Una vita contro la ’ndrangheta, ma le tolgono la scorta

La vicenda dell’ex deputata Angela Napoli, già vicepresidente Antimafia

Già vicepresidente della commissione Antimafia, da sempre in prima linea nella lotta alla ’ndrangheta, più volte minacciata di morte da boss e capocosca. Ma da qualche giorno senza più la protezione della scorta. L’ex parlamentare di Futuro e Libertà Angela Napoli è stupita e preoccupata. Una settimana fa la prefettura di Reggio Calabria le ha ridotto il livello di tutela. «In pratica – racconta al telefono – adesso devo farmi carico di un’automobile e di un autista». Il Viminale le mette a disposizione un solo agente. «Ho rifiutato, è troppo pericoloso in questo modo. Non voglio mettere a repentaglio altre vite oltre la mia» spiega. «La cosa strana è che in Calabria, dove vivo, mi hanno ridotto la scorta. A Roma, invece, è rimasta come prima».

Tre legislature nella commissione parlamentare Antimafia. In un’occasione – durante la XIV – anche da vicepresidente. «Quella dell’onorevole Napoli è una vita blindata da 10 anni per le sue battaglie antindrangheta» scrive il giornalista del Sole24 Ore Roberto Galullo, che sul suo blog ha denunciato per primo la vicenda. Tante proposte di legge contro la criminalità organizzata, ancora di più le interrogazioni presentate in cinque legislature a Montecitorio. Terminata l’esperienza da deputata, Angela Napoli è tornata nella sua terra. Alla guida dell’associazione Risveglio Ideale, gira la Calabria. «Cerco di essere presente sul territorio».

Anche per questo negli anni è diventata un obiettivo della ’ndrangheta. Ormai le minacce non si contano più. La più recente è di gennaio. «Solo tre mesi fa» dice Angela Napoli. «Risale ad allora l’ultima allerta per la mia sicurezza personale. Sono stati pubblicati gli atti dell’inchiesta Purgatorio (della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ndr) che coinvolge la cosca dei Mancuso di Limbadi. Ho scoperto che Pantaleone Mancuso mi attribuisce la responsabilità di otto anni di carcere». Colpa di un’interrogazione parlamentare «che ho effettivamente presentato» racconta ancora l’ex parlamentare. «Quando Mancuso era detenuto a Tolmezzo è stato autorizzato a recarsi all’ospedale e presso un studio dentistico di Vibo Valentia, senza alcun limite di tempo». Il tutto mentre in città si svolgeva un importante processo. «Ho chiesto al ministro che fosse inviata una visita ispettiva. In seguito Mancuso è stato rispedito a Tolmezzo. Di questo si lamentava nell’intercettazione. E il suo sodale gli rispondeva: “Stai tranquillo, stiamo vedendo di togliere di mezzo quella scema di Angela Napoli”».

Non è l’unica preoccupazione. Già nel 2010 era emerso un piano della ’ndrangheta per uccidere la parlamentare. «Gerardo D’Urzo, un collaboratore di giustizia ritenuto attendibile, mi aveva mandato due lettere. Raccontava di aver saputo in carcere da un noto boss che un politico della mia stessa coalizione, all’epoca il Pdl, aveva dato mandato alle cosche di Rosarno di farmi fuori». Un continuo. «Da Vibo ho sempre ricevuto minacce». Angela Napoli ricorda l’intercettazione di un capocosca della ’ndrina Commisso di Siderno. Si lamentava di un’altra sua interrogazione parlamentare. «Volevo sapere dal ministro perché gli era stato tolto il 41 bis».

«Ho sempre denunciato le collusioni che purtroppo esistono in Calabria tra mondo politico e mondo mafioso» racconta al telefono Angela Napoli. Nessun pentimento, anzi. «Ovviamente ho dato fastidio alla zona grigia. Pensavano che terminata la mia attività parlamentare avrei smesso di occuparmi di questi temi. Ma non mi sono data per vinta. Lasciata la Camera sono tornata all’associazione che ho fondato nel 2009 e ho ripreso le mie battaglie. 

Adesso si attende la risposta del Viminale. «Ho presentato ricorso contro la decisione di ridurmi la scorta» spiega. Intanto alla notizia seguono, inevitabili, le prime reazioni. A Montecitorio e Palazzo Madama sono state presentate tre interrogazioni. Firmatari i parlamentari calabresi Nicodemo Oliverio (Pd), la senatrice democrat Doris Lo Moro, ex magistrato, e la grillina Dalila Nesci. «La decisione di ridimensionare la scorta all’onorevole Napoli – denuncia Oliverio – potrebbe essere interpretata come una implicita manifestazione della volontà dello Stato di non combattere la mafia: lo Stato che non si oppone all’Antistato ma si fa esso stesso Antistato».

Alcuni hanno preferito scrivere direttamente al prefetto di Reggio Calabria Vittorio Piscitelli. «Come cittadini e componenti della società civile ci sentiamo in dovere di esprimere la nostra ferma opposizione a questa scelta che mette a serio rischio la vita della Napoli». Si legge in una lettera aperta firmata, tra gli altri, dal Movimento Agende Rosse Calabria, la Federazione Regionale Antiracket, la rivista Antimafia Duemila. «La Calabria – prosegue la lettera – come tutte le regioni che si trovano invase e contaminate dalla piaga dell’illegalità, ha bisogno di testimoni coraggiosi capaci di denunciare e svelare i meccanismi che impediscono il giusto sviluppo. È giusto che persone come Angela Napoli, che hanno fatto della loro vita un principio di legalità e di amore verso la propria terra, ricevano dallo Stato l’adeguata protezione a tutela della propria vita».

Solidarietà da parte di tutti, o quasi. Assieme alle interrogazioni parlamentari già citate Angela Napoli ricorda alcuni comunicati. Quelli del deputato di Sel Claudio Fava e del procuratore Antonio Ingroia, leader di Azione Civile. «Ma dal centrodestra, se devo essere sincera, non ho ancora sentito nessuno». 

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