L’avventura del governo Letta sta per cominciare, le attese sono tante e la situazione fa tremare le vene ai polsi. L’elenco delle priorità in campo economico è chiaro, lo ha descritto nel suo primo discorso alla Camera, ieri pomeriggio: ridurre le tasse sul lavoro, in particolare su quello stabile e quello per i giovani neo assunti. Superare l’attuale sistema di tassazione della prima casa. Migliorare gli ammortizzatori sociali e studiare forme di reddito minimo, soprattutto per famiglie bisognose con figli. Enrico Letta studia il welfare italiano da una vita e le sue parole sono condivisibili. Commentiamo brevemente i tre punti con attenzione alle risorse da reperire e ai vincoli politici.
Tutti i commentatori sono concordi che la prima priorità è il lavoro e la riduzione del costo del lavoro. Una stima del costo degli incentivi ai nuovi assunti è di 6 miliardi. Oggi gli imprenditori che vogliono convertire i contratti di collaborazione in contratti a termine o contratti a tempo indeterminato hanno bisogno di costi del lavoro più bassi. Attenzione però al vincolo politico: la riforma Fornero è fatta di due pilastri complementari, la stretta sui contratti precari parasubordinati in cambio delle nuove regole sull’articolo 18. E’ impossibile proporre la cancellazione delle nuove regole sui Co.co.co senza compromettere l’altro pilastro frutto di un difficile compromesso, l’articolo 18 appunto. Quindi bene la discussione sugli incentivi alle nuove assunzioni, male se il risultato è tornare indietro su tutta la linea: il passo del gambero non si addice a questo governo.
Seconda priorità è l’Imu: cancellare la tassa di proprietà sulla prima casa costerebbe circa 4 miliardi. Berlusconi ne ha fatto una bandiera, difficile pensare che mollerà. Eppure l’abbattimento del costo del lavoro e la cancellazione dell’Imu sono sostituti, non ci sono le risorse per farli entrambi. Molto meglio l’abbattimento del costo del lavoro dal punto di vista dell’urgenza e dell’efficienza. Allora il compromesso potrebbe essere secondo queste linee: smettiamola con il populismo da campagna elettorale e riconosciamo che la tassa sulla prima casa c’è in tutto il mondo. Riconosciamo altresì che il livello dell’Imu di quest’ anno è eccessivo e dovuto a circostanze eccezionali e va perciò in parte restituito. Decidiamo quindi un livello ragionevole di Imu sulla prima casa e restituiamo l’eccedenza in forma di credito d’imposta sull’Imu di quest’anno. Facciamo come fece Romano Prodi con la tassa per l’Europa, la pagammo nel 1997 e ce la restituirono (in parte) nel 1999. Forse con una soluzione del genere potremmo far contenti sia chi ha promesso un abbattimento dell’Imu sia chi ha promesso un equilibrio dei conti pubblici e si rende conto che una tassa di proprietà sulla prima casa, seppur bassa, è necessaria.
Infine il reddito minimo. Certo sarebbe bello un reddito minimo per i bisognosi ma ci sono due difficoltà. La prima è di carattere economico: la platea degli aventi diritto rischia di essere molto ampia e quindi lo strumento rischia di essere molto costoso. Alcune stime vanno da 6 a 9 miliardi. I disoccupati in Italia sono più di 2.5 milioni ma se si tiene conto anche di chi è disposto a lavorare ma non sta cercando lavoro perché scoraggiato dalla crisi, il numero sale a quasi 6 milioni di persone. Se si facesse oggi un reddito minimo le difficoltà amministrative per distinguere chi ne ha diritto o meno sarebbero almeno all’inizio davvero proibitive. La seconda difficoltà è di carattere politico: mentre su Irap e Imu c’è un accordo bipartisan che va solo perfezionato nei dettagli, sul reddito minimo il Pdl non è d’accordo.
Le risorse, infine, si trovano nei 10 miliardi di tali agli incentivi alle imprese del rapporto Giavazzi e nella variazione della composizione della spesa esistente, dalla formazione regionale alla creazione di posti di lavoro.
Per concludere questo governo farebbe bene a concentrarsi su poche cose, ben sapendo che per ottenere un allentamento del rigore in Europa deve dimostrare di poter durare e di aver una maggioranza politica stabile. Quindi si facciano pochi voli pindarici e si applichino (e si correggano) piuttosto le riforme già approvate: implementare il nuovo sistema di Cassa Integrazione estesa a tutte le imprese, studiare incentivi al pensionamento graduale con part-time misto a pensione e con una «staffetta generazionale» per la parallela assunzione di giovani. Il lavoro “sporco” lo ha fatto il governo passato, adesso ci sono da implementare i dettagli. E il diavolo, si sa, sta nei dettagli.
@marcoleonardi9