Silvio rottama i suoi parlamentari. E l’ufficio stampa lo smentisce

Silvio rottama i suoi parlamentari. E l’ufficio stampa lo smentisce

Per i tanti parlamentari Pdl ancora in cerca di una ricandidatura deve essere stata una brutta mattinata. Nonostante le rassicurazioni di questi giorni, Silvio Berlusconi ha ammesso in diretta tv che quasi tutti saranno fatti fuori. Largo al rinnovamento. Non è un mistero che uno dei colpi mediatici della campagna elettorale dell’ex premier sarà proprio questo. Facce nuove. Un’autorottamazione del partito che dovrebbe incontrare – questo almeno nelle intenzioni di Berlusconi – il favore dell’elettorato.

Si voterà con il Porcellum, quindi con le liste bloccate. A chi spetterà la fortuna di un seggio? «Abbiamo deciso di presentare un movimento con una forte immissione di forze nuove» spiega il Cavaliere in diretta su Canale 5. Non sono ancora le 9 di mattina. A tanti deputati il caffè va di traverso. La “telefonata” di Maurizio Belpietro è la prima vera uscita di Berlusconi in campagna elettorale. In questi giorni ad Arcore si stanno vagliando i curriculum di tanti potenziali parlamentari, il Cavaliere non ne fa mistero. Anzi, spiega: «Il 50 per cento dei candidati verranno dal mondo del lavoro, dell’impresa, delle professioni. Il 20 per cento dagli amministratori locali che si sono comportati bene e sono stati rieletti. Il 10 per cento da nuove persone dal mondo della cultura e dell’arte. Il 10 per cento saranno scelti tra i nostri attuali parlamentari».

Prima constatazione. Il piano strategico berlusconiano copre solo il 90 per cento dei nuovi parlamentari. E il resto? Il Cavaliere l’ha dimenticato, segno che lo stress della campagna elettorale – peraltro appena iniziata – inizia già a farsi sentire. Durante il breve intervento il Cavaliere delinea quelli che saranno i temi della sua sfida elettorale. C’è l’attacco allo spread. «Ma che ci importa, è un imbroglio». Le critiche al governo tecnico: «In un anno l’economia è solo peggiorata». Il sogno di cambiare nome al partito e tornare, magari, al vecchio simbolo di Forza Italia. Lasciando agli alleati ex An una lista di destra da affiancare.

Nella testa di tanti parlamentari passa tutto in secondo piano. Il dieci per cento dei seggi che Berlusconi conquisterà nella prossima legislatura sono pochi. Pochissimi. Non basterebbero neppure per garantire la rielezione ai più fidati dirigenti. Non è surreale immaginare scene di panico e telefonate allarmate. E così passa meno di un’ora dall’intervento tv del Cavaliere e Palazzo Grazioli è costretta a smentire lo stesso Berlusconi. Una nota dell’ufficio stampa del Cavaliere chiarisce rapidamente: «Appare evidente che non sarà soltanto il 10 per cento dei parlamentari uscenti del Popolo della Libertà ad essere ricandidato. È bene chiarire che tutti quei deputati e senatori che provengono dalla trincea del lavoro, che hanno svolto o stanno svolgendo un’attività lavorativa, e non hanno una provenienza solo politica, saranno ricompresi in quella quota del 50 per cento dei provenienti dal mondo del lavoro suggerita stamani dal presidente Berlusconi». I diretti interessati possono tirare un sospiro di sollievo. Non troppo profondo. La semi gaffe di Berlusconi certifica che dopo le elezioni torneranno in Parlamento solo pochi fortunati. Il restyling del Pdl rischia di fare più vittime del presito. E chissà che da questa mattina, in Parlamento, Mario Monti non abbia conquistato qualche estimatore in più. 

X