Berlusconi si scopre solo e il ritorno diventa un rebus

Berlusconi si scopre solo e il ritorno diventa un rebus

Silvio Berlusconi è pronto a scendere in campo. Carico come una molla per sfidare in campagna elettorale il centrosinistra e Mario Monti. Sicuro di vincere, «perché da quando sono giovane non ho mai partecipato ad alcuna competizione solo per ben figurare». Oppure no. Il Cavaliere si è fatto avanti per disperazione, in assenza di sostituti. Ma non ha ancora deciso. Anzi, avrebbe scelto di fare un passo indietro. Ed è ancora alla ricerca di un giovane manager da candidare la suo posto.

La nuova, ennesima, discesa in campo di Berlusconi è ancora avvolta dal mistero. E nelle ultime ore si fa più insistente la voce che il Cavaliere avrebbe alla fine deciso di farsi da parte. La svolta della scorsa settimana – la decisione di togliere la fiducia all’esecutivo – ha sorpreso tutti. Anche gli alleati dell’ex premier. E adesso Silvio è pieno di dubbi. È titubante, cambia idea. Questo pomeriggio parteciperà alla presentazione del libro di Bruno Vespa in un noto residence della Capitale. Nell’arco di mezza giornata ha assicurato la sua presenza, poi ha cancellato l’appuntamento. Alla fine è tornato sui suoi passi. Una serie di giravolte che racconta bene la sua confusione.

Perché tante incertezze? La strategia del Cavaliere era stata studiata bene, nei dettagli. Eppure negli ultimi giorni diversi tasselli del mosaico progettato a Palazzo Grazioli sono venuti meno. Qualcuno ha voltato le spalle a Berlusconi. Mettendo in dubbio la riuscita del progetto.

La discesa in campo di Berlusconi non ha raccolto l’entusiasmo che ci si attendeva. La freddezza – se non addirittura l’avversione – di molti ha colto il Cavaliere di sorpresa. Non è il caso di Angela Merkel, degli avversari politici, persino dei giornali stranieri. Anzi, le grida di sdegno e le prime pagine piene di insulti verso l’ex premier italiano ne hanno solo rafforzato l’immagine in vista della campagna elettorale. I “no” che Berlusconi ha dovuto incassare con amarezza sono altri.

Uno degli ultimi, in ordine dei tempo è quello di Roberto Maroni. Sivio Berlusconi considerava l’accordo con la Lega Nord cosa fatta. Ieri sera a Palazzo Grazioli la doccia gelata. Il segretario del Carroccio ha spiegato a Berlusconi che un’intesa – in Lombardia e a Roma – può essere siglata. Ma solo se Berlusconi rinuncia a candidarsi. «Io sono insostituibile» avrebbe provato a giustificarsi l’ex premier. Niente da fare. Fino a quando il Cavaliere sarà il protagonista, la Lega non ci sarà. È ovvio che senza l’apporto del partito di Maroni, le mire elettorali di Berlusconi calano vistosamente.

Oggi almeno altri due alleati gli hanno chiesto di fare un passo indietro. Francesco Storace, il leader della Destra, ha incontrato il Cavaliere stamattina a Palazzo Grazioli. L’ex governatore del Lazio non esclude un ritiro all’ultimo di Berlusconi. Stesso discorso per Gianni Alemanno. Il sindaco di Roma non ha mai fatto mistero di non gradire una nuova ricandidatura dell’ex premier.

E poi c’è il Partito popolare europeo. Berlusconi aveva probabilmente messo in conto qualche resistenza. Ma non la dura reazione di queste ore. Ieri il capogruppo del Ppe all’Europarlamento, il francese Joseph Daul, ha spiegato senza mezzi termini che far cadere il governo Monti «è stato un grave errore». Stamattina il capogruppo dei liberal-democratici Guy Verhofstadt ha chiesto l’espulsione di Berlusconi dal Ppe. Spiegando in Aula che «è irragionevole quello che sta succedendo in Italia». Risultato: domani Berlusconi era atteso nel tradizionale pranzo con i leader del Ppe prima del summit europeo. Ma alla fine il Cavaliere potrebbe decidere di disertare l’incontro, per evitare situazioni imbarazzanti.

Le gerarchie vaticane tifano per Monti. Non è un mistero. Ma forse neppure Berlusconi si aspettava un sostegno così evidente. Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, lunedì scorso sul Corriere della Sera è stato chiaro. La fine del governo Monti è stata un errore. «Non si può mandare alla malora i sacrifici di un anno». Pochi dubbi sulla necessità di puntare ancora sul Professore. «Sarebbe un errore in futuro non avvalersi di chi ha contribuito in modo rigoroso e competente alla credibilità del nostro Paese in campo europeo e internazionale evitando di scivolare verso situazioni irreparabili».

Fedele Confalonieri e i figli di Berlusconi sconsigliano da tempo una nuova discesa in campo. Neanche questa è una novità. Ma forse il Cavaliere non si aspettava tante prese di distanza da parte dei suoi parlamentari. Franco Frattini, i giovani dirigenti vicini ad Angelino Alfano. Gli esponenti cattolici del partito. Per il momento nessuno ha deciso di lasciare il Pdl. Ma le difficoltà sono evidenti. Per carità, non che la loro eventuale defezione possa rappresentare un grande problema in chiave elettorale. Per il momento, nel partito, nessuno prende voti come Silvio Berlusconi. Ma certo, in campagna elettorale l’immagine di un Pdl in frantumi non sarebbe il massimo. Anche per questo negli ultimi giorni il Cavaliere avrebbe cercato in tutti i modi di placare dubbi e mal di pancia interni.