Due ministri e tanti amici: la prima volta di Cielle

I ragazzi del Gius. Dopo lo "scandalo" Formigoni promossa la nuova generazione. Polemiche

Maurizio Lupi e Mario Mauro scrivono la storia: non era mai successo che il movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione fosse “rappresentato” da un ministro. Oggi sono in due, entrambi provenienti dall’esperienza cattolica di don Giussani. Il primo sarà titolare di Infrastrutture e Trasporti, il secondo andrà alla Difesa. Non era mai successo, si diceva. Nemmeno col governo tecnico che pure ha annoverato tra le sue fila amici del movimento come Passera e Ornaghi, oltre alla ciellina Elena Ugolini nominata sottosegretario all’Istruzione.

Stavolta i ragazzi del Gius entrano a Palazzo Chigi dalla porta principale e fanno sospirare Marco Travaglio, che non si fida di «due ciellini in ministeri che si occupano di appalti». La loro nomina evoca la riscossa di Cl dopo gli ultimi mesi di fango e imbarazzi per le vicende mediatico-giudiziarie che hanno coinvolto e poi disarcionato l’ex governatore lombardo Roberto Formigoni, big ciellino in politica per antonomasia da quasi vent’anni. Oggi il Celeste ha perso la leadership politica che per anni gli è stata accreditata dal popolo ciellino, lo stesso che ora accusa l’ex governatore di aver trascinato Cl «in dispute con cui il movimento non ha niente a che fare».

Spodestato dal trono lombardo, Formigoni siede da peones al Senato, mentre i due colleghi parteciperanno ai Consigli dei ministri. Strana nemesi. Entrambi, in ambienti ciellini, venivano indicati come i papabili per il “dopo-Formiga” e oggi si ritrovano con lo scettro in una sorta di diarchia. Lupi e Mauro sono quasi coetanei, uno del ’59 e l’altro del ’61, hanno coltivato anni di amicizia, esperienza religiosa e militanza politica, prima in Forza Italia e poi nel Pdl. Dirigente in ascesa a via dell’Umiltà, Maurizio è stato più volte in odore di ministero, salvo poi “rassegnarsi” alla vicepresidenza della Camera. Esponente di stretta osservanza berlusconiana, è ospite fisso nei salotti tv, da Porta a Porta a Ballarò. Mario è stato vicepresidente del Parlamento Europeo, stimato trasversalmente, poi a gennaio decide di mollare Berlusconi (come pure ha fatto una parte di movimento, in primis il leader laico Giorgio Vittadini) passando a Scelta Civica, per la quale è diventato capogruppo al Senato.

Oltre alla coppia sopracitata, nella lista dei nuovi ministri spicca pure il nome del titolare dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato, oggi democratico ieri comunista. Il sindaco di Padova è considerato “amico” del movimento, tanto che nel 2009 il Corriere della Sera Economia lo ribattezzò «il Formigoni del Veneto». Amico personale di Graziano Debellini, leader carismatico di Cl in regione, da tempo Zanonato partecipa a iniziative locali e nazionali della galassia ciellina, incluso il Meeting di Rimini.

Ultimo ma primo, c’è pure Enrico Letta. Il premier è esponente di spicco dell’Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà, iniziativa nata in casa ciellina che riunisce decine di deputati e senatori di tutti gli schieramenti impegnati in progetti comuni nell’ambito della sussidiarietà, tra cui lo stesso Angelino Alfano, altro amico del meeting di Rimini. Era l’ottobre 2011 quando, in chiusura di un discorso all’Abbazia di Spineto, Letta annunciava scherzando: «oggi è nato il governo di sussidiarietà nazionale». A Lupi lo legano un’amicizia pluriennale e una costante linea di dialogo passata per convegni, tavole rotonde e partecipazioni al Meeting. Nell’alveo dell’Intergruppo, insieme a decine di colleghi, i due hanno portato avanti la legge sul controesodo dei talenti, lo statuto delle imprese e il lavoro nelle carceri. Ora è il momento del governo di sussidiarietà nazionale, benedetto e battezzato da quel Giorgio Napolitano che, nell’agosto 2011, proprio a Rimini, con al fianco i due dioscuri Letta e Lupi, anticipò di fatto la stagione montiana dichiarando “fallita” la seconda repubblica del bipolarismo malato.