Al tempo dell’ebook il lettore vuole ancora biblioteche

L’Italia con il progetto MediaLibrary sta adattando le biblioteche al digitale

Al tempo degli ebook, le biblioteche non sono destinate a estinguersi come polverosi dinosauri di un sapere passato. Il mondo è pieno di indizi che il sapere pubblico, basato sul prestito gratuito ai cittadini, si sta evolvendo. Dal 18 aprile è online la Digital Public Library of America. A Seoul da qualche anno l’edificio della National Digital Library sorge di fronte a quello della Biblioteca nazionale coreana. A San Antonio in Texas sta per partire un progetto di biblioteca senza libri fisici, dove si entra con il tablet e si esce con l’ebook. Nella metropolitana di New York, il prestito digitale è a misura di pendolare, si scarica e si consuma nel tempo del viaggio tra una stazione e l’altra. E anche l’Italia, con il progetto MediaLibrary, sta cominciando ad adattare le sue biblioteche al mondo digitale.

La Digital Public Library of America è la notizia di queste settimane. Lo spazio fisico per il lancio è la biblioteca pubblica di Boston. Il progetto ha richiesto due anni di incubazione ed è partito dalla Harvard University. L’idea di fondo era semplice: creare un hub dove tutti gli americani potessero consultare tutti i documenti digitali di tutte le biblioteche e i musei americani. Il modello di riferimento viene dal vecchio continente, dal progetto Europeana, la biblioteca digitale europea che aggrega contenuti dai 27 paesi membri dell’Unione europea. 

Questi vastissimi progetti mirano a costruire depositi del sapere condiviso, a uso di studiosi, ricercatori, accademici. Ma il lettore comune, interessato a saggi o romanzi in commercio? Per loro nascono luoghi come la biblioteca senza libri di San Antonio Texas. Al di là dell’efficace claim pubblicitario, il concetto è che chiunque può entrare con il proprio ebook reader, scaricare e leggere lì o a casa. «Volevo che somigliasse in tutto e per tutto a un Apple Store», ha spiegato il fondatore Nelson Wolff, magistrato, bibliofilo e avido lettore delle biografie su Steve Jobs. La sua Bibliotech aprirà in autunno, e vuole essere un progetto pilota di una serie di strutture simile da far espandere in tutti gli Stati Uniti. Per la metropolitana di New York il progetto in cantiere si chiama Underground Library: si passano lo smartphone o il tablet su un poster munito di QR Code, un codice che permette di scaricare una parte dell’ebook e che poi rimanda alla biblioteca più vicina dove prenderlo in prestito, in un’efficace interazione tra vecchio e nuovo, analogico e digitale. 

E in Italia? Ci sono diversi progetti di digitalizzazione delle biblioteche. Il più interessante è MediaLibrary, portato avanti da una società privata di Bologna, Horizons, insieme a una serie di biblioteche pubbliche. Le prime sono state quelle delle province di Reggio Emilia e Milano. Si tratta di una digitalizzazione del normale prestito bibliotecario. L’ente compra il libro dall’editore e lo mette a disposizione degli iscritti alla biblioteca. L’ebook è (tranne alcune eccezioni) protetto da Drm, il più comune (e contestato) strumento di prevenzione della pirateria. Secondo il principio one book, one user, finché il lettore resta in possesso della copia digitale, gli altri non possono che prenotarsi e aspettare. Dopo 14 giorni, l’ebook si “cancella” dal dispositivo e torna disponibile. «Così funziona nel 99% dei casi nel mondo», spiega Giulio Blasi, il fondatore di Horizons. Una prima eccezione è l’accordo con la piattaforma di distribuzione di ebook BookRepublic, che permette di eliminare il fastidioso Drm di protezione della copia. Ma il modello del futuro è un altro, e si chiama paper click: per ogni copia digitale, si possono fare infiniti prestiti in contemporanea, per ogni download l’editore riceve un contributo dall’istituzione. 

Il prestito diventa così digitale e online. Senza però uccidere la biblioteca come spazio fisico. «Il bibliotecario smette di essere un operatore logistico, che smista e distribuisce libri e torna ad essere un promotore della lettura», spiega Giulio Blasi, il fondatore di Horizons. «La biblioteca non è più un contenitore fisico ma sempre più un luogo di incontro, confronto e dibattito». A MediaLibrary hanno aderito tutti i grandi gruppi editoriali italiani tranne Mondadori, che non ha ancora reso disponibile al prestito i suoi e-book. «È una resistenza fisiologica», spiega Blasi. «In America i sei gruppi editoriali più grandi si erano opposti al prestito digitale dei libri in commercio». Ma l’ondata difficilmente si ferma. Non solo perché «l’editore che nega il prestito uccide le biblioteche», ma perché anche i privati si stanno attrezzando al prestito dell’ebook. Come Amazon, che nelle versioni americana, inglese, francese e tedesca prevede – per chi ha l’abbonamento Prime – il prestito gratuito dell’ebook.