
Primi effetti del ritorno sulla scena politica di Silvio Berlusconi. In mattinata il gruppo del Pdl al Senato ha deciso di togliere il sostegno al governo Monti. Il decreto Sviluppo alla fine ottiene l’ok di Palazzo Madama – 127 sì, 17 no e 23 astenuti – ma il Popolo della libertà si astiene.
Il Pdl si preoccupa di assicurare il numero legale, ma apre di fatto la prima vera crisi dell’esecutivo tecnico. Come spiega il presidente del senatori Pdl Maurizio Gasparri, viene sancito «il passaggio del nostro gruppo ad una posizione di astensione nei confronti del governo».Tra poche ore, alla Camera, la scena si ripeterà. Alle 17.45 è in programma un voto di fiducia sul decreto sui costi della politica. Anche stavolta i pidiellini si asterranno. Ufficialmente i parlamentari berlusconiani protestano contro il ministro Passera. Questa mattina il titolare dello Sviluppo economico aveva criticato le ipotesi di ricandidatura di Berlusconi. «Si torna indietro? Non è un bene per l’Italia. Dobbiamo dare la sensazione che il Paese va avanti».
Ma la presa di posizione di Passera è un pretesto. Il Pdl sfrutta l’occasione per mandare un messaggio al governo. Non è un caso che proprio in queste ore Mario Monti sia impegnato nel Consiglio dei ministri che dovrà varare il decreto sull’incandidabilità dei condannati. Misura avversata da tutto il Pdl. Non è l’unico motivo dello strappo pidiellino. «Dopo la riunione di ieri sera a Palazzo Grazioli – raccontano fonti berlusconiane – il Cavaliere ha deciso di confermare la svolta antimontiana del partito. La prossima campagna elettorale sarà giocata molto su questo argomento».
Il presidente del Consiglio? Secondo un ministro sarebbe deciso a non farsi intimidire. E infatti il decreto sull’incandidabilità è stato ugualmente varato. Dopo, è probabile una visita al Colle. «Se il partito che da un punto di vista parlamentare ha ancora la maggiore consistenza passa all’astensione – ha spiegato il presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro – vuol dire che questo governo non ha più la fiducia delle Aule parlamentari. Se il governo non ha più la maggioranza che aveva nel momento in cui si è insediato, a questo punto credo che Monti si debba recare al Quirinale».
In caso di reincarico, Monti dovrebbe tornare alle Camere. E stavolta, assicurano i falchi pidiellini, nulla sarebbe scontato (lo stesso Pdl potrebbe spaccarsi tra parlamentari filomontiani e non). Di certo il governo rischia. C’è già chi ipotizza che l’ultimo provvedimento da approvare possa essere la legge di Stabilità. Subito dopo il voto di fiducia a Palazzo Madama, tra i commenti di tanti senatori si parla persino di un nuovo governo. Un esecutivo tecnico della durata di pochissimi mesi. Stile governo balneare. Guidato dall’ex presidente del Senato Franco Marini («magari da Marcello Pera»). Giusto il tempo di guidare il Paese a nuove elezioni.
Intanto il fronte politico è in ebollizione. A breve Berlusconi vedrà i suoi uomini a Palazzo Grazioli. Il segretario Pd Pierluigi Bersani ha dato appuntamento alle 14 ai capigruppo democrat. Per fare il punto sulla difficile situazione.