Simboli e messaggi subliminali, l’altra sfida delle primarie

Simboli e messaggi subliminali, l’altra sfida delle primarie

“Riscrivi l’Italia”. Vicino allo slogan, l’immagine. Tante firme tracciano i confini dello Stivale. Nomi di uomini e donne, scritti con inchiostro nero, rosso, blu. Alcuni sono chiaramente leggibili, altri meno. A sentire il sindaco di Firenze Matteo Renzi la campagna pubblicitaria scelta dal comitato delle primarie di centrosinistra non sarebbe casuale. I grafici che l’hanno ideata avevano un obiettivo preciso: responsabilizzare i votanti. Ricordare a tutti la necessità di firmare. Vuoi partecipare? Devi metterci il nome. Anche, soprattutto, sul discusso albo degli elettori.

Insomma, un messaggio più o meno subliminale. Per ricordare a tutti che prima di votare è necessario iscriversi a un albo ufficiale degli elettori di centrosinistra. Scoraggiando i meno motivati. E – ne è convinto Renzi – danneggiando la sua candidatura. «In questi giorni mi scrivono tanti – ha spiegato il sindaco di Firenze ai responsabili dei suoi comitati elettorali pochi giorni fa – soprattutto esponenti delle forze dell’ordine. Vorrebbero votare per me, ma hanno paura dell’albo. Temono che venga resa nota la loro identità». Su questo punto i renziani hanno insistito molto. Qualche settimana fa hanno persino sollevato la questione davanti al garante delle privacy, ottenendo l’assicurazione che i nomi di chi andrà a votare non saranno pubblicati. «Ma è indubbio – racconta il deputato Pd renziano Fausto Recchia – che su questo tema è stata portata avanti un’operazione di vero terrorismo mediatico».

La battaglia per le primarie si combatte anche così. I candidati si promuovono e si accusano non solo attraverso le dichiarazioni ufficiali. Vestiti, luoghi, slogan. Senza diventare paranoici è facile individuare le tante simbologie che caratterizzano la corsa verso la premiership del centrosinistra.

Come spiegare altrimenti la scelta di Matteo Renzi di farsi fotografare sulla copertina del settimanale Oggi accanto alle due nonne? Questa mattina chi è andato in edicola ha trovato il sindaco di Firenze sorridente. Vicino a Maria e Annamaria, rispettivamente 92 e 82 anni. Uno scatto tutt’altro casuale. L’obiettivo non è quello di costruire un’immagine familiare, ma riavvicinare alla causa l’elettorato più anziano. La campagna per la rottamazione ha funzionato, ha portato tanti voti. Ma ha allontanato gli elettori più avanti con l’età. Renzi l‘ha ammesso: è stato un errore. Ecco perché nell’ultima settimana prima del voto vuole correggere in corsa il messaggio. La rottamazione non è legata ad alcun fattore anagrafico. A essere messa da parte sarà la vecchia classe politica, non gli anziani.

Il segretario Pierluigi Bersani fa il contrario. Cerca di connotare negativamente la rottamazione. Il segretario ha più volte spiegato che «le foglie nuove nascono solo se ci sono radici forti». Per rendere ancora più evidente il messaggio, ha deciso di chiudere la campagna elettorale a Stella. Il piccolo paese del Savonese che ha dato i natali all’ex capo di Stato Sandro Pertini. «Un omaggio alla generazione che ci ha dato quel presidente. E lì vorrei dire due parole sui giovani. La mia idea di rinnovamento è che la ruota deve girare, ma chi ha esperienza deve dare una mano a far girare la ruota». Chiaro il polemico riferimento all’avversario che non ha mai nominato: Matteo Renzi.

Parlando di città simbolo, il sindaco di Firenze aveva puntato tutto sull’Emilia. Fino a poche ore fa Renzi aveva programmato per domani una visita alla Bolognina. Capitale della “svolta” per antonomasia. Il comizio è saltato all’ultimo. La sede scelta per l’incontro, un cinema, appartiene alla locale Curia. E non può essere usata per incontri politici (anche se, raccontano i bene informati, nel 2009 l’allora candidato sindaco Alfredo Cazzola parlò proprio in quella sala). Resta la visita a Bologna, non al luogo che i militanti di centrosinistra legano al cambiamento.

Paesi e personaggi. Matteo Renzi vuole presentarsi agli italiani come Obama. L’abbinamento è così evidente che non è sfuggito quasi a nessuno. Il sindaco di Firenze vuole legare la sua immagine a quella del presidente americano. Un presidente democratico, di colore. La novità assoluta. Ma anche un presidente accomodante, lontano dallo scontro e dalla demonizzazione dell’avversario (la stessa degenerazione che ha caratterizzato anche gli ultimi venti anni di politica italiana). Renzi indossa ovunque la camicia bianca a maniche arrotolate. Per il confronto tv con gli altri candidati ha abbinato la cravatta viola che a molti ha ricordato un celebre discorso dell’inquilino della Casa bianca. I palchi dei suoi comizi in giro per l’Italia sono stati cromaticamente dominati dal rosso e blu. I colori della bandiera Usa. Continue, poi, le citazioni del presidente statunitense. Per l’ultima Leopolda è stato addirittura preso in prestito il titolo – «Il meglio deve ancora venire» – dalla frase pronunciata da Barack poco dopo la sua recente rielezione.

Bersani? È il segretario del partito e non fa nulla per nasconderlo. La sua campagna elettorale trasmette responsabilità e serietà. Lui non si abbassa al confronto con gli altri (e forse avrebbe preferito fare a meno del dibattito tv). È superiore. Il garante, il pacificatore. Anche per questo ha evitato accuratamente – almeno fino a questi ultimi giorni – qualsiasi attacco personale nei confronti dei suoi competitor. A Renzi non è stata risparmiata nessuna critica. Anzi, spesso si sono anche superati i limiti del buongusto. Ma ci ha pensato sempre qualcun altro (Rosy Bindi, Ugo Sposetti, Massimo D’Alema). L’unica frecciata diretta risale alla discussa cena milanese del sindaco fiorentino. L’incontro a porte chiuse con gli esperti di finanza, organizzato da Davide Serra. «Io credo che chi ha la base alle Cayman non dovrebbe permettersi di dare consigli». Non solo. Anche i continui riferimenti alla «comunità», denunciano i renziani, rappresentano un’implicita esclusione del sindaco di Firenze. D’altronde è da quando ha iniziato la sua campagna elettorale che Renzi viene accusato di essere poco di sinistra.

Bersani è il partito? Renzi tutto l’opposto. I continui riferimenti alla sua esperienza amministrativa hanno proprio il compito di segnare la distanza tra il sindaco e l’apparato democrat. Forse se ne sono accorti in pochi, ma la sede del comitato nazionale per Renzi è rimasta a Firenze. Volutamente lontano da Roma e dal Palazzo. E poi ci sono le simbologie più spicce. Quelle che non hanno bisogno di troppe interpretazioni. È il caso dei sacchi di letame rovesciati un paio di giorni fa davanti al comitato renziano di Rignano sull’Arno, città del sindaco rottamatore. Ma forse di queste se ne potrebbe fare anche a meno. 

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