La telenovela brasiliana del Banco Bradesco

Una lotta intestina giocata in famiglia e nelle aule di tribunale

Nel 2011 la telenovela Insensato coracao (Cuore matto) ha paralizzato il Brasile: persino il fischio d’inizio delle partite serali della Coppa America era stato posticipato in modo da permettere ai telespettatori carioca di gustarsi le emozioni della soap e poi buttarsi sul calcio. La passione per Insensato Coracao aveva fatto breccia anche tra i giocatori e lo staff tecnico della nazionale brasiliana che organizzavano visioni di gruppo nella sala riunioni del ritiro per poi tornare nelle stanze e commentare le puntate su Twitter.

Di recente, però, c’è stata un’altra la telenovela che ha tenuto col fiato sospeso i brasiliani. Puntate avvincenti, quelle sulla battaglia in casa Bradesco. Ovvero la seconda banca del Paese con circa 105mila dipendenti e 79,8 miliardi dollari di fatturato, al quarantatreesimo posto dell’ultima classifica Forbes delle 2mila più grandi aziende globali in tutto il mondo. A lanciare i primi coltelli sono state Lina Maria Aguiar e sua sorella gemella Lia. Le gemelle sono state adottate da Amador Aguiar, colui che ha fondato Bradesco nel 1943. Un vero selfmade man brasileiro: nato nel 1904 vicino a Sao Paulo, capitale finanziaria del Brasile, in una famiglia molto povera, Aguiar era il terzo di dodici figli.

Su di lui e sulla sua storia spopolano gli aneddoti. Come quello raccontato da un nipote al magazine locale Istoe: «Stanco di suo padre alcolizzato, gran donnaiolo che lo picchiava spesso, Amador scappò di casa all’età di 16 anni. Arrivò in una città vicina senza un soldo in tasca e dormiva per le strade. Un giorno si svegliò, entrò in un ristorante e il proprietario generoso gli offrì del cibo. Aguiar rispose: “Prima lavorerò per voi. Poi, lo accetterò”. Ancora oggi, all’ingresso della sede Bradesco, si legge il famoso motto Aguiar “Solo il lavoro produce ricchezza”». Le sue figlie adottive non la pensavano allo stesso modo. E non solo loro.

Amador si sposa presto e ancora povero con la prima moglie Elisa. I primi due bambini della coppia muoiono prima di aver completato un anno. Nel giugno 1938, un mendicante bussa alla porta della filiale della banca Mairinque a Sao Paulo. E offre a Amador le due gemelle appena nate che vennero registrate come figlie leggittime. Il problema è che Amador nel 1964 ha adottato anche una terza figlia, Maria Angela Aguiar. Meno miliardaria delle altre due perché da papà ha ereditato solo una manciata di azioni della Bradesco. Non solo. Pochi mesi prima di morire, nel 1991, Aguiar ha sposato la sua segretaria, Cleide de Lourdes Campaner, di quarant’anni più giovane di lui (già sua amante quando era ancora in vita la prima moglie, Elisa, deceduta nel 1986 di sclerosi multipla). Nel testamento scritto otto anni prima Amador aveva promesso a lei, come unica erede, tutti i suoi beni dichiarando anche che Lina e Lia non erano le sue figlie legittime e che pertanto non avrebbe ereditato un centesimo. Idem per Maria Angela.

La telenovela in tribunale va avanti vent’anni condita di continui colpi di scena. La vedova Cleide ha chiesto pubblicamente che il corpo del marito venisse riesumato per fare un test del Dna. Nel 1998 le gemelle hanno vinto un primo round e si sono portate a casa anche una cospicua quota della banca. Ma anche Cleide ha avuto le sue soddisfazioni: dopo la morte di Amador, i suoi 11 nipoti si sono presentati davanti al giudice per sospendere la volontà del loro nonno, sostenendo che Amador non era in perfetta salute mentale quando ha fatto testamento.

Ma nel novembre del 2010 la corte brasiliana ha ritenuto che le prove presentate dai nipoti non fossero sufficienti. Così Cleide si è guadagnata una fortuna di oltre 75 milioni di dollari. Noccioline se confrontata con la capitalizzazione di mercato di Bradesco che supera quota 70 miliardi. Ma la soap opera non è finita. Già negli anni Ottanta, Amador aveva reinvestito, attraverso donazioni, la maggior parte del capitale in banca. Forse prevedendo la faida che sarebbe scoppiata al momento della sua morte fra i parenti serpenti. La maggior parte della fortuna di Amador è stata infatti lasciata alla Bradesco Foundation, lanciata da Amador nel 1956 per favorire l’istruzione nelle favelas, che negli ultimi dieci anni ha investito oltre 1,1 miliardi di formazione in Brasile e che solo nel 2012 ha aiutato più di 110mila studenti. Nel 2008, anche una delle gemelle (Lia) ha iniziato a fare beneficienza con la sua propria fondazione, Fundacao Lia Maria Aguiar, per aiutare la città di Campos de Jordao, dove ha vissuto fin dai primi anni Novanta.

Intanto, a Vila Nova Conceição, uno dei quartieri più apprezzati di San Paolo, vive gran parte del clan in guerra: Maria Angela, Cleide, i nipoti di Amador mentre le gemelle si sono trasferite lontane dai figli. Una famiglia spaccata che non si frequenta e non si parla. Lina Maria Aguiar e Maria Lia, oggi 75enni, compaiono ancora nella classifica dei super miliardari: con una fortuna di 1,6 miliardi di dollari Lina è la persona più ricca del paese 32, mentre la sorella è più bassa nel ranking con “soli” 1,3 miliardi. Tra i paperoni mondiali, le gemelle Aguiar si piazzano rispettivamente al 931mo e 1107mo posto.

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