Da Intesa a Mediaset, tutti i conti di Italia Spa

Da Intesa a Mediaset, tutti i conti di Italia Spa

Una giornata a dir poco densa per Piazza Affari. Una ventina di società stanno diffondendo i propri conti trimestrali, dalle banche come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps e Ubi, dai colossi dell’energia come Enel e Saras all’editoria, con Mediaset e Cairo fino alle infrastrutture con Impregilo. Si tratta, insomma, di un’ottima cartina di tornasole per farsi un’idea su com’è andata l’Italia nei primi nove mesi del 2012, e cercare di capire se i protagonisti del Ftse Mib, il principale listino milanese – che oggi ha chiuso a +1,40% –riserveranno soddisfazioni o meno ai propri azionisti.

Banche

Intesa Sanpaolo. Al 30 settembre 2012 il Core Tier 1 ratio risulta all’11,1%, crescono i ricavi del 6,9% a 13,3 miliardi rispetto ai 12,5 dei nove mesi dell’anno scorso, ma scende l’utile – recita la nota stampa diramata pochi istanti fa –poiché l’anno scorso la banca guidata da Tommaso Cucchiani aveva beneficiato di 1,1 miliardi di affrancamento di imposte differite attive, a quota 1,68 miliardi sugli 1,92 al 30 settembre 2011 (-12,5%). In discesa anche le commissioni nette, pari a 3,97 miliardi di euro (-3,8% anno su anno), anche se le commissioni da attività bancaria commerciale salgono del 2% a fronte di una contrazione del 7% delle commissione da attività di gestione, intermediazione e consulenza. Il complesso dei crediti deteriorati aumenta del 20%, e in particolare quelli in sofferenza passano da 8,9 a 10,6 miliardi di euro in un anno, «con un’incidenza sui crediti complessivi pari al 2,9% (2,4% al 31 dicembre 2011) e un grado di copertura del 61% (leggermente diminuito anche per effetto della cessione rispetto al 64% di fine 2011)», recita la nota sampa. La divisione Corporate e investment banking accresce gli utili del 18% anno su anno a quota 1,065 miliardi, con proventi operativi a +2,4% a 3,2 miliardi, con un peso del 24% sul totale. Per quanto concerne la Banca dei Territori, che riunisce gli istituti locali, l’utile passa da 56 a 769 milioni di euro in un anno, con proventi netti per 7,5 miliardi, «pari a circa il 56% dei proventi operativi netti consolidati di Gruppo (57% nei primi nove mesi del 2011), in crescita del 6,1% rispetto ai 7.120 milioni dei primi nove mesi del 2011». A completare il quadro la divisione Banche estere, che non ha dato grandi soddisfazioni: utile a 58 milioni rispetto ai 344 milioni del 30 settembre 2011, e proventi per 1,6 milioni (12% sul totale del gruppo) rispetto agli 1,78 milioni dello stesso periodo del 2011 (-8,5%). Cucchiani ha confermato i dividendi allo stesso livello dell’anno scorso, ovvero 9 centesimi per le azioni di risparmio e 8 per le ordinarie. 

Unicredit. L’utile netto del gruppo amministrato da Federico Ghizzoni al 30 settembre scorso sale a 1,4 miliardi rispetto agli 847 milioni dei nove mesi 2011, grazie a 517 milioni di plusvalenze dal riacquisto di obligazioni ibride (Tier I e Upper Tier II nel primo trimestre e Abs nel terzo trimestre 2012). Il Core Tier 1 si assesta al 10,67 per cento. Salgono anche i ricavi a 19,5 miliardi (+2% anno su anno) e il margine lordo, a quota 8,2 miliardi di euro (+9,6% anno su anno), nonostante la contrazione del margine d’interesse, pari a 11,1 miliardi (-4,6%) e delle commissioni nette, a 5,9 miliardi (-3,8% anno su anno). Aumentano invece le sofferenze, a quota 45,6 miliardi (+1,8% trimestre su trimestre), con un tasso di copertura «pari al 43,1% a fine settembre 2012, leggermente in calo rispetto al trimestre precedente», come recita la nota stampa. E infatti gli accantonamenti sui crediti salgono del 13,2% rispetto a settembre 2011, a 5,1 miliardi di euro. I depositi della clientela, 420 miliardi, sono stabili in Italia (+0,7% trimestre su trimestre), mentre salgono in Polonia del 2,9% trimestre su trimestre. La Polonia è il Paese che cresce di più all’interno del Gruppo, con un +4,5% anno su anno in termini di ricavi. In generale, si tratta di dati nettamente superiori al consensus 2012 della fine di ottobre – ricavi per 25,5 miliardi, risultato operativo netto a 3,5 miliardi, utile netto 1,3 miliardi. Non a caso il titolo alle 14.10 guadagna l’1,96% a 3,44 euro per azione.  

Banca Popolare di Milano. Sui conti della Popolare di Milano pesano e non poco le svalutazioni dell’avviamento, per 360 milioni di euro. Per questo Piazza Meda chiude i nove mesi del 2012 con una perdita di 106 milioni rispetto all’utile di 47 milioni del 30 settembre 2011, ma a guardare le slides di presentazione dell’a.d. Piero Montani si nota una crescita del margine d’interesse a 657 milioni di euro (+6% anno su anno, al netto del calo delle commissioni nette del 9,7% compensato dall’attività finanziaria) e la gestione operarativa a quota 432 milioni (+66,2%). Le sofferenze nette aumentano di 44 milioni a quota 835 milioni di euro di euro, per via «delle difficoltà di alcuni gruppi industriali che hanno fatto ricorso a procedure concorsuali», mentre il tasso di copertura è al 48,9% e gli accantonamenti per affrontarle sono pari a 1,3 miliardi di euro. Gli oneri operativi scendono del 7,7% da settembre 2011, mentre aumenta a 28,6 miliardi la raccolta diretta (+3,3% anno su anno). Il Core Tier I si assesta all’8,91% rispetto all’8,09% del 30 settembre 2011.

Banco popolare. Nove mesi in utile o in perdita? Dipende: 166 milioni di euro senza considerare al valore di mercato l’impatto dei downgrade delle agenzie di rating sui propri bond, che pesano 220 milioni di euro, -54 milioni tenendone conto. Escludendole dal conteggio sale anche il risultato netto – +185,5% – a quota 425 milioni grazie al riacquisto dei propri strumenti ibridi, mentre la gestione operativa si contrae a 672,4 milioni rispetto ai 1,13 miliardi dei primi nove mesi del 2011. Cresce il Core Tier I dal 7,1% al 10,4% in un anno, mentre rimane piatto il margine d’interesse (+0,6%) a 1,35 miliardi, a fronte di un aumento delle commissioni nette (+4,6%) a poco più di un miliardo. Purtroppo sale anche l’incidenza delle sofferenze sugli impieghi, al 4,53% rispetto al 3,93% del 31 dicembre 2011 per un controvalore di 6,7 miliardi di euro. Escludendo gli 1,5 miliardi derivanti da Italease, recita la nota dell’istituto veronese, «le sofferenze risultano nel complesso svalutate o già passate a perdite o coperte da garanzie per circa il 95% del loro ammontare». Il riacquisto dei titoli ibridi pesa anche sulla raccolta, 96,6 miliardi di euro (-9% anno su anno). 

Ubi banca. Per la banca lombarda il cavallo non beve. Calano gli impieghi a 94,8 miliardi (-7,7% anno su anno) – «prevalentemente a seguito della debolezza della domanda, della riduzione dell’esposizione verso Large Corporates e dell’uscita dai settori e dalle posizioni a maggior rischio», si legge nella nota stampa, e la raccolta diretta totale a quota 100,3 miliardi (-3,5% anno su anno). Al netto delle componenti non ricorrenti l’utile balza a 180,3 milioni (+87,1% rispetto ai 96,4 milioni dei primi nove mesi del 2011), così come il risultato della gestione operativa, che si assesta a 931,3 milioni (+23% anno su anno). Stabili le commissioni nette a 871,6 milioni di euro (-0,8% anno su anno). La banca lombarda segna una buona performance sull’attività finanziaria, positiva per 148,3 milioni di euro rispetto al passivo di 16,7 milioni relativo al 30 settembre 2011, grazie al riacquisto di titoli ibridi. Purtroppo continuano ad aumentare le sofferenze nette, cresciute a 2,85 miliardi dai 2,48 del 31 dicembre 2011, «determinando un’incidenza sul totale crediti netti del 3,01% rispetto ad un dato di sistema per il settore privato pari al 3,46%», recita il comunicato. E scende anche il loro tasso di copertura al 41,5% sul 43,3% del 31 dicembre 2011. La visione sul finale d’anno del management non è positiva: «Non è possibile prevedere l’apporto della Finanza mentre ci si attende una componente una tantum di costi legata alle azioni previste dal Piano di Ottimizzazione del Gruppo». Il Core Tier I è al 10,49 per cento. 

Monte dei paschi di Siena. Le pulizia del bilancio continua ed è dolorosa. Le rettifiche  nette per deterioramento di crediti, pari a 1,3 miliardi al 30 settembre scorso (+56% anno su anno). Le rettifiche «per deterioramento di attività finanziarie», invece risultano negative per 129,5 milioni di euro (-96,3 milioni al 30/09/2011) «per effetto prevalentemente di svalutazioni su strumenti finanziari convertibili, titoli di capitale quotati e OICR classificati AFS, soggetti ad impairment», recita la nota. Nel complesso, i crediti deteriorati sono saliti di 1,4 miliardi in dodici mesi, a quota 17 miliardi di euro, mentre le sofferenze nette sono 7,4 miliardi in aumento del 5,2% rispetto al 30 giugno scorso. La copertura delle sofferenze rimane stabile al 55 per cento. Cala la raccolta dell’1,3% rispetto a giugno a 258 miliardi, mentre gli impieghi sono stabili a 145 miliardi. In contrazione le commissioni nette, che passano da 1,36 a 1,25 miliardi in un anno, principalmente per via degli «oneri connessi al costo delle garanzie Monti Bond per circa € 75 milioni», si legge sul comunicato stampa. L’utile del periodo è pari a 60,1 milioni di euro, circa un decimo rispetto ai 574,1 milioni al 30 settembre 2011. 

Editoria

Caltagirone Editore. Il gruppo editoriale romano archivia i nove mesi con ricavi in calo a quota 145,2 milioni di euro rispetto ai 167,6 milioni al 30 settembre 2011 (-13,4%), margine operativo lordo negativo per 10,8 milioni – rispetto ai 6,5 milioni dei nove mesi dell’anno scorso, al netto della riduzione dei costi del 3,2%, ma a pesare sono 4,5 milioni di oneri da «riorganizzazione» del gruppo – e una perdita ante imposte di 23 milioni di euro, rispetto all’utile di 1,7 milioni registrato un anno fa. In calo del 4,4% i ricavi da vendita di quotidiani (Il Messaggero, Il Gazzettino e Leggo) a 56,5 milioni di euro, mentre quelli pubblicitari si contraggono del  20% circa in dodici mesi, assestandosi a 82,3 milioni di euro. Le previsioni della società per fine 2012 indicano una «forte incertezza» a fronte della quale la società continuerà ad adottare una politica di riduzione dei costi. Da evidenziare che il prezzo dei quotidiani non è ancora stato adeguato a quello della concorrenza. 

Mondadori. Un’annata da dimenticare per la casa editrice di Segrate. L’utile al 30 settembre cala del 63,5%, passando da 44 a 16,1 milioni di euro, il margine lordo scende a 63,6 milioni da 104,6 del 30 settembre 2011 (-39,7% anno su anno) mentre i ricavi rimangono di poco sopra la soglia del miliardo di euro (-7,5% rispetto agli 1,1 miliardi dei nove mesi 2011). In attesa di autorizzazione da parte dell’antitrust iberica la cessione a Bertelsmann della partecipazione nella joint venture con Random House (Random House Mondadori), che vale 54 milioni di euro non ancora contabilizzati. Tiene soltanto la Francia, dove il fatturato dei periodici è salito del 9,6% sui nove mesi 2011 a 284,5 milioni di euro. Al contrario della divisione periodici Italia – meno 15% a 298,6 milioni di euro – che hanno subito una contrazione delle vendite in edicola del 10,8% e dal punto di vista pubblicitario sono calate del 20,7 per cento. Tendenza simile al calo dei ricavi pubblicitari, che si sono assestati al 30 settembre scorso a 129,1 milioni di euro, in diminuzione del 21,8% anno su anno. Le testate online, sulle quali la società ha puntato di recente a livello strategico, ha registrato ricavi in crescita del 63,7% anno su anno, «grazie ai positivi andamenti di Donnamoderna.com (+16%), Grazia.it (+60%) e Panorama.it (+36%); per il Gruppo Rti buona la crescita di TGcom24 (+15%) e SportMediaset (+53%) e in forte espansione la raccolta sul sito VideoMediaset». Sebbene per la società non «sono ipotizzabili i tempi e le modalità necessari per un’inversione di tendenza», puntare sul digitale è imprescindibile. 

Mediaset. Da Segrate a Cologno Monzese, il risultato non cambia. Mediaset archivia i nove mesi dell’anno con una perdita di 45,4 milioni, a fronte di un utile di 164,3 milioni al 30 settembre 2011. Male anche i ricavi: 2,655 miliardi rispetto ai 3,040 di dodici mesi fa. Il margine operativo lordo cala a 944,6 milioni di euro rispetto ai 1.26 miliardi dei nove mesi 2011, mentre si riduce l’indebitamento da 1,77 a 1,63 miliardi. Da tempo la società soffre per via della recessione in Eurozona che investe pesantemente i due mercati di riferimento, Italia e Spagna, dove la raccolta pubblicitaria cala in un anno rispettivamente del 14,9% a 1,65 miliardi e del 13,4% a 632 milioni di euro. Se la dote di Mediaset Premium è invariata a 382,4 milioni, sono le torri di trasmissione la gallina dalle uova d’oro per il Biscione: i ricavi di EI Towers crescono infatti da 116,7 a 175,3 milioni di euro. L’evoluzione della gestione prevede la riduzione dei costi per 450 milioni, come già annunciato, ma soprattutto l’ammissione, da parte del management, che «in assenza di significativi miglioramenti del mercato pubblicitario si stima un risultato netto consolidato in linea con quello registrato nei primi nove mesi dell’anno». E dunque in rosso per la prima volta nella storia. 

Immobiliare

Prelios. Peggiora nei nove mesi la perdita di Prelios, ex Pirelli Real Estate, che passa da 152,9 a 171 milioni di euro al 30 giugno scorso principalmente a causa di svalutazioni per 100 milioni di euro. Scendono i ricavi di gestione da 113,6 a 91,6 milioni di euro, con una perdita operativa di 41,9 milioni – di cui 36 ascrivibili all’impairment dei crediti dubbi derivanti dall’attività d’investimento –  rispetto ai 6 milioni del 30 settembre 2012. Calano, infine, gli attivi in gestione, da 11,4 a 10,3 miliardi. La società ha sottoscritto oggi un accordo con la Feidos di Massimo Caputi per una ricapitalizzazione da 185 milioni di euro, di cui 100 per cassa e 85 attraverso la riconversione di parte del debito – 561 milioni di euro – in azioni. Secondo quanto prevede il patto, recita la nota stampa, gli attuali soci, tra cui Camfin, Generali, Intesa Sanpaolo, Mediobanca e Pirelli – che metteranno sul piatto 25 milioni, Feidos altri 20 – avranno un’esclusiva fino al 21 dicembre, mentre il closing dell’operazione è previsto entro il primo trimestre 2013. Il consiglio d’amministrazione ha nominato oggi Sergio Iasi nuovo amministratore delegato al posto dell’uscente Paolo Massimiliano Bottelli. L’obiettivo principale della gestione, si legge sul comunicato, è il riequilibrio della struttura fiannziaria, sia via aumento di capitale sia mediante «la rinegoziazione dei termini di rimborso dei finanziamenti esistenti». 

Utilities

Enel. Meglio essere obbligazionisti che azionisti. Come Mediaset, anche Enel risente della crisi sovrana in Italia e Spagna, principali mercati di riferimento, che si riflette nella frenata dell’utile a 2,6 miliardi di euro rispetto ai 3,2 miliardi al 30 settembre 2011 (-18,8%), margini in calo a 12,7 miliardi (-3,9% anno su anno) ma ricavi in crescita del 7,7% a quota 61,8 miliardi di euro grazie al trading e «al diverso meccanismo di rimborso degli oneri sostenuti a seguito della soppressione del Fondo Pensione Elettrici (FPE) a partire dal primo gennaio 2000», recita la nota stampa. Rispetto al 31 dicembre 2011, aumenta di poco meno di 2 miliardi l’indebitamento, da 44,6 a 46,4 miliardi. Il motivo, si legge nella nota stampa, è ascrivibile «essenzialmente al pagamento dei dividendi, delle imposte correnti, inclusive della Robin Hood Tax, e degli oneri finanziari connessi al debito e alle attività di investimento del periodo». La durata media del debito è di 7 anni e gli interessi sono al 5% medio: ogni anno se ne vanno circa 2 miliardi soltanto per ripagare i creditori. L’amministratore delegato della società controllata dal Tesoro, Fulvio Conti, ha confermato gli obiettivi per il 2012 già presentati nel piano industriale

Infrastrutture

Impregilo. Nel giorno in cui, secondo quanto rileva l’Adnkronos citando fonti giudiziarie, la Procura di Milano avrebbe avviato accertamenti presso alcuni intermediari su ipotesi di accordi non dichiarati fra Salini e alcuni azionisti che hanno votato il piano proposto da Salini nell’assemblea di Impregilo di luglio, il general contractor presieduto da Claudio Costamagna ha diffuso i conti al 30 settembre scorso. Se, dunque, la battaglia legale tra la famiglia Gavio e quella del costruttore romano non si risolverà a breve, le cifre diffuse in serata evidenziano bene questo periodo di transizione per la società. La perdita netta è di 21,6 milioni, rispetto all’utile di 58,7 milioni al 30 settembre 2011, e calano anche i margini a 69,9 milioni di euro, rispetto ai 122 milioni di euro dei dodici mesi precedenti. Aumentano invece i ricavi, che sfiorano i 2 miliardi di euro (+26% anno su anno) e la raccolta ordini – 1,5 miliardi rispetto ai 957 milioni – e cala l’indebitamento, da 527 a 449,8 milioni di euro. Il numero uno del general contractor, Pietro Salini, si dimostra in ogni caso ottimista sui mesi a venire, grazie alla progressiva cessione delle quote nella concessionaria autostradale brasiliana EcoRodovias. «Sulla base della ragionevole aspettativa per cui anche la cessione dell’ulteriore 19% della medesima partecipazione possa perfezionarsi entro la fine del corrente esercizio», recita infatti la nota diffusa pochi istanti fa , «si ritiene ragionevole prevedere che l’esercizio 2012, su base consolidata, possa evidenziare un incremento del volume di affari ed una redditività operativa (Return on Sales) positiva prima degli effetti di natura non ricorrente derivanti dalle operazioni di cessione sopra descritte». Operazione che non cancella gli strascichi legali del difficile cambio di governance avvenuto lo scorso luglio. 

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