decisione contestata persino dei Giovani democratici. Una decina di giorni fa è stato proprio il segretario nazionale dell’organizzazione giovanile Fausto Raciti – tutt’altro che vicino a Matteo Renzi – a criticare la scelta della coalizione. «È un errore privare la partecipazione a una generazione che in questi anni ha tanto contribuito alla vita pubblica italiana, spesso ponendo temi in sintonia con la nostra agenda politica, e alla quale i candidati alle primarie devono delle risposte».
Stupisce la modifica. Ma anche l’improvviso ripensamento di qualche dirigente del partito. Qualche tempo fa il sito del Fatto Quotidiano ha ripescato una vecchia dichiarazione di Massimo D’Alema. Cinque anni fa, poco prima delle primarie che avrebbero incoronato Veltroni, l’ex premier difendeva il diritto al voto dei sedicenni sul Corriere della Sera. «Penso che ormai – le sue parole – le persone a sedici anni siano perfettamente in grado di scegliere». Evidentemente adesso non lo sono più.
La sorpresa maggiore arriva leggendo lo Statuto del Partito democratico. L’articolo 2 del documento si occupa di individuare i «soggetti fondamentali della vita democratica del Partito». Al comma 8, guarda caso, ci sono proprio loro. I 16-17enni oggi impossibilitati a partecipare alle primarie. «L’iscrizione al partito così come la registrazione nell’Albo degli elettori e delle elettrici possono avvenire anche per via telematica (e pure su questo ci sarebbe da scrivere un altro articolo, ndr) sono individuali e sono perfezionabili a partire dal compimento del sedicesimo anno di età».
Per permettere a Matteo Renzi e Laura Puppato di sfidare Bersani, lo scorso 6 ottobre l’assemblea nazionale democrat ha modificato lo Statuto. Superando l’articolo 18 che imponeva la candidatura del solo segretario. Già che c’era, poteva cambiare anche l’articolo 2. Trasformando i sedicenni in «soggetti parzialmente fondamentali della vita democratica del Partito».