Storia MinimaIl “vada a bordo, cazzo” non sia slogan da t-shirt

Il “vada a bordo, cazzo” non sia slogan da t-shirt

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❝ Schettino, vada a bordo, cazzo! 

È il 13 gennaio 2012 e sono le 21.45 quando la Costa Concordia urta contro lo scoglio delle Scole, all’Isola del Giglio. Da allora è passato un anno. Molti ne hanno parlato in questi giorni. Non è vero che questo dimostra che abbiamo memoria. Questo dimostra che non se ne poteva fare finta di nulla (anche perché a livello internazionale Schettino è forse l’icona dell’italiano oggi più popolare, più degli spaghetti).

A noi restano due problemi. Il primo riguarda che cosa sappiamo e cosa vogliamo sapere. Ovvero che cosa e fin dove siamo disposti a sapere e ad ascoltare.

Il secondo ci deve vedere impegnati a non far scadere tutto a folclore. Di quella serata la frase più famosa è quella pronunciata nel corso di una concitata telefonata che ha fatto il giro del mondo tra il comandante Gregorio Maria De Falco, capo della sezione operativa della Capitaneria di porto di Livorno, e il comandante della Concordia Francesco Schettino.

È stata urlata più volte, riprodotta come un gadget sulle T-shirts, assunta come slogan, comunque vissuta come il simbolo di quell’evento.

Ma di quella frase, trasformata in simbolo, è facile che si perdano gli elementi di sostanza. In quell’invettiva e in quell’ordine concitato sta un richiamo al principio di responsabilità. Il rischio è che, alla fine, rimanga solo l’invettiva.

Ecco un esempio significativo di che cosa sia il tragitto della memoria.

Franz Kafka, Il tragitto della memoria*

Di Prometeo si narrano quattro leggende:

Secondo la prima egli fu inchiodato al Caucaso, perché poiché aveva tradito gli dèi a vantaggio degli uomini, e gli dèi mandavano aquile a divorargli il fegato sempre ricrescente.

La seconda vuole che Prometeo, per il dolore procuratogli dai colpi di becco, si sia addossato sempre più alla roccia fino a diventare con essa una sola cosa.

La terza asserisce che nei millenni il suo tradimento fu dimenticato: gli dèi, le aquile, egli stesso.

Secondo la quarta, ci si stancò di lui che non aveva più motivo di essere. Gli dèi si stancarono, si stancarono le aquile, la ferita – stanca – si chiuse.

Rimase l’inspiegabile montagna rocciosa. – La leggenda tenta di spiegare l’inspiegabile. Siccome proviene da un fondo di verità, deve terminare nell’inspiegabile. 

*Franz Kafka, Prometeo, in Id., Racconti, a cura di Ervino Pocar, Mondadori, Milano 1992, p. 430.

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