Boldrini e l’attentato: occhio agli slogan facili

Parole come pietre

Lo abbiamo già scritto altre volte. Davanti a morti e feriti si ha il dovere delle parole col contagocce, si ha l’obbligo di non mistificare e di ponderare bene le cose che si dicono. Poco fa con un tweet la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha messo in rete una frase facile, sinuosa, troppo politicamente corretta: «Chi ha sparato a Palazzo Chigi era disperato per perdita di lavoro. Urge dare risposte perchè la crisi trasforma vittime in carnefici». Non sappiamo se Boldrini, per l’incarico che ricopre, sia al corrente di informazioni privilegiate. Ma far scattare l’automatismo crisi economica=potenziali carnefici a piede libero per il paese, ci appare un tantino azzardato. Chi spara, chi usa la violenza, passa sempre dalla parte del torto. Non si discute. Bisogna dirlo senza cedimenti o ricorso a sociologie d’accatto. Tanto più se ricopri un importante incarico istituzionale.

Tutto ciò significa forse che i problemi italiani non esistono? Significa forse che il paese non sta attraversando una crisi enorme? Significa forse che non sta montando un disagio sociale preoccupante? Significa forse che la casta non è arroccata su posizioni miopi e immobili? Certo che no. Tutte queste cose sono vere e sacrosante e chi lo nega dice il falso.

Proprio per questo servono buon senso e sangue freddo. Un conto è il dissenso anti casta e le difficoltà da denunciare anche aspramente, un’altra è impugnare una pistola e sparare a due carabinieri o a chicchessia, ammettendo poco dopo che “volevo colpire il politici”. Su questo punto, per quanto la nostra classe dirigente sia da riformare, il paese deve parlare con una voce sola, forte e unita. Nessun giustificazionismo o legame di causa/effetto va tollerato nel discorso pubblico. Altrimenti si torna agli anni Settanta. Certamente non è questo il pensiero di Boldrini. Ma sul punto è meglio essere chiari.

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