Rodotà e la favola della vittoria anti casta

Davvero il Pd si arrenderà a Beppe Grillo?

Dicono che nel marasma fuori controllo del palazzo in fiamme Stefano Rodotà potrebbe anche spuntarla salendo lui al Quirinale. Vedremo nelle prossime ore se il Pd si arrenderà davvero a Beppe Grillo, appoggiando il giurista arrivato tra i primi nelle Quirinarie del web, completando così il proprio suicidio politico. Ma un punto ci preme sottolineare. Rodotà è un giurista stimato e rispettabile, un signore ottantenne di buone letture, buoni salotti, buone relazioni, buoni stipendi, considerati gli alti incarichi ricoperti, e probabilmente anche di buone pensioni. È stato in Parlamento molti anni a partire dal 1979, 34 anni fa, quando ancora il tanto bistrattato Franco Marini faceva il sindacalista. È stato vice presidente della Camera. Ed è sponsorizzato da un network mediatico-editoriale che bazzica i palazzi del potere e della politica da tanti lustri. Difficile dunque descriverlo come homo novus, in chiave anti Marini o Amato, solo perché a un certo punto Grillo lo ha tirato fuori dal cilindro e la rete lo ha “baciato” in fronte come paladino della società civile in marcia contro il palazzo d’inverno. Se sarà lui il prescelto, gli faremo gli auguri, il Paese e il nuovo presidente ne hanno davvero bisogno. Però almeno risparmiamoci la favoletta della vittoria anti casta…