Mps, la Finanza congela i fondi Nomura

Le Fiamme Gialle a Palazzo Koch

Una certa agitazione era stata notata, ieri, attorno al palazzo di giustizia di Siena. Uno strano via vai di Carabinieri e Guardia di Finanza. E stamattina è scattato il blitz. Non a Siena ma a Roma. Nella sede di Banca d’Italia, dove le Fiamme Gialle hanno bussato, nel rispetto delle normative internazionali, per notificare atti nei confronti di un istituto straniero: cioè la banca giapponese Nomura. Quasi due miliardi di euro è la somma sequestrata su richiesta della Procura di Siena nell’ambito dell’inchiesta sul Monte dei Paschi, ed in particolare sul derivato Alexandria. Cinque persone, tra le quali l’ex presidente della banca senese Giuseppe Mussari e l’ex top manager di Nomura Sadeq Sayeed, sono indagati per usura e truffa aggravata ai danni del Monte.

Gli uomini della Gdf hanno bloccato 1,8 miliardi di euro a Nomura (88 milioni di commissione occulte). Quasi 2,5 milioni di euro sono stati invece sequestrati a Mussari, 9,9 milioni all’ex direttore generale di Mps Antonio Vigni e 2,2 milioni a Gian Luca Baldassarri ex capo area finanza. Vigni e Baldassarri, insieme al rappresentante in Italia di Nomura, Raffaele Ricci, sono gli altri tre indagati per i reati di usura e truffa. A tutti e cinque, inoltre, vengono contestati anche i reati di ostacolo aggravato alle autorità di vigilanza, infedeltà patrimoniale e false comunicazioni in concorso.

A Piazza Affari il blitz ha messo il turbo al titolo dell’istituto di Rocca Salimbeni, mentre in Piazza del Campo ha subito alimentato le voci di un imminente arresto degli ex vertici del Monte, Mussari e Vigni. Quello che è sicuro è che i riflettori tornano ad accendersi sul caso Mps e su quel groviglio armonioso fra finanza e politica proprio alla vigilia delle primarie che il 20 aprile decideranno il nome del candidato del Pd per le elezioni comunali fissate per fine maggio.

Primarie che al momento vedono in pista il sindaco di Monteriggioni Bruno Valentini, renziano ma sponsorizzato anche da Luigi Berlinguer, e Alessandro Mugnaioli, ex assessore della giunta guidata da Franco Ceccuzzi (dimesso dopo la mancata approvazione del bilancio, vincitore delle primarie a febbraio e poi ritiratosi dalla corsa elettorale perché coinvolto insieme a Mussari nell’inchiesta giudiziaria della procura di Salerno sul crack del pastificio Amato).

Non solo. Gli ultimi sviluppi di cronaca irrompono con prepotenza nel dibattito sul rinnovo dei vertici della Cassa Depositi e Prestiti. Qui il protagonista è Franco Bassanini. Ad esempio nelle contrade c’è ancora chi ricorda una sua lunga intervista, rilasciata a Panorama nel novembre del 2007. «La conquista della Banca Antonveneta da parte del Monte dei Paschi di Siena? La migliore operazione che potessero fare», aveva detto l’ex ministro Ds che al tempo era impegnato con Jacques Attali nella commissione bipartisan di esperti europei per la riforma dello Stato francese voluta da Nicolas Sarkozy.

Sottolineando anche che nel 2003 Mps perse – per effetto del veto del Governatore Fazio – l’occasione di acquisire il controllo di Bnl a un prezzo pari a poco più della metà di quello pagato poi da Bnp-Paribas. E che, secondo lui, le sinergie con Antonveneta erano per Mps migliori di quelle con Capitalia, «che molti allora volevano sposare con Montepaschi, compresi esponenti del mio partito». Non solo. Nella stessa intervista Bassanini parla anche di Amato: «Chi difese l’autonomia del Monte, come me e Giuliano Amato, venne emarginato». Tanto che «Amato fu inserito nella rosa dei candidati al Quirinale che il centrodestra era disposto a votare, e la sua difesa dell’autonomia di Mps ha avuto un qualche peso nel rifiuto di accettare questa disponibilità». Corsi e ricorsi della storia.

Il passato che ritorna e agita vecchi fantasmi. Anche con Nomura. Era la fine dell’estate dei furbetti, settembre 2005. E i giapponesi spuntano nel puzzle di relazioni dell’allora numero uno di Unipol, Giovanni Consorte impegnato nella scalata a Bnl in cui la banca giapponese entra a sorpresa mettendo sul tavolo 400 milioni per rilevare il 5% in mano agli immobiliaristi. Nomura vuole crescere in Italia dove dall’87 hanno una sim, a Milano, cui si appoggia anche Emilio Gnutti per fare trading su azioni e derivati. È invece alla sede londinese che si rivolgono Stefano Ricucci per una nuova linea di credito e Danilo Coppola. Mentre Gianpiero Fiorani, qualche mese prima, aveva proposto ai giapponesi di partecipare all’ operazione Antonveneta. Ma la richiesta era stata rispedita al mittente. 

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