
Mario Monti non lascia quasi nulla al caso. Per annunciare la sua disponibilità a guidare il prossimo governo ha scelto una delle tribune più chiacchierate e visibili. Il presidente del Consiglio è stato attento ai dettagli. Ha parlato domenica sera, in prima serata, sulla televisione pubblica. Un’intervista a “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, per rassicurare il Paese. Se l’Italia avrà ancora bisogno di lui – il senso dell’intervento – non dirà di no. «Rifletterò su tutte le possibilità, nessuna esclusa. E poi ascolterò Napolitano». Dopo mesi di frasi rubate, indiscrezioni e retroscena, il Professore lo conferma pubblicamente: se il risultato elettorale non permetterà la nascita di un governo stabile, lui non si tirerà indietro. È l’annuncio che tanti aspettavano. Peccato che non se ne sia accorto quasi nessuno.
Erano almeno sei mesi che Mario Monti si allenava a fare il politico. Via la maschera austera del premier tecnico, si è perfettamente calato nella parte del leader. Battutine in conferenza stampa, provvedimenti popolari, una smaliziata gestione dei rapporti con i partiti della sua maggioranza. Ma l’esperienza evidentemente non è un optional. E così il Professore ha compiuto il classico errore da principiante. Perché è importantissimo il messaggio, è fondamentale la cornice. Ma il timing è tutto. Anche le interviste più belle non hanno seguito se non c’è nessuno ad ascoltarti.
Preoccupato dei dettagli, al presidente del Consiglio è sfuggita la cosa più evidente. Ieri sera si decidevano le primarie di centrosinistra. Se ne parla almeno da questa estate. L’attenzione degli italiani – perlomeno di chi segue la politica – era tutta lì. Era la grande serata: lo scontro tra Renzi e Bersani (non se la prendano gli altri candidati). La sfida finale tra la rottamazione e la classe dirigente. Un evento politicamente epocale: primarie finalmente combattute, con un esito incerto fino all’ultimo voto. O quasi.
E Monti che fa? Annuncia la sua disponibilità a tornare a Palazzo Chigi. Proprio mentre iniziano ad arrivare i dati dai primi seggi. Roba da prima lezione al corso base per spin doctor. C’è chi posticipa l’orario di una conferenza stampa per non accavallarsi con un altro comizio. E lui si lascia intervistare sulle reti pubbliche quando il Paese è sintonizzato su un altro canale. E dire che se non ci fossero state le primarie Monti sarebbe stato il protagonista assoluto della domenica. Il momento scelto per intervenire, peraltro, era perfetto. Solo una settimana fa la grande convention di Montezemolo e la corsa tra i partiti di centro per sostenere un Monti bis. Giovedì scorso era arrivato persino il suggerimento (pubblico) di Giorgio Napolitano. Il presidente della Repubblica aveva tolto il Professore dall’imbarazzo, ipotizzando un suo “impegno” post elettorale. E invece niente.
Oggi i giornali relegano Mario Monti a piccoli richiami in prima pagina. Roba da dirigente politico di secondo piano. Per attirare tutta l’attenzione sarebbe bastato anticipare l’intervista, anche di poco. Silvio Berlusconi, che in fatto di comunicazione politica non è proprio un novellino, lo sa bene. E con quelle frasi sibilline sul suo ritorno in campo – fatte uscire a tempo debito – è riuscito a conquistarsi un po’ di spazio anche nel grande giorno delle primarie di centrosinistra. Sfogliare per credere. Monti non ha saputo individuare il momento giusto. Chi è andato in edicola questa mattina ha trovato pagine e pagine – giustamente – sulla sfida Renzi-Bersani. L’annuncio del presidente del Consiglio? Molto più avanti. Fino a ieri si sono versati fiumi di inchiostro solo per una frase rubata al Professore. Oggi i lettori meno attenti non si saranno neppure accorti di lui. Se davvero Monti vuole fermarsi a Palazzo Chigi, forse è il caso che assuma un altro tecnico. Uno bravo in comunicazione.