Se mancano i soldi per mandare Lavitola ai domiciliari

Hanno speso migliaia di euro per intercettarlo ora non si riesce a mandarlo ai domiciliari

Nonostante abbia ottenuto gli arresti domiciliari l’ex direttore dell’Avanti! Valter Lavitola, faccendiere coinvolto nelle vicende di Finmeccanica, è ancora detenuto nel carcere di Secondigliano poiché il ministero della Giustizia non gli ha ancora fornito il braccialetto elettronico per il controllo a distanza. Non ce ne sono. Mancano. Ci troviamo di fronte a un caso gravissimo per le carceri italiani, già sovraffollate, che ci pongono una domanda inquietante: quanti «Lavitola» esistono in Italia? Carcerati che hanno diritto agli arresti domiciliari, ma che devono restare in carcere perché mancano le risorse. Senza dimenticare l’ingente uso di denaro pubblico per intercettare Lavitola in decine di processi che in questi anni hanno toccato di striscio pure Silvio Berlusconi.

Come già anticipò Linkiesta nel 2011 alla base del fallimento del braccialetto elettronico c’è una questione di costi, sperimentazione e burocrazia all’italiana: «Per ricostruirla, è utile una risposta ad un’interrogazione a risposta immediata all’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni alla Camera datata 2008. Dopo aver ricordato che l’adozione del dispositivo a distanza come misura di controllo per persone agli arresti domiciliari risaliva al 2000 con un decreto legge, poi convertito in legge il 19 gennaio 2011, Maroni ripercorre le tappe. Dall’avvio al «6 novembre 2003, [quando] venne definito, in accordo con Telecom Italia, una nuova modalità di erogazione di queste prestazioni, passando dal noleggio degli apparati alla fornitura diretta del servizio». Sul funzionamento, «il braccialetto elettronico, viene collocato alla caviglia o al polso e invia impulsi radio a un’unità ricevente installata nell’abitazione del detenuto e, tramite linea telefonica, invia segnalazioni alla centrale operativa di Telecom Italia». Insomma la solita trafila di lungaggini burocratiche che mettono come al solito il nostro Paese in fondo alla graduatoria degli altri paesi Europei.