Chi tocca la patrimoniale muore? Monti prima apre, poi ritratta

Chi tocca la patrimoniale muore? Monti prima apre, poi ritratta

Ad ascoltare il video e a leggere i lanci in inglese delle agenzie, in effetti, non sembrano troppi gli spazi per i dubbi. È vero, Mario Monti al Summit milanese del Financial Times non aveva promesso una patrimoniale a breve, ma questo nessuno lo aveva scritto. Aveva però aperto chiaramente – sia culturalmente che dal punto di vista delluomo di governo – a una tassazione generalizzata sui patrimoni. Aveva spiegato che non ci sono gli strumenti (conoscitivi) per farla, certo, ma aveva anche detto che “there are steps we are taking”: “passi che stiamo facendo”. 

Insomma, non ci eravamo messi in testa che domattina ci saremmo svegliati con la patrimoniale – anche perché Monti spoiegava che non sarebbe stata messa “overnight”, di notte… – ma eravamo piuttosto sicuri che di una vera e propria fase di studio e valutazione politica si stesse parlando. Detta dal Premier, davanti al mondo della finanza milanese e internazionale raccolta attorno a Monti dal Financial Times.

Improvvisamente – e quasi ricordando un passato recente in un presidente del Consiglio, in Italia, ripeteva spesso e volentieri di essere stato frainteso – è arrivata però una nota di Palazzo Chigi che qui riproduciamo integralmente:

Il Presidente del Consiglio Mario Monti, intervenendo alla conferenza del Financial Times “new routes for growth”, non ha affatto annunciato un intervento di tassazione sui patrimoni.

Dopo aver precisato di non essere pregiudizialmente contrario ad una modesta tassazione generalizzata del patrimonio, il Presidente ha ricordato il contesto in cui il governo ha operato e i vincoli alle scelte in materia di imposizione fiscale, in particolare la mancanza di una base conoscitiva sufficientemente dettagliata e la necessità di evitare massicce fughe di capitali all’estero.

Non essendo perciò realizzabile una tassazione generalizzata del patrimonio, il Governo nel dicembre 2011 è intervenuto, con l’approvazione di tutti i partiti della maggioranza, su varie componenti della ricchezza patrimoniale separatamente, con un risultato effettivo in qualche modo paragonabile.

Tutto ciò Monti ha chiarito come spiegazione delle decisioni allora adottate, non come premessa di futuri interventi.

Insomma, anche nella rettifica il profilo di un Monti politico sembra sempre più netto: mentre contraddice ciò che tutti eravamo sicuri di aver capito, spiega però che una patrimoniale – piccola, imperfetta, fatta di misure diverse – lui l’ha già introdotta. E se è vero che nella nota di rettifica spiega di aver parlato delle cose fatte al passato, non può certo cancellare l’impressione di essersi espresso in maniera da ingenerare confusione.

Volontaria o involontaria? A queste domande, al solito, non si può dare una risoposta certa. Di certo resta, però, che quella della patrimoniale può essere una bandiera da portare o da combattere: ma in uno o nell’altro caso, bisogna ammettere di essere “scesi in campo”, di fare politica a tutti gli effetti ed eventualmente, di essere pronti a difendere un’idea da sempre controversa anche nell’agone elettorale. 

E forse è stato questo pensiero ad obbligare Monti ad una rettifica che, dopo tutto, lascia aperte diverse porte.