Ue: il rischio è che la recessione diventi depressione

Consiglio europeo

I leader europei si incontrano a Bruxelles per il Consiglio europeo per discutere di politiche economiche. La base della loro discussione è l’indirizzo economico fornito dalla Commissione europea nel corso del semestre, soprattutto nel documento di analisi della crescita annuale. Nel documento, la Commissione europea mette correttamente in discussione il consolidamento fiscale degli Stati membri con finanziamenti pubblici insostenibili, a rischio di essere fuori dal mercato. La Commissione evidenzia anche che non bisognerebbe inseguire cifre simboliche ma concentrarsi sugli aggiustamenti fiscali strutturali. C’è, tuttavia, un grande argomento andato perso nell’indirizzo politico sul quale i leader si dovrebbero focalizzare.

In una situazione nella quale tutti mirano a rafforzarsi e l’area euro è ancora in recessione, l’indirizzo macroeconomico dell’intera area è diventato troppo restrittivo. Tutti gli indicatori dicono che la recessione nell’area euro è cresciuta in maniera significativa. Nelle previsioni della Commissione europea, il disavanzo produttivo potrebbe allargarsi da -1,2% nel 2011 al -2,9% sul pil nel 2013. I tassi di inflazione misurati nei mercati finanziari a un anno sono ora sotto l’1,4% mentre sui mercati a cinque anni l’aspettativa è di1,6%, ancora significativamente sotto l’obiettivo dell’area euro vicino al 2 per cento. 

Infine, i rendimenti dei bond stranieri sono scesi a livelli molto bassi, cosa che indica una domanda insufficiente di investimenti. L’azione urgente e necessaria è prevenire che la recessione si evolva subito in una depressione. Due elementi sono centrali da un punto di vista fiscale. 

Primo, i Paesi con maggiore libertà fiscale dovrebbero usare i fondi pubblici per incrementare gli investimenti. I bond stranieri in Germania danno un chiaro segnale che la Germania ha una libertà fiscale significativa. Quando i tassi di interesse stranieri sono vicini allo zero, è tempo di impegnarsi in progetti infrastrutturali a lungo termine. Questi stimoli hanno senso da un punto di vista tedesco come potrebbe essere profittevole ogni progetto di investimento che ha un ritorno più alto dello zero. 

La Germania dovrebbe avere più progetti di questo tipo, per esempio nell’area della Ricerca e sviluppo, della ricerca universitaria, dell’educazione e perfino delle infrastrutture pubbliche. La domanda pubblica è necessaria per avvicinarsi al gap produttivo che si prevede essere vicino all’ammontare dell’1% del pil. La domanda tedesca più ampia potrebbe anche dare beneficio al resto dell’area euro e in particolare a quei Paesi come la Spagna che hanno recentemente visto il loro export rafforzato. Allo stesso tempo, a dire il vero, potrebbe essere un piccolo aiuto per i Paesi come la Grecia che non hanno un settore export significativo.

Investire nel futuro dell’Europa meridionale servirà anche ad aumentare la stabilità politica e sociale, cruciale per l’euro. Gli accordi potrebbero essere un buon modo per unire il cambio di linea politica. Alcune riforme urgenti in certi paesi del sud Europa sono state procrastinate perché comportano costi politici significativi nel breve termine.

Altre riforme invece non sono state fatte per la mancanza di risorse. Con tassi di disoccupazione giovanile superiori al 50% in Spagna e al 20% negli altri Paesi meridionali, sarebbe opportuno offrire aiuti significativi per sostenere progetti pertinenti e riforme del product market

Risorse necessarie a costruire un dual education system (che combina scuola e apprendistato in azienda), ad esempio, sarebbe un segnale convincente e contribuirebbe a mitigare un serio problema di disoccupazione.

Se in più l’aiuto è di tipo macroeconomico, esso sarebbe un potente modo per superare la recessione nell’area euro. Nelle attuali circostanze economiche, un euro speso in Spagna avrà un effetto macroeconomico più ampio di uno speso in Germania.

La Commissione europea ha giustamente evidenziato il bisogno di sistemare le finaze pubbliche del Sud Europa, in particolare quando si sta per perdere l’accesso al mercato. Già ora la discussione dovrebbe concentrarsi su come affrontare la recessione nell’area euro. E la Germania dovrà svolgere il suo ruolo. 

*L’analisi del think tank Bruegel

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