Quarant’anni di storia del codice a barre

Il brevetto fu venduto per quindicimila dollari

Norman Joseph Woodland è stato un ingegnere meccanico di Atlantic City, New Jersey, nato il 6 settembre 1921 e morto il 9 dicembre 2012. Molto dotato e poco più che ventenne, era stato “assistente tecnico” al progetto Manhattan (quello della prima bomba atomica). Non molto tempo dopo, quando si chiudevano gli anni Quaranta, avrebbe inventato, insieme a un suo compagno di studi, intuitivo come lui, qualcosa di più consono al dopoguerra. E al secolo americano.

L’altro, il coautore, si chiamava Bernard Silver: più sfortunato, è morto a 38 anni, nel 1963. Studiava circuiti elettrici, anche lui da ingegnere. Che cosa hanno messo al mondo? Il codice a barre, cioè il segno dei segni dell’economia di mercato. Quasi nessun prodotto sfugge a quel marchio stilizzato al massimo: barre o sbarre che siano, quella è una certificazione discreta (in basso a destra, o a sinistra, piccola) di come il capitalismo lasci, al minuto, la sua traccia standard.

È stata, senza dubbio, una creazione rivoluzionaria. Poche tappe preventive: Woodland, da ex scout, si era appassionato all’alfabeto Morse: che è un codice, e anche la preistoria della trasmissione digitale. Linea, punto, e tre tipi di intervalli. Sempre Woodland, era stato stanato nel campus dell’Università di Drexel, Philadelphia (dove si era laureato insieme a Silver) da un manager di un supermarket locale. Cercava una giovane mente tecnica, in grado di studiare un sistema di lettura dei prodotti che si smerciavano a ritmi più che serrati. Siamo nel 1948. Woodland accetta e coinvolge il suo amico Silver.

L’estrosa coppia si mette a disegnare una specie di codice fatto di linee e cerchi: domina la forma curva. Sembra un’opera d’arte, uno schizzo di Malevic, o della Gončarova. Ma è troppo poco essenziale. In meno di un anno viene fuori il segno e il sistema definitivo, quello che vediamo oggi: vincono le linee, quelle barre, che possono essere “scanned” istantaneamente, con un colpo di raggio. Woodland e Silver avrebbero poi studiato, e messo a punto, diversi tipi di “scanner”. Da considerare che siamo al debutto degli anni Cinquanta, cioè oltre mezzo secolo fa: questo per sottolineare quanto quel termine sia anziano, anche se il suo brutto verbo derivato (“scannerizzare”) ostenta una giovinezza molto contemporanea.

Qualche tappa anche per il brevetto dell’invenzione: quella definitiva data il 7 ottobre 1952. E le royalties, cioè il guadagno per i due solidali creatori? Evidentemente poco avidi, Woodland e Silver vendono quel brevetto alla Philco (l’azienda gigantessa degli elettrodomestici) per 15 mila dollari in tutto (non a testa). Il resto coincide col Fato mai prevedibile: la morte prematura di Silvers, e la lunghissima vita con carriera (soprattutto all’Ibm) di Woodland.

Due parole su Atlantic City: ci è nato lui, che ha messo al mondo un segno dei tempi, ci è nato anche James Hillman, lo psicoanalista junghiano che ha aggiornato la circolazione degli dei antichi come nostri modelli caratteriali.

Ci è anche finito Louis Malle, per dare il titolo a uno dei suoi più bei film: dove un gruppo di stagionati malfattori rimpiange un tempo senza codici, e dove Burt Lancaster – lì massimo interprete di un gangster smantellato – si emancipa, finalmente, dal personaggio e dai nobili codici del “gattopardo”. Insomma, quanti segni ha lasciato quella cittadina del New Jersey…

*Articolo originariamente pubblicato il 23 dicembre 2012

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