Sui giornali i conti di Mediobanca non tornano mai

Diversi modi di “leggere” i numeri di Piazzetta Cuccia

Se Akatugawa vivesse ancora e se lo scrittore giapponese si occupasse di finanza, comporrebbe senza dubbio un seguito ai racconti “Nel bosco” e “Rashomon” dai quali Kurosawa trasse ispirazione per il suo film capolavoro.

Il titolo potrebbe essere “In Mediobanca”, sottotitolo “La saga delle multiple verità”. Prendiamo i quotidiani di oggi. La Repubblica esce in pagina economica con un titolo senza sfumature: “Mediobanca, l’utile crolla a 37 milioni. Nagel: ridurremo la quota in Generali”. Invece Il Corriere della Sera la gira così: “Mediobanca più solida senza aumenti di capitale”. Nel sottotitolo: “Le svalutazioni generali frenano l’utile a 37 milioni”. Dunque i profitti frenano non crollano. Certo, Mediobanca è azionista di riferimento del gruppo editoriale Rcs che pubblica il quotidiano. Un po’ di bromuro non fa mai male.

E come la mette Il Sole 24 Ore, principale quotidiano economico (edito da Confindustria)? A pagina 26 con poca evidenza titola: “Mediobanca: dopo l’effetto write-off ora da Generali contributo positivo”. Tutto il resto è un po’ confuso all’inclita e persino al colto, spicca l’aggettivo “positivo”. Comunque potremmo dire che la sua è una terza verità.

La notizia è la stessa, le cifre sono sempre quelle, i punti di vista dei testimoni e dei narratori, la rappresentano in modo proprio, come in Rashomon. E il risparmiatore che ha titoli Mediobanca, azioni, obbligazioni e quant’altro? E il lettore che vuol sapere come batte l’antico cuore del capitalismo italiano? Sta a loro barcamenarsi, tra crolli, freni ed esoterici write-off (positivi, però).

Aktatugawa era un nichilista, che morì nel 1927 di overdose a soli 35 anni. Qui siamo in tutt’altra dimensione. Non quella di Nietzsche, ma quella di Nagel.

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