I marò e le troppe ambiguità del ministro Terzi

Crisi Italia-India

La crisi diplomatica tra Italia e India si aggrava di ora in ora. La decisione dello scorso 11 marzo di non far tornare in India i due fucilieri Latorre e Girone ha provocato la stizzita reazione delle autorità indiane, che impediscono l’espatrio al nostro ambasciatore Daniele Mancini, con il rischio che sia processato se i due marò non torneranno entro il 22 marzo. Di più, nonostante una situazione giuridica che poteva essere favorevole, la Farnesina sembra aver spinto l’Italia nel totale isolamento diplomatico – tanto che perfino l’Unione europea si è tirata indietro. L’Italia ha anche lanciato un appello all’Onu, che ha reagito con indifferenza.

Il governo sta scegliendo la via del silenzio. Al peggiorare della situazione, viene il sospetto che – oltre ogni considerazione di merito – l’operazione sia stata gestita in maniera non adeguata alla delicatezza del caso. È urgente nei confronti dei cittadini e delle imprese attive in India che il ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata chiarisca alcuni punti fondamentali.

1) Il quadro legale dell’incidente sembrava favorire l’Italia, tanto che il Suo ministero ha comunicato che «L’Italia ha sempre ritenuto che la condotta delle Autorità indiane violasse gli obblighi di diritto internazionale gravanti sull’India in virtù del diritto consuetudinario e pattizio, in particolare il principio dell’immunità dalla giurisdizione degli organi dello Stato straniero e le regole della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (Unclos) del 1982». Se tali erano le premesse legali, cosa avrebbe impedito all’Italia di far valere le proprie ragioni in sede di giudizio o arbitrato internazionale, tanto da far preferire un’operazione così dispendiosa sul piano della credibilità internazionale? 

2) La decisione di trattenere i marò in Italia, nonostante la promessa di farli tornare entro il 22 marzo, può essere giustificata solo da un grave e repentino peggioramento del quadro legale dei due italiani. Cosa è successo alla situazione legale italiana, tale da giustificare una mossa così estrema?

3) Un’azione di questo tipo, oltre che giustificata legalmente, deve essere concertata con il sistema politico internazionale di riferimento. Nel nostro caso, però, neanche l’Europa ha speso parole di difesa nei nostri confronti. Prima della decisione di trattenere i marò, sono state adottate tutte le cautele diplomatiche di riferimento – inclusa la condivisione del punto di vista legale dell’Italia sulla questione? Cosa potrebbe spingere l’Onu ad appoggiare la nostra posizione (anche in riferimento alla Convenzione Unclos) dopo l’indifferenza dimostrata da Ban Ki Moon lo scorso anno sulla stessa questione?

4) È stato approntato un piano di comunicazione internazionale, per convincere l’opinione pubblica della posizione legale italiana ed evitare di far passare tutti gli italiani per soggetti inaffidabili?

5) L’ambasciatore Daniele Mancini rischia di essere processato se i marò non torneranno in India entro il 22 marzo. L’immunità diplomatica potrebbe saltare perché Mancini ha firmato un “affidavit” – immaginiamo seguendo Sue istruzioni – che lo esporrebbe (secondo gli indiani) a responsabilità personali. L’azione di trattenere i marò è stata concertata con l’ambasciatore, al fine di garantire tutte le adeguate cautele personali? Sono stati valutati tutti gli aspetti legali dell’affidavit di Mancini?

6) Con quali mezzi e tempi è stata comunicata la decisione all’India e alla comunità internazionale, oltre al comunicato stampa diramato dal suo Ministero nel tardo pomeriggio dell’11 marzo 2013? 

7) La decisione di trattenere i due marò in permesso si sarebbe scontrata prevedibilmente con ritorsioni da parte del governo indiano, in grado di colpire non solo i nostri altri connazionali trattenuti dal sistema carcerario indiano, ma anche gli italiani residenti – tanto che il Suo ministero il 13 marzo ha diramato un comunicato di allerta agli italiani in viaggio in India. Cosa ha portato a escludere che un’azione come il trattenimento dei marò potesse ripercuotersi sugli altri italiani, e che cautele sono state prese?

8) L’India rappresenta per le esportazioni italiane uno dei mercati più promettenti, con la previsione di raddoppio degli scambi commerciali entro il 2015 a 15 miliardi di euro. Un’azione come quella di trattenere i marò, al di là del merito, espone l’Italia al rischio di pesanti ritorsioni commerciali. Cosa ha spinto il governo a escludere che ciò possa avvenire? 

9) Stando a un comunicato del Quirinale, il 15 marzo 2013 si è svolta al Quirinale una riunione tra Lei, il presidente Napolitano, il ministro della Giustizia Severino e il ministro della Difesa Di Paola. È stata predisposta un’unità permanente per la gestione della crisi e, se sì, da quando?

10) Che azioni intendete attuare per risolvere la questione, che non compromettano la situazione politica italiana, e l’incolumità legale dei due fucilieri? 

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