Diventare insegnanti (di serie B?) per anzianità

Istituiti i tfa "speciali" per i docenti precari ancora non abilitati

«Cominci chi aspetta da più tempo», scrive Marina su un blog di insegnanti. «L’anzianità non può prevalere sul merito», dice Italo, docente in attesa di abilitazione. Sono due scuole di pensiero opposte quelle che attraversano il mondo dell’istruzione a proposito dei tfa (tirocini formativi attivi), i corsi obbligatori per ottenere l’abilitazione all’insegnamento. Ad accendere lo scontro è stata la decisione di domenica scorsa del ministro Profumo con cui sono stati avviati i tfa riservati, comunemente detti tfa “speciali”.

Rispetto ai tfa “ordinari” (cominciati in autunno) si differenziano perché invece di accedervi dopo il superamento di un test di ingresso – a luglio scorso fu un caso la presenza di moltissimi errori nelle domande predisposte dal ministero – vale il criterio dell’anzianità. Chi ha accumulato tra il 1999/2000 e il 2011/12 almeno 3 anni di anzianità di servizio potrà partecipare ai tfa speciali, istituiti eccezionalmente per il 2012/13 e i due anni successivi. Secondo le stime del ministero saranno 75 mila gli insegnanti precari che otterranno dunque l’abilitazione.

Questa misura, di cui si parla già da maggio scorso ma che si è concretizzata solo di recente, ha suscitato la rabbia di molti dei 20 mila che la scorsa estate avevano superato estate i test per i tfa ordinari. «Ho dovuto passare il test a crocette nazionale – scriveva qualche giorno fa Domenico, 28 anni, di Bari -, una prova scritta e una prova orale. Ora verrò superato da migliaia di persone che non hanno passato le prove e che magari poi mi sopravanzeranno grazie al criterio di anzianità?». Già si parlava di “sanatoria”, la preoccupazione era forte e si concentrava soprattutto sui dettagli di questi tfa speciali. Appena emersi, domenica, la situazione si è ribaltata.

Gli “ordinari” hanno potuto tirare un sospiro di sollievo, mentre gli “speciali” e diversi sindacati hanno iniziato a protestare. In base ai decreti firmati da Profumo, che ora dovranno passare il vaglio della Corte dei Conti prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, gli abilitati che hanno svolto il percorso ordinario avranno un punteggio più alto per l’inserimento nelle graduatorie.

Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil, accusa il ministro Profumo di aver fatto un «colpo di mano» per introdurre con un decreto – di cui secondo i sindacati non si era parlato – una diversa valutazione dei punteggi di abilitazione. Molti docenti precari, che aspettavano con ansia l’attivazione dei tfa speciali, ora accusano duramente il Miur (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca). Sul sito per insegnanti OrizzonteScuola.it Valentina si sfoga: «Non voglio più insegnare. Dopo tanti anni di insegnamento nelle scuole pubbliche mi sento relegata in serie B». Le fa eco Paola, che si definisce «diversamente docente».

Chi già insegna da molto tempo nella scuola fatica ad accettare di essere messo in coda a qualche ventenne che ha superato il test d’ingresso per i tfa ordinari. «Lo abbiamo già dimostrato nelle classi il nostro valore», è un ragionamento ricorrente nei commenti dei precari storici, che mal sopportano il dover essere ancora valutati. E infatti un altro punto del loro cahier de doleance è la critica al test nazionale predisposto anche per i tfa speciali, che non regolerà l’accesso – garantito come si è detto dall’anzianità di servizio – ma influirà poi sul voto finale e quindi sulla posizione in graduatoria. Secondo un documento diffuso dalla Cisl, in questo modo «si nega il dovuto riconoscimento all’esperienza accumulata sul campo».

Ma loro, i “promossi” del tfa ordinario, non restano in silenzio. Pur dimostrando generalmente solidarietà nei confronti dei colleghi, e unendosi alle critiche per la gestione dell’istruzione pubblica negli ultimi anni, non ci stanno a passare per dei privilegiati. Qualcuno perde la pazienza e attacca i colleghi: «Io capisco la posizione di chi non ha potuto abilitarsi – dichiara Italo, 29 anni, di Bergamo – dal 2008 in poi, quando hanno chiuso le Ssis (scuole di specializzazione all’insegnamento secondario, le antesignane degli attuali tfa .ndr). Ma chi dal 1999 al 2008 ha avuto tutto il tempo per prendere l’abilitazione, non ce l’ha fatta, e ora pretende pure di passare davanti a chi ha superato le prove di selezione, è ridicolo. Se è vero che il superamento del test non è garanzia di essere un buon insegnante, non si vede come il non superamento unito all’anzianità invece lo sia».

Profumo rivendica il punto di equilibrio raggiunto tra diverse legittime istanze. Il ministro sottolinea come la differenziazione di punteggi tra abilitazioni conseguite nei percorsi ordinari e speciali sia «nel segno della continuità con il passato, che già riconosceva un diverso punteggio alle abilitazioni conseguite a seguito della frequenza dei corsi SISS e delle sessioni riservate», e «in ossequio alla osservazione posta dalla VII Commissione della Camera dei deputati». La commissione Cultura aveva infatti chiesto lo scorso febbraio che il principio del merito non venisse in nessun caso calpestato da quello dell’anzianità.

La questione sembrerebbe chiusa. Ma le proteste dei sindacati per ora non accennano a placarsi e, come spiega Lucia, insegnante precaria di Torino, «nel mondo della scuola italiana, mai dire mai. Nel corso degli ultimi anni il Miur ha violato diverse normative europee. Qui una sentenza potrebbe far saltare tutto per aria e dovremmo ricominciare da capo».

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