
Hanno creduto fino all’ultimo nel miracolo. Erano certi che Angelino Alfano avrebbe assunto la guida del Popolo della Libertà. Poi Silvio Berlusconi ha archiviato ogni progetto di rinnovamento, si è ripreso il partito. E li ha sorpresi e spaesati. Indecisi se rimanere nel vecchio Pdl o tentare la scommessa del Professore. Il dubbio non nasce dalla gratitudine. Abbandonare il Cavaliere non è un problema. Lasciare il partito per sostenere Mario Monti è un’ipotesi che prenderebbero volentieri in considerazione. Peccato che il presidente del Consiglio ancora non si decida ad annunciare la sua candidatura.
I postberlusconiani del Pdl vivono così l’ultima fase della legislatura. Sono i parlamentari presi in contropiede dall’accelerazione berlusconiana. Erano certi dell’eclissi del Cavaliere. Ma il ritorno sulla scena dell’ex premier li ha spiazzati. Ora vivono in attesa di un segno del Professore. Si cercano. Si tengono in contatto tra loro, ma parlano anche con chi il partito lo ha già lasciato. Qualcuno, su pressione dello stesso Berlusconi, ha già deciso di rimanere. Qualcun altro alla fine se ne andrà davvero. Per ora solo pochissimi coraggiosi sono partiti (quasi tutti con la certezza che non sarebbero stati ricandidati).
Silvio Berlusconi cerca di trattenerli. Di fronte alla difficile sfida elettorale che lo attende, il Cavaliere non ha bisogno di strappi o scissioni. In queste ore l’ex premier rassicura chiunque gli parli. Ci sono candidature e seggi per tutti. Gli ex An vogliono farsi una loro lista da affiancare al nuovo Pdl? Non c’è alcun problema. Berlusconi non sogna di vincere le elezioni. Vuole solo impedire che vincano gli altri. Per farlo ha bisogno di una squadra numerosa, non necessariamente coesa.
Domenica prossima si sarebbero dovute tenere le primarie del Pdl. Cancellato l’appuntamento, resta il disagio di chi a quel progetto ci ha creduto. A partire dai due mancati candidati Giorgia Meloni e Guido Crosetto. I due si incontreranno a Roma, al teatro Brancaccio, per dare vita alle “primarie delle idee”. Sarà una sfilata di critiche alla svolta berlusconiana. Oltre all’ex ministro e a Crosetto ci sarà il capogruppo in Europa Mario Mauro, Marco Tardash, i giovani rottamatori pidiellini del sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo. Quello di domenica sarà un incontro per marcare la distanza da Berlusconi, ma non troppo. «È un modo come un altro per alzare la posta in vista delle elezioni e conquistare qualche seggio in più» raccontano malignamente alcuni osservatori esterni.
Un fronda rilevante sembrava potersi raccogliere attorno a Franco Frattini. Stupito dalla svolta antimontiana del Cavaliere, pochi giorni fa alla Camera l’ex titolare degli Esteri è stato uno dei pochissimi ad accordare la fiducia al governo. Contro le direttive del gruppo Pdl. In realtà, si racconta a Montecitorio, Frattini sta giocando una partita a sé. Ha scommesso su Monti per convinzione, certo. Ma anche perché attraverso la benedizione del Professore spera di diventare il prossimo segretario generale della Nato. Il mandato dell’attuale numero uno dell’alleanza atlantica scadrà la prossima estate. Di mezzo ci sono le elezioni in Italia. Ecco perché se Monti sarà in campo, Frattini è pronto a sostenerlo. In caso contrario, l’ex ministro sarà costretto a rimanere con Berlusconi. Continuando a lavorare dentro il Pdl per un’ormai improbabile convergenza dei moderati italiani sotto l’egida del Partito popolare europeo.
La lista degli indecisi prosegue. Ci sono i pidiellini cattolici come Eugenia Roccella, Gaetano Quagliariello, Maurizio Sacconi. Diverso il discorso per il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi. Anche lui vicino alla figura di Mario Monti, è rientrato nei ranghi non appena il Cavaliere ha annunciato la sua ricandidatura. Stesso percorso, raccontano, per i deputati ciellini Vignali e Toccafondi. Nella variegata truppa degli ex An, spiccano gli uomini vicini a Gianni Alemanno. Il sindaco di Roma è un altro dei dirigenti di via dell’Umiltà che avevano scommesso sull’avvento di Angelino Alfano. Preso in contropiede dal ritorno del Cavaliere, Alemanno avrebbe contattato diversi esponenti del fronte vicino a Mario Monti. Da Gianfranco Fini a Pier Ferdinando Casini. Forse lo stesso presidente del Consiglio. Mistero sulle sue mosse. Il tempo a disposizione non è molto. Mercoledì sera è in programma un incontro in cui il sindaco annuncerà la strategia ai suoi uomini.
Tra chi ha già lasciato il Cavaliere si attendono notizie. Il gruppo messo in piedi da Isabella Bertolini con alcuni transfughi del Pdl conta di crescere di numero a breve. Ai primi cinque ex berlusconiani (ci sono anche Gaetano Pecorella e Giorgio Stracquadanio) si sono aggiunti i cinque che avevano lasciato il Pdl un anno fa, poco prima della caduta del governo: Gava, Destro, Antonione, Santori e Sardelli. Recentemente è arrivato Luca Barbareschi, a breve dovrebbe entrare anche Santo Versace. Nelle prossime ore è probabile l’ingresso di Giuliano Cazzola. Altro deputato che non ha gradito, e non ha fatto nulla per nasconderlo, il ritorno di Berlusconi.
I contatti con Gianni Alemanno, raccontano gli uomini della Bertolini, sono bene avviati. Si spera in una risposta anche dall’estero. Domani torna a riunirsi il Parlamento europeo a Strasburgo. Si aspettano le mosse del capodelegazione Mario Mauro. Ma fino a quando Monti non scenderà ufficialmente in campo, il progetto resta una speranza. Ecco perché tra i montiani di centrodestra tutti scommettono sulla candidatura del Professore. La sua lista? Questione di pochi giorni, assicurano. Un minuto dopo l’approvazione della legge di Stabilità ci sarà l’annuncio. «D’altronde perché il presidente della Cei Bagnasco si sarebbe espresso così oggi sul Corriere?». Le stesse dimissioni del presidente del Consiglio sono state lette come un chiaro messaggio politico.
L’ambizioso obiettivo è arrivare a venti-trenta deputati entro la fine della legislatura. Non un partito, ma una lista. Un gruppo in grado di raccogliere diverse anime del Pdl in rotta con il Cavaliere. Insomma, gli ex berlusconiani per Monti. E poco importa se le componenti rappresentate non abbiano mai avuto troppe posizioni politiche in comune. «Per raggiungere lo scopo arruoliamo tutti, non facciamo troppo i choosy», ride uno degli organizzatori. Anche loro sono consapevoli che la discesa in campo di Monti resta un passaggio fondamentale. Senza la candidatura del Professore, dar vita a una coalizione in suo sostegno diventa complicato. Davanti ci sono due settimane decisive. Da qui a Natale si deciderà il destino di tanti berlusconiani.
Quelli che volevano rimanere nel partito fino al voto, per sostenere Monti solo a urne chiuse, ora dovranno prendere una decisione. La discesa in campo di Berlusconi ha accelerato i tempi. E li costringe a scegliere. Incurante delle ansie di tanti deputati, Monti prende ancora tempo. Da Oslo, dove rappresenta l’Italia in occasione dell’assegnazione del Nobel per la Pace, qualche ora fa il premier ha assicurato di non voler pensare, per il momento, a una sua candidatura. «Non sto considerando questa questione in questa fase. Tutti i miei sforzi sono concentrati sul completamento del tempo rimanente al governo attuale».