
Basta metter l’acqua sul fuoco, buttar dentro gli spaghetti, condirli con il pomodoro e il pranzo è bello e servito. Costo: non più di 50-60 centesimi di euro. La pasta si conferma il vero piatto anticrisi. E gli ultimi dati, diffusi in occasione del World Pasta Day dello scorso 25 ottobre, lo confermano: nei primi nove mesi dell’anno il consumo di pasta degli italiani è aumentato del 4 per cento, in controtendenza rispetto al resto del settore alimentare. Ogni anno nel nostro Paese si mangiano più di 1,5 tonnellatte di penne, maccheroni e tortiglioni, con un consumo pro capite di quasi 26 chili. Oltre a essere il maggior consumatore, l’Italia è anche il Paese leader nella produzione con 3,3 milioni di tonnellate prodotte nel 2011, seguito da Stati Uniti (2 milioni di tonnellate) e Brasile (1,3 milioni di tonnellate). «Con un pacco di pasta si può preparare un ottimo primo piatto, se non un piatto unico per quattro persone», spiega Riccardo Felicetti, presidente del gruppo Pasta di Aidepi, Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane. Certo, aggiunge, «è un prodotto monoingrediente e per questo risente dell’aumento del prezzo del grano».
Cominciamo dalla storia: chi ha inventato la pasta? È vero che sono stati i cinesi ?
In reaItà già i Greci preparavano il primo precursore della pasta, il “laganon”, un foglio grande e piatto di pasta e tagliato a strisce. Anche Cicerone li cita nei suoi scritti. “Lagane” e sfoglie di pasta conquistarono l’Impero e, come spesso accade, ogni popolo adattò la novità alle proprie esperienze. Mentre agli arabi dobbiamo l’essiccazione poiché nei loro spostamenti nel deserto non avevano sufficiente acqua per confezionare ogni giorno la pasta fresca. Per permettere una rapida essiccazione, si diede alla pasta una forma di cilindretti forati. La prima data certa nella storia della pasta in Italia è il 1154, quando in una guida turistica ante litteram il geografo arabo Al-Idrin menziona “un cibo di farina in forma di fili”, chiamato “triyah”, che si confezionava a Palermo. Ancora oggi in Sicilia si trovano la “tria bastarda” e i “vermiceddi di tria”. Nel Salento ci sono “i ciceri e tria”. Marco Polo invece tornò dalla Cina nel 1295: la leggenda che la pasta italiana provenga dalla Cina è così sfatata. Di pochi anni dopo è il debutto della parola “maccheroni” nella forma letteraria: ne scrisse Boccaccio nel suo Decameron.
Da qui come si è arrivati alla famosa pasta al pomodoro?
Il pomodoro arrivò in Italia dal Perù nel 1554, ma la coltivazione su larga scala ebbe inizio solo nel Seicento. La pasta col pomodoro, quindi, nasce appena quattro secoli fa. Nel XVII secolo erano talmente tante le botteghe dei “vermicellai” di Roma, che Papa Urbano VIII, nel tentativo di regolare il commercio della pasta, in una bolla papale del 1641 impose una distanza minima di 24 metri tra un negozio e l’altro.
Quanti tipi di pasta esistono nel mondo?
In Italia si contano per approssimazione oltre 300 formati di pasta e il numero è in crescita costante vista la fantasia produttiva dei pastai italiani. Essendo poi gli italiani i principali produttori mondiali e senz’altro quelli con maggior tradizione, la stima può ritenersi riferibile anche al panorama produttivo mondiale.
Quanta pasta si produce in Italia e quanta ne esportiamo?
La produzione di pasta italiana è di 3.316.728 tonnellate all’anno, e di questa ne viene esportata oltre la metà, circa il 54% della produzione nazionale, per la precisione 1.775.883 tonnellate.
In quali Paesi viene più esportata la pasta italiana?
I maggiori importatori di pasta italiana in Europa sono Germania, Francia e Regno Unito, mentre dopo l’Europa il maggior volume di vendite si registra nel continente asiatico, con Cina, India e Giappone come Paesi di maggior interesse. Oltre Oceano i principali estimatori della pasta sono gli Stati Uniti.
Quali peculiarità ha la pasta italiana rispetto a quella prodotta all’estero?
La pasta prodotta in Italia vanta una maggior qualità nella scelta delle materie prime, nei processi di lavorazione, perfezionati in secoli di attività e tramandati di generazione in generazione dalle aziende grandi e piccole sparse su tutto il territorio nazionale. È un know how che ormai è entrato nel dna dei produttori italiani e che costituisce un vero e proprio patrimonio di conoscenze e tradizioni.
Perché la pasta è diventata l’alimento identificativo dell’Italia all’estero (insieme alla pizza)?
La pasta rappresenta il made in Italy per eccellenza e il viver bene italiano. È uno dei piatti base della cucina italiana oltre che della dieta mediterranea e ha seguito gli italiani nel mondo. Gli italiani amano la cucina e amano cucinare, ma soprattutto amano mangiare insieme, condividere un momento di gioia in famiglia o con gli amici, preparando ricette semplici o elaborate.
Gli ultimi dati riguardanti il settore parlano di un aumento del consumo di pasta del 4 per cento. La pasta può essere definita come piatto anticrisi?
Sicuramente la pasta è tra gli alimenti più versatili e quindi con un pacco di pasta si può preparare un ottimo primo piatto, se non un piatto unico, per quattro persone, quindi sì, senz’altro si può definire un piatto anticrisi.
Il prezzo della pasta ha risentito dell’aumento del prezzo del grano?
La pasta è un prodotto monoingrediente, quindi è naturale che il costo della materia prima incida sensibilmente e in maniera esponenziale soprattutto quando il costo della materia prima è particolarmente sostenuto.
Quali sono le proprietà nutritive della pasta?
Cento grammi di pasta forniscono un apporto energetico pari a circa 360 kcal, di cui circa il 70 per cento sotto forma di carboidrati complessi, una buona quota proteica e un contenuto in grassi trascurabile. In combinazione con altri alimenti come pesce, carne, formaggio, verdure, olio e altro, è usata per la preparazione di numerosi piatti unici che forniscono un buon apporto sia energetico che di nutrienti. Consumata assieme ai legumi, rappresenta un piatto di alto valore nutrizionale e facilmente digeribile, come ci insegnano i princìpi della dieta mediterranea.
Quanta pasta dovremmo consumare ogni giorno?
In una dieta equa e bilanciata, il 55-60 per cento delle calorie giornaliere deve derivare dall’assunzione di carboidrati e la pasta è una naturale apportatrice di carboidrati complessi, per cui è senz’altro opportuna una significativa assunzione di pasta nella dieta degli individui. La pasta è un alimento fondamentale per chi svolge attività fisica, sia per chi pratica sport per divertimento o per tenersi in forma, sia per gli atleti professionisti.
Cosa ne pensa delle paste già pronte surgelate o liofilizzate?
Ogni prodotto ha il suo pregio, la propria funzione sociale e il proprio apporto nutritivo. Certamente, i prodotti citati e in particolare le paste liofilizzate, non incontrano il favore gustativo e la tradizione culinaria del consumatore italiano ma soddisfano piuttosto specifiche esigenze di consumo. Si può dire che la pasta è un alimento che si presta anche allo sviluppo di nuove occasioni di consumo. I risultati ad oggi non sono entusiasmanti, ma la strada della ricerca ci incuriosisce e stimola, soprattutto per lo sviluppo dei mercati esteri.